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Giovanni Barcaccia e la quinta edizione del premio San Lorenzo di Montenero

Sulle pendici occidentali del monte Tezio, si è riunita ancora una volta la ardente brigata dei soci degli Amici della Musica

di Stefano Ragni

Per fortuna che ci sono loro, gli imprenditori illuminati, disposti a mettere mano al portafoglio per aprire possibilità di impiego ai giovani musicisti, sballottati più che mai nel mare di una quotidianità che dismette sempre più i valori della civiltà europea, considerata alla stregua di un’epopea da archiviare. Intendiamo riferirci, ovviamente, a quei ragazzi che studiano la musica classica, impegnano le loro energie migliori per un futuro nebuloso e stentano a trovare un lavoro e a definire il loro futuro sostenibile.

In questo senso Giovanni Barcaccia, grande personaggio dell’imprenditoria edile, da cinque anni mette a disposizione degli Amici della Musica, di cui è abbonato storico, un premio riservato a musicisti che curano la propria formazione nel Conservatorio Morlacchi. Per un operatore che ha legato il suo nome a realizzazioni di carattere etico, come la pianificazione degli Horti della Marsigliana, realizzati all’interno di un’area protetta a monte di Settebagni, salvaguardando i resti archeologici dell’antica Crustumerium, la città legata ai nostri ricordi scolastici del Ratto delle sabine, è chiaro che la cultura è un valore grande.

Non a caso nella cappella della sua dimora di san Lorenzo in Montenero sono presenti due pianoforti storici di rilievo, uno dei quali esposto nella recente nostra rossiniana a Pesaro. Sabato scorso, un occhio attento ai nuvoloni incombenti, nella dimora sulle pendici occidentali del monte Tezio, si è riunita ancora una volta la ardente brigata dei soci degli Amici della Musica, tutti generosamente ospitati per il concerto di premiazione dei vincitori del palio che Barcaccia sostiene economicamente in toto. In una edizione dedicata ai complessi da camera, sei erano le formazioni che si sono presentate alle prove di esecuzione vagliata dalla giuria composta dal direttore artistico della Fondazione Perugia Musica Classica, Enrico Bronzi, dal direttore del Morlacchi, Luigi Ciuffa e dal pianista Diego Maccagnola, componente del Trio Kanon.

Tre i complessi premiati e schierati alternativamente nella cappella laurenziana, pronti a fare sentire la loro voce. Si è cominciato da quelli risultati al terzo posto, cinque musicisti per due brani del Quintetto K 452 di Mozart. E si trattava di Nicola Graziani al pianoforte, di Marco Rocchini all’oboe, del clarinettista Giovanni Tanzarella, del cornista Riccardo Nanni e del fagottista Salvatore Oriti. In seconda posizione un quartetto composto dalla pianista Chiara Biagioli, e dagli archi di Alice di Monte, Sayako Obori e Tommaso Bruschi. Per loro due tempi dell’op. 25 di Johannes Brahms, musica densa e di straordinaria matericità che andava confluire nel tardo romanticismo affidato ai vincitori del premio Barcaccia, il duo Francesca Panzolini al flauto e Alessio Sinagra al pianoforte. Per loro la nostalgia Sonata Undine di Reinecke, memoria hoffmanniana diffusa da una leggenda gotica che i bambini tedeschi imparavano come una fiaba.

E la fiaba gli ascoltatori ce l’avevano davanti ai loro occhi, appena gettavano uno sguardo al verde denso della collina cosparsa di ginestre, una cortina di bellezza distesa verso il lontano orizzonte dell’Appennino. Umbria verde della valli e dei pendii con il lontano mormorare dei torrenti gonfi come non mai di acqua. Giovanni Barcaccia di questa Umbria dal volto umano e solidale si fa portatore affabile e cordiale, sostenuto da una solennità interiore che deriva dalla naturale concinnitas della nostra gente che sa essere grande nel silenzio e nella discrezione.

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