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Akustica di Pretoria: magistrale coro sudafricano ai Notari per “Musica dal Mondo”

Evento più unico che raro nella storia dei concerti AGiMus

Non era mai successo: pubblico in delirio, applausi, urla, fischi di compiacimento. Ma il coro ospite si è dileguato e non si ripresenta. Ieri sera alla sala dei Notari, lo sconcertante episodio per la seconda manifestazione del Festival Musica dal Mondo. Abbiamo continuato tutti a gridare e applaudire come forsennati, il presidente Silivestro per primo. E infine i cantori sudafricani si sono ripresentati, la metà rivestita in abiti normali, in tute e felpe, altri in maniche di camicia, altri ancora con i sussiegosi abiti neri, mantelli e smoking con cui si erano presentati in pedana. Ed è stata allora una rinnovato clamore, con la concessione del desideratissimo bis e la conferma che avevamo assistito a un evento più unico che raro nella storia dei concerti AGiMus. Forse, per quanto riguarda la coralità, si è raggiunto un vertice, perché è veramente difficile trovare una formazione di una trentina di giovani che canti con tanta scioltezza, tanta competenza e, soprattutto, con tanta potenza. Il coro Akustica di Pretoria ha una sua storia costellata di successi e di autentici primati: da diciannove anni, sotto la guida del suo fondatore, Christo Burger ha vinto di tutto; due anni fa a Lucca per Interkultura, la prestigiosa manifestazione internazionale che lo scorso settembre è stata ospitata a palazzo Gallenga, e prima ancora, nel 2010 secondo premio mondiale per la formazioni a coro misto, il trofeo Pavarotti a Llangollen, nel Regno Unito, primo premio a Riva del Garda, Grand Prix of Nations a Magdeburgo, in Germania, cinque medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Tshwane, in Sudafrica.

Il segreto di tanta competenza è probabilmente una accurata selezione dei propri elementi e un allenamento veramente “sportivo” della emissione vocale. Timbri molto alti, ma amalgamati in un insieme a disposizione mista, ogni voce responsabile del proprio ruolo: padronanza assoluta del pezzo, cantato a memoria, e un entusiasmo e una gioia di cantare che si trasmette facilmente agli ascoltatori. Il maestro Burger, poi, con un gestualità atletica che trasmette indicazioni dinamiche ai suoi cantori guardandogli negli occhi, uno per uno, con una capacità demiurgica quasi magica.

Siamo stati sedotti subito dal canto iniziale, il Cantica di Pieter Bezuidenhout, che è praticamente una sigla di apertura da cantare camminando. Disposti sulla pedana dei Notari, con questi abiti impeccabili, donne in un mantello nero fino ai piedi, uomini in smoking con camicia nera, elegantissimi, ecco la sorprendente “Danza macabra”, un pezzo scatenato in lingua italiana, o meglio in fonemi che si percepivano nella ridda ritmica scatenata. Il brano, stupefacente per originalità e impatto è firmato da Hendrik Hofmeyr, indi al senese Lorenzo Donati, musicista ben noto da noi per la presenza alla Sagra Musicale Umbra, si doveva il plastico “Sicut cervus” seguito da un accurato “Salve Regina” sempre di Hofmayr. Qui si percepiva, nella successione dei versetti, la attenzione alla successione delle figure retoriche, evidenziate da un attento uso del contrappunto. Dopo uno “Stetit angelus” di Dubra ecco, a sorpresa, l’arcaica invocazione “O frondens virga” di Hildegard von Bingen. La mistica medievale è stata tante volte tirata in ballo da dubitare della sua esistenza e della sua reale consistenza come musicista. Ma l’effetto è suggestivo e tanto vale crederci. Oltretutto i sudafricani cantavano con tanto prezioso raccoglimento da rendere credibile ogni virgola del testo sonoro. Lentamente, dopo un Gabrieli d’annata, il “Magnm mysterium” si declinava lentamente verso lo spiritual con pezzi di Ostrzyga, Hogan, Courtney e Hasseler. E’ tutta musica moderna, politonale, ritmicamente problematica, ma altamente comunicativa, soprattutto quando interviene un tamburo etnico a ricordarc che la musica è pulsazione nativa e ci appartiene come il nostro respiro.

Soddisfatti ai aver strappato a fatica, il fuori programma torniamo a casa un po’ storditi da tanta magnificenza vocale quasi commossi dalla sensibilità esplosiva con cui questi cantori sudafricani hanno saputo trattare tanta bella musica.
Stefano Ragni

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