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Il premio Laura Minuti a Edoardo Riganti Fulginei

L’AGiMus all’Università per Stranieri

Grande afflusso di pubblico ieri pomeriggio nell’ aula magna di Palazzo Gallenga per la seconda edizione del premio che Laura Minuti offre, a nome della famiglia, con la conferma di un talento ormai avviato alle vette della classifica. Edoardo Riganti Fulginei, diciotto anni appena compiuti, maturità liceale incombente, e una valanga di riconoscimenti già conseguiti. Prima dell’inizio Laura ha tenuto a ricordare le fasi in cui è maturato questo premio: avrebbe voluto intitolarlo alla memoria del marito Armando, poi, consapevole della sua proverbiale riservatezza, lo ha intestato a sé stessa, nella consapevolezza di quanto di lui viva perennemente nella sua memoria. Ma, soprattutto, diceva Laura, si trattava di sottolineare la difficoltà con cui i giovani aspiranti musicisti hanno affrontato la crisi della pandemia, con la inevitabili ripercussioni sulla loro professionalità: un piccolo aiuto concreto, ha concluso la signora Minuti, non avrebbe potuto che essere di conforto. Parole tutte da condividere come ha voluto sottolineare l’assessore Leonardo Varasano, una presenza fissa ai concerti del Gallenga e uomo molto legato alla famiglia Minuti. A seguito della allocuzione tribunizia del presidente AGiMus Salvatore Silivestro, la rappresentate del rettore de Cesaris, la professoressa Giovanna Zaganelli ha dichiarato che mai, come in questo caso, si trattava semplicemente di accogliere una manifestazione musicale, quanto piuttosto di raccogliersi intorno a quella “unità etica” che è ogni giovane musicista che si avvia a percorre le difficili ed erte strade dell’arte.

Di cammino Edoardo ne ha percorso tanto, dagli esordi fanciulleschi col grande Michele Rossetti, autentico collettore di talenti, agli studi raffinati all’’Accademia di Imola. La vittoria del prestigioso premio Ibla di Ragusa lo ha catapultato alla Carnegie Hall di New York, il sindaco di Spoleto, luogo dove risiede, gli ha conferito una sorta di incarico di ambasciatore della città del Ponte nel mondo; negli Stati Uniti il sindaco di Jacksonville gli ha tributato la cittadinanza onoraria. Nel 2019 il Menotti Art Festival gli ha assegnato il premio alla memoria di Thomas Schippers. Ma noi ricordiamo un paio di bellissimi concerti di Edoardo appena adolescente, per il festival Omaggio all’Umbria di Laura Musella.

Uno di questi, se non andiamo errati, all’ambasciata di Austria a Roma. Nonostante questa galleria di soddisfazioni Edoardo, con la modestia propria dei veri musicisti, studia ancora al Conservatorio Morlacchi, seguendo il corso di triennio sotto la guida di una musicista di altissimo spessore, Mariangela Vacatello.


Sotto l’occhio critico e vigile della sua maestra, seduta in prima fila, Edoardo ha affrontato il pubblico del Gallenga con lo spirito fiero di un Pegaso rampante. Con elasticità e presenza energetica si è seduto alla tastiera snocciolando i Dodici Studi op. 25 di Chopin. Si tratta del libro del Genesi che ogni aspirante virtuoso deve saper sfogliare e certamente il musicista spoletino, con le proverbiali otto ore di studio che conclama di effettuare giornalmente, di righe deve averne assimilate veramente tante, per la scioltezza e la dinamicità con cui ha risolto ogni pagina. Poi, senza prendersi un attimo di pausa, dopo la cerimonia della premiazione, nel corso della quale Laura ha voluto personalmente abbracciare il giovane, ecco esplodere la fiera di suoni di Petrushka: due movimenti, La settimana grassa e la epocale Danza russa, pezzi con cui Stravinski seppe entrare a gamba tesa nella modernità, segnando il punto di non ritorno del rapporto tra idee e suoni. Una musica questa molto congeniale a un giovane ardente come Edoardo, che non fatica a tenere alti i parametri della sua prestazione, abbondando anzi in velocità e in sonorità. Ma nel suo pianismo c’è veramente qualcosa di travolgente, di sconvolgente: arde indubbiamente tra le mani di questo dotatissimo giovane quella fiaccola dell’entusiasmo che illumina i suoi occhi e ispira la sua gestualità. Come se non fosse bastato il concerto, Edoardo ci ha concesso un fuori programma, ma anche lì ha voluto uscire di misura, prodigandosi in un movimento della seconda Sonata di Rachmaninov.
Ascoltatori in entusiasmo fervente per un personaggio che, ancora una volta, ha voluto fare dell’aula magna di Palazzo Gallenga, una rampa del suo slancio verso la vita.

Stefano Ragni

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