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«And The Sea Am I» di Greg Burk, come il mare della vita: placido, tumultuoso, profondo e trasparente (C & P Tonos Records, 2023)

// di Francesco Cataldo Verrina //

Un piano solo è una dimensione intima, può essre evocativo, provocativo ed invocativo: può evocare ricordi e stati d’animo complessi ed infantili, può provocare emozioni e sentimenti molteplici, può invocare i demoni creativi o gli angeli custodi della bellezza e della poesia. Il piano solo è come un mare placido che, alla bisogna, riesce a trasformarsi improvvisamente in un oceano sferzato da una procella, mentre i flutti s’ingrossano divenendo onde di note che travolgono tutto e tutti; per contro può apparire come una distesa silenziosa e meditativa, in cui tutto succede in profondità. Il piano solo è flusso e riflusso che alimenta una risacca poetica dal suono non delimitato e struggente. Precisa Greg Burk: «Il jazz riguarda molte culture e molte destinazioni che creano un unico mare di jazz. L’obiettivo del nostro evento è aiutare le persone a rendersi conto della relazione tra il mare e il jazz e la vita globale. Vogliamo promuovere il jazz e aiutare i cittadini del mondo a comprendere la nostra unità globale nel modo in cui gli stili di esecuzione dei musicisti rendono ogni versione diversa con i loro assoli improvvisati». L’approccio musicale, audace, contemplativo, innovativo e stimolante di Greg Burk nasce dall’imprinting acquisito a Detroit, per poi consolidarsi attraverso le numerose collaborazioni con alcuni maestri del jazz moderno. Nato a Lansing, nel Michigan, da una famiglia di musicisti, ha studiato improvvisazione con Yusef Lateef, Archie Shepp e Paul Bley. La sua musica si nutre di tematiche meticce secondo l’arte delle mescolanza fra stili che vanno dai riferimenti eurodotti, al jazz anni Sessanta, dalle essenze afro-caraibico, alle contaminazioni mediterranee.

Per il suo ultimo lavoro, «And The Sea Am I»m, edito dalla C & P Tonos Records, Burk ha scelto il mare e l’acqua, quali metafore e serbatoio ispirativo. Quel mare che ingoia uomini e mondi che atterrisce e che restituisce ogni cosa; mare come viaggio, naufragio e approdo. Il mare dei poeti, delle storie, dei misteri, dei pirati, delle navi, dei tesori sommersi, Il mare è dentro e fuori di noi, perché l’essere umano è fatto per il 70% di acqua e per il 30% di sogni, paure, gioie e dolori. Il mare ha un cuore che batte nelle profondità abissali come l’inconscio del genere umano. Il mare è la distanza fra noi ed un desiderato altrove, il mare che unisce i punti della terra. Il mare che unisce e divide popoli e civiltà. Il mare culla di civiltà. Il pianista non è nuovo ad un contatto con la realtà liquida delle emozioni. «And The Sea Am I» è la naturale continuazione ed evoluzione delle registrazioni per pianoforte solo di Greg Burk, le quali traggono linfa vitale dall’acqua: «Clean Spring» del 2016 su SteepleChase Records, «As A River» su Tonos Records del 2019. Durante la prima fase della sua vita il pianista americano, vivendo nel Michigan, ne ha esplorato i fiumi, nuotando nei laghi e attraversando le impressionanti distese ed i maestosi corsi d’acqua che si sono insinuati nella sua anima di compositore. Dal 2004 Burk vive in Italia, vicino alle coste. Parlando del mare il pianista ha dichiarato: «É perfetto per tutti noi, perché siamo tutti parte del mare ed esso è parte di noi».

La title track, «I Am The Sea», è un quadro descrittivo del mare in tutta la sua bellezza, un gioco dinamico fatto di onde regolari, accordi che s’increspano e danno respiro ad una melodia avvolgente e da un riposante colore blu, dipinto da note calde e profonde. «Petals On the Water» rappresenta un fiore che si dischiude a fil d’acqua, mente le note si disperdono come tanti petali policromatici sospinti dal una lieve brezza marina. «Sapphire Mist» ha una struttura brunita e sospesa che indaga nell’abisso dei sentimenti, come una nebbia che ammanta i pensieri per poi diradarsi lentamente.«And The Sea Am I» è una linea di collegamento con il quasi omonimo al contrario, dove l’intreccio melodico-armonico sembra instaurare un fitto dialogo tra l’uomo ed il mare, tra elementi liquidi e solidi. A metà strada fra sperimentazione e jazz straight-ahead, Burk è un portatore sano di modernismo senza radicalismo eccessivo, capace di guardare al futuro mantenendo un profondo rapporto con la tradizione, così «We’ll Be Together Again in Time» assume i tratti somatici di una ballata vagamente retrò che racchiude l’anima di un mare al tramonto, mentre due amanti si scambiano promesse per l’eternità. Il pianista è in grado di percorrere strade interiori inseguendo pensieri e immergendosi in spettacolari paesaggi della natura, tanto che «Ocean Dance» si sostanzia come il risveglio delle onde che sembrano ballare in maniera regole, mentre la melodia fluisce trasportando il fruitore su un letto di vibrazioni positive. «Imperfect Strangers» s’immerge in un’aura rassicurante quasi distensiva e new age, sulla scia di un itinerario sonoro che conduce l’uomo verso un luogo dell’anima, dove ogni straniero diventa cittadino del mare. «Horizon Contemplation» rappresenta l’approdo finale su terra ferma, mentre tra l’uomo e il mare si distende un infinito orizzonte da contemplare. Registrato all’ Extra Beat Studios di Roma, «And The Sea Am I» esprime un pianismo poco appariscente, declamatorio e ostentato, ma è l’epitome dell’orizzonte estetico del piano solo di Burk che si sostanzia mediante una costruzione multifonica, la quale procede a volte in orizzontale, altre volte in verticale. Il metodo esecutivo non perde mai di vista la melodia o l’elemento cantabilità, mentre le mani sui tasti sembrano due voci dialoganti che si sostengono in maniera mutualistica, facendo convivere al contempo luoghi da esplorare e stati d’animo sonori, cangianti, umanizzati e propedeutici ad una forte empatia tra esecutore e fruitore.

Greg Bruke

www.doppiojazz.it

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