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Meloni a Bruxelles: “Migranti e fondi, Consiglio su nostre posizioni”

(Adnkronos) – Dalle critiche all’Europa su tassi di interesse, Mes e Pnrr espresse in Parlamento durante le sue ultime comunicazioni, ai toni decisamente più ‘soft’ utilizzati arrivando a Bruxelles per il Consiglio europeo. E’ una Giorgia Meloni euro-conciliante quella che si presenta al summit dei 27, le cui premesse vengono giudicate in maniera positiva dall’inquilina di Palazzo Chigi: “Complessivamente per noi le conclusioni del Consiglio sono un’ottima base di partenza”, commenta la premier al suo arrivo all’Europa Building, rimarcando che “su migrazione, Tunisia, flessibilità nell’utilizzo dei fondi” e “primi passi per un fondo sovrano europeo” nella bozza delle dichiarazioni finali ci sono “le posizioni italiane”.  

La premier – che a margine dei lavori riesce a incontrare per un bilaterale il presidente cipriota Nikos Christodoulidīs – pone l’accento sulla questione migratoria, uno dei ‘topics’ del Consiglio europeo, rivendicando gli sforzi del suo esecutivo per aver messo il tema della difesa dei confini dell’Unione in cima all’agenda dell’Europa: “Non devo ricordare che quello che oggi c’è scritto nelle conclusioni del Consiglio era probabilmente impensabile 8 mesi fa. Siamo davvero riusciti a cambiare il punto di vista, anche col contributo di altre nazioni, sull’annosa divisione tra paesi di primo approdo e paesi di movimenti secondari” passando a un “approccio unico che risolve i problemi di tutti, che è quello sulla dimensione esterna”. A opporsi, però, all’accordo sulla migrazione a cui lavorano i leader Ue è la Polonia di Mateusz Morawiecki (alleato europeo di Meloni nella famiglia dei Conservatori), che ha bocciato il principio della “solidarietà obbligatoria” nella ricollocazione dei migranti e annunciato un referendum sulla possibilità di accettare o respingere l’accordo. 

Sul tavolo dei 27 approda anche il dossier Tunisia, la cui stabilità è “fondamentale” per il governo italiano sul piano politico e finanziario. Meloni registra con soddisfazione la proposta di un aumento delle risorse per la migrazione (si parla di circa 12 miliardi) annunciata dalla presidente della Commissione Ue von der Leyen nell’ambito della revisione di bilancio: “Mi sembra un ottimo punto di partenza. E’ importante capire – insiste la premier – che abbiamo bisogno di soldi per risolvere questo problema”, soldi “che non devono essere spesi solo a livello di sicurezza. Abbiamo bisogno di una cooperazione con i paesi del Nord Africa ed è quello su cui sto lavorando con i partenariati strategici”. 

Tra i temi al centro del vertice europeo non poteva mancare la guerra in Ucraina: l’impegno dei leader Ue per Kiev prosegue con lo stanziamento di 50 miliardi proposto dalla Commissione Ue. Nel corso del summit interviene il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per ringraziare i 27 e per spronare la Ue a insistere con lo strumento delle sanzioni alla Russia. Il numero uno di Kiev, inoltre, si dice pronto ad avviare i negoziati per l’adesione dell’Ucraina alla Ue. Ma sul sostegno al paese invaso dalla Russia si registrano le critiche del premier ungherese Viktor Orban, che in un video sui social punta il dito contro l’Ue “sull’orlo della bancarotta”: l’Europa, attacca Orban, “vuole 50 miliardi di euro dagli Stati membri per darli all’Ucraina, mentre non riescono a rendere conto dei soldi ottenuti finora. Vogliono quei soldi per pagare gli interessi sui prestiti contratti in precedenza”. 

Sullo sfondo c’è poi la questione del Pnrr, al centro del colloquio di oggi a Bruxelles tra il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto e il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni – criticato da Meloni nel suo intervento davanti alle Camere mercoledì – “alla luce dei costanti contatti in corso tra governo italiano e Commissione europea su terza e quarta rata, modifica del piano e capitolo integrativo RePowerEu”, fa sapere il ministero in una nota. Un faccia a faccia che viene definito “interlocutorio” da fonti governative. 

E se da un lato Meloni, interpellata dai cronisti, rinuncia a ‘far fuoco’ nuovamente sulla Bce (sull’innalzamento dei tassi “ho già detto cosa penso”), dall’altro ammette che per risolvere il problema dei mutui occorre fare di più: “E’ un grande tema, al quale siamo stati sensibili sin dall’inizio. Nella nostra legge finanziaria abbiamo immaginato una norma per consentire a tutti di poter convertire il loro mutuo a tasso variabile in mutuo a tasso fisso. Bisogna fare di più, ne sto discutendo col ministro dell’Economia. E’ una di quelle materie su cui l’impegno del governo deve essere quotidiano”. Per la leader di Fdi anche un’incursione nella polemica degli ultimi giorni relativa all’inchiesta di Report sulle società della ministra del Turismo Daniela Santanchè. Secondo Meloni, l’ok del governo all’odg del Partito democratico dove si cita la società ‘Visibilia’ “non va interpretato politicamente sul tema della Santanchè” che, assicura, “sarà in aula mercoledì e quello è il giorno in cui chiarirà la sua posizione”. 

(dall’inviato Antonio Atte) 

Polonia e Ungheria stanno bloccando le conclusioni del Consiglio Europeo in materia di migrazioni. Lo riferiscono due fonti diplomatiche europee, a margine dei lavori a Bruxelles. Mateusz Morawiecki e Viktor Orban, contrari al principio della solidarietà obbligatoria concordato nel Consiglio Affari Interni a Lussemburgo (solidarietà che non prevede solo ricollocamenti, ma anche, in alternativa, compensazioni finanziarie o assistenza tecnica al Paese sotto pressione migratoria), bloccano i punti su migration, ma gli altri leader stanno cercando di trovare una formulazione che possa accontentarli. 

Se non dovesse essere trovato un accordo, secondo le fonti le conclusioni potrebbero semplicemente cadere, dato che non sono così dirimenti “nel mondo reale”, e il lavoro in Consiglio Ue, a livello di ministri, sul patto sulle migrazioni e l’asilo “andrebbe avanti comunque”, perché la posizione negoziale del Consiglio è già stata decisa a maggioranza qualificata, mettendo Polonia e Ungheria in minoranza. 

In Consiglio Europeo, a livello di leader, le conclusioni sono consensuali, quindi possono essere bloccate, cosa che non può essere fatta a livello di Consiglio Ue, che è un organo legiferante, a differenza del Consiglio Europeo che dà solo indicazioni politiche. Per l’Italia i danni potrebbero essere relativamente limitati, dato che la Tunisia è stata inserita nel capitolo sulle relazioni esterne. 

 

Written by Adnkronos

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