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Marsciano, duecento anni della banda in piazza san Giovanni

La Filarmonica Ferri ha celebrato i suoi primi due secoli di vita

di Stefano Ragni

A san Giovanni Battista appena scaduto ecco un concerto che sottolinea una data solenne. La Filarmonica Ferri celebrava ieri sera il suo duecentesimo anno di attività, ma la presidente Luana Fiocchetti, anche lei in divisa “aziendale” assicura che il primo documento parla del 1803. Quindi saremmo in epoca napoleonica. E in tal caso la vita di questo prestigioso complesso si allunga in una progressione impressionante.

Comunque stiano le cose, Luana ci tiene a presentare innanzi tutto i nuovi leggii occupati da ragazzini poco più che decenni: hanno studiato nella scuola annessa alla banda e costituiscono quella linfa vitale che alimenta la vita di banda. Non solo, perché ci sono anche giovani mamme che erano uscite per il periodo della gestazione dei neonati, ma che a “pratiche” espletate sono tornate a suonare. Evidentemente in questa Filarmonica tira una buona aria. Il direttore, Antonio Diotallevi è ricco di studi in Conservatorio e sa stare benissimo sul podio, concertando con accuratezza e signorilità.

Tutto disponeva quindi al buon esito di una serata che è stata seguita da un pubblico straripante continuamente trascinato all’applauso. Anche quando il gioco strumentale si faceva complesso, perché a metà programma appare un Mahler imprevisto. Si trattava del Corale della Seconda Sinfonia, quella detta Resurrezione che è un paginone solenne data la sua provenienza poetica dal grande alveo del Romanticismo tedesco, von Arnim e Brentano per intenderci. Non ci era mai capitato di ascoltare questo estratto in una versione del genere, e forse la solennità di un doppio secolo di vita ha improntato questa scelta felice.

Apertosi coi tono fastosi e squillanti della Carmen il concerto ha subito preso la piega giusta con la colonna sonora del film Children of Sanchez, una pellicola del 1978 con Antony Quinn e Dolores del Rio. Al musicista Chuch Mangione valse un Grammy Award. Il ricorso alle musiche da film e alle relative colonne sonore è oggi uno dei modi più accessibili di rendere piacevole e attuale la vita in banda. Le generazioni cambiano, le musiche pure, e i pot-pourri operistici sono sempre più distanti dal sentire comune. Meglio dunque aggregarsi intorno a pezzi come il celeberrimo tango Por una cabeza musica immortale di Carlos Gardel, che la scrisse nel 1935. Niente di romantico, perché si tratta di una espressione gergale dei giocatori d’azzardo che scommettono sulla lunghezza di una testa dell’animale vincente. Crudezza di ispirazione di un uomo che ama le donne come le corse dei cavalli, ma la musica entrò in Profumo di donna e in Schindler List. La prima parte del concerto si è chiusa con una silloge di motivi tratti dalle pellicole di Chaplin.

Il geniale Charlot, che nella vita sembra essere stato un uomo di durezza senza pari, dichiarava di essere autore delle musiche delle sue pellicole, ma è improbabile che un semplice suonatore dilettante di violino avesse queste competenze. Grazie a collaboratori esperti oggi possiamo godere delle sue riflessioni associandole alle immagini dei suoi film più famosi, da Il monello a Titina, alla Contessa di Hong Kong, a Il dittatore. Nella suite la Filarmonica si è valsa della presenza di una arpista, cosa insolita in banda. Era Chiara Fangacci. E ancora un altro solista di qualità, il clarinettista Giovanni Fabiano che ha dipinto a chiari colori il blues di Un americano a Parigi che l’estroverso Michele Mangani ha desunto dall’originale di Gershwin. Mentre la musica scorreva era piacevole vedere la batteria delle percussioni, dove, accanto a un maturo suonatore, si schieravano un paio di ragazzini alle prime armi, impegnatissimi coi loro ruoli, compresa una autorevole suonatrice di piatti. Renato Zero e Stevi Wonder sono stati poi gli artefici del successo finale del concerto. Motivi che sono nella memoria di tutti e che ancora una volta sollevano entusiasmo e felicità. concetti ribaditi più di una volta dalla accuratissima e spigliata presentatrice della serata, Elisabetta Brenci che ha saputo fornire letture illuminanti di ogni brano. Chiusura con applausi meritatissimi da direttore e strumentisti.

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