in

Minerali industriali, licenziamenti e ordini annullati da tassazione tunisina su export sabbia

(Adnkronos) – “Purtroppo, siamo stati obbligati a licenziare tutti i nostri dipendenti: circa 60 persone. Senza contare l’indotto, circa 600 persone coinvolte in Tunisia. In sintesi, la tassazione sull’export di sabbia, introdotta con la legge di Bilancio tunisina del 2023, ha fatto schizzare il prezzo della sabbia del +150%, livello che ha costretto i nostri clienti ad annullare tutti gli ordini. Quindi oggi le nostre vendite sono pari a zero. La norma appare totalmente ingiustificata da un punto di vista economico va a colpire un intero settore che da anni investe in questa filiera nel Paese”. A dirlo, in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia Giorgio Bozzola presidente di Minerali industriali srl.  

“L’introduzione della tassa – spiega – non rappresenta solamente un problema per Minerali industriali ma ha colpito duramente anche i nostri clienti. Le aziende italiane, infatti, da gennaio 2023 non possono più approvvigionarsi di sabbie silicee dalla Tunisia e sono quindi costrette ad acquistare sabbie analoghe da altri Paesi (Egitto, Bulgaria, Spagna, Portogallo etc.) sopportando costi di gran lunga maggiori. E sono maggiormente colpite le aziende operanti nel comparto del vetro (con presenza capillare nel territorio italiano) e nel settore ceramico (zona Sassuolo, già impattata dalla crisi ucraina ed energetica)”.  

Bozzola ricorda poi che “il settore ceramico oggi ha un fatturato complessivo pari a circa 6 miliardi di euro e impiega circa 26.000 persone (dati 2022), mentre il settore vetrario genera un fatturato complessivo pari a 2.5 miliardi di euro e impiega circa 7800 persone solo nel settore del vetro cavo (dati 2022)”. 

“In Tunisia – rimarca – tutti i nostri dipendenti sono stati licenziati, così come purtroppo successo alla maggior parte dei nostri terzisti; in Italia la vicenda tunisina sta avendo ripercussioni, sia sul nostro Gruppo che sui nostri clienti e, in generale, sul settore. Al nostro interno abbiamo dovuto ricollocare una decina di persone, mentre stiamo valutando l’impatto che sta avendo sulle filiere che dipendono dalle nostre forniture”.  

“Ad oggi – avverte il presidente Bozzola – stimiamo per il nostro gruppo una perdita di fatturato di circa 20 milioni di euro nel 2023 e svariati milioni di euro che la capogruppo ha dovuto iniettare nella controllata tunisina per poter onorare tutti gli impegni assunti. Stiamo facendo il possibile per scongiurare possibili problemi nei nostri stabilimenti italiani”.  

“Al Governo italiano – sottolinea – chiediamo un intervento tempestivo. E’ necessario promuovere presso le autorità tunisine una soluzione che permetta di continuare con le attività lavorative, con serietà da entrambe le parti e con la necessaria serenità, nell’interesse di tutte le parti coinvolte. La situazione attuale è svantaggiosa per tutti: nessuno ne trae alcun beneficio. Siamo disposti a riaprire l’attività e ad investire ancora, ma è necessario che siano condizioni eque, stabili e chiare”. 

Written by Adnkronos

‘Fattorie aperte in Sila’ compie 18 anni e punta sul 4.0

Vino, Oeno Group: “Crisi del Fine Wine? L’attuale ribasso sintomo di mercato sano”