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Musica dal Mondo: cori inglesi, tromboni aquilani e un pianista virtuoso

AGiMus: tre concerti al Gallenga, ai Notari e a Sant’Antonio

Continua il tripudio di musica che l’AGiMus di Salvatore Silivestro continua ad ammannirci, con ritmi che, onestamente, si stenta a seguire.

Cominciamo con il coro britannico di Durham, il “St. Johns Chapel”, una formazione di una ventina di studenti tra i 18 e i 22 anni. Li dirigeva, giovedì scorso, una autorevole maestra, Louise Reid, educata a Oxford, al Royal College e a Westminster. La formazione, si sente, è abituata ai grandi spazi delle cattedrali inglesi e riempie la sala dei Notari di una sonorità ampia, diffusa e vibrante. La scelta del programma era molto variegata, dalla polifonia britannica di Byrd, ai modernismi di Parson, Macmillan e Stanford, alla silloge dei quattro mottetti gregoriani di Duruflé, esposti con vera perizia vocale, al Magnificat di Gray, al tradizionale “Danny boy”.

Come per altre occasioni la formazione ospite era preceduta da una esibizione di un complesso locale, in questo caso gli ottimi Trobadores di Assisi. Avendo al suo attivo la positiva prova offerta nel centenario del Perugino, i menestrelli assisani hanno voluto replicare le suggestioni evocando numeri del repertorio più prezioso, dalle danze di Domenico da Piacenza, a Guglielomo da Pesaro, a Isaac in sembianze fiorentine, col celebre “Canto delle dee”, al Binchois di “Filles à marier”. Zampogna, ciaramelle, vielle, salteri e arpa per accompagnare le voci in polifonia. Chiusura del concerto a formazioni riunite, per un “Round” di Ravenscroft e la celebre intonazione di re Enrico VIII, quello ferocissimo che sappiamo, ma cordiale compagnone quando si trattava di fare musica insieme. Una bella serata, in sintesi, con tante impressioni da rielaborare.

Il giorno dopo, venerdì pomeriggio, l’aula magna di palazzo Gallenga era pronta ad ospitare un bel pubblico desideroso di applaudire un giovane virtuoso, Alessandro Mennini, svettante e imperioso protagonista di un percorso che andava dal Liszt sospiroso allo Chopin meduseo e filamentoso della Barcarola, allo Scriabin sonatistico, sempre in deliquio di trilli, allo scintillante Miroirs di Ravel. Questo generoso prodotto del Conservatorio perugino e della Scuola di Imola è sembrato a tutti proteso nella acquisizione di capacità riproduttive di notevole spessore, soprattutto nelle rifrazioni sonore di Ravel, dove il gioco dei timbri e il brivido acquoreo ha trovato una bellissima consistenza evocativa. Applausi a raffica per un bel musicista molto dotato e impegnato in una arcata interpretativa dalle grandi aspettative.

Ci sarebbe da parlare del concerto AGiMus di sabato, a Tuoro, con la annuale rievocazione del passaggio di Lord Byron, con le voci di Paola Stafficci e di Matteo Mencarelli, ma preferiamo rimanere in città per parlare del concerto di domenica pomeriggio, con la presenza dell’ensemble di tromboni del Conservatorio de L’Aquila, schierato sotto la dizione di “Tubaductiles concertantes”. La singolare formazione è il risultato della proiezione didattica di un giovane, ma apprezzatissimo maestro, Aldo Caterina, che noi perugini avemmo modo di conoscere intorno al 2012 quando il discendente della Casa Editrice e Stabilimento Musicale Belati, Mario, alto dirigente dello Stato, volle promuovere a palazzo della Penna un concerto-vetrina con gli strumenti storici della ditta perugina. Fu una rassegna di alto spessore filologico con il patrocinio dell’Anbima di Giampaolo Lazzeri e la imperiosa presenza di Caterina solista di tromboni sfornati dalla ditta di via Marzia, quando gli strumenti, grazie alla predicazione dei padri Salesiani, raggiungevano ogni parte del mondo, da “Macao a Valparaiso”, come si diceva allora. Da quel momento Caterina ha elaborato una sua particolare sua particolare visione del suono del trombone storico, conducendo ricerche che lo hanno fatto apprezzare anche in Germania, patria del trombone “romantico”. Dopo un breve passio nei ranghi del Conservatorio Morlacchi, Caterina ha trovato al Casella de L’Aquila la sede giusta per crearsi una sua scuola di studenti che, sotto la sua direzione, sono in grado di realizzare una tipologia di concerto originale e coinvolgente. Domenica pomeriggio, nella chiesa di s. Antonio, un buon pubblico, non sedotto dalle vacanze, si è ritrovato all’interno di una percorso affascinante tra gli strumenti “degli angeli”, come richiamano molti affreschi medievali. Arnese sonoro legato alla liturgia e sviluppatosi in concomitanza con lo sviluppo della compagine sinfonica, oggi il trombone spazia dalla musica sperimentale, al jazz, allo swing con una efficacia a prova di “stile”. Caterina, con i suoi magnifici ragazzi, ha voluto limitarsi ad offrirci solo una prospettiva di cosa sia capace questo insieme di oricalchi creando uno splendido programma che lambiva gli splendori sonori della basilica di san Marco, luogo prediletto di evocazione di alchimie sonore: la bella chiesa degli Olivetani, con la sua magnifica acustica, ha offerto il meglio della sua risposta, sin dal primo brano, un Palestrina e “tromboni battenti”, quattro in cantoria, gli altri sull’altare maggiore. Le suggestioni sono state molte, dalla marcia di Lully per la sfilata dell’ambasciator di Costantinopoli a Parigi. al Frescobaldi delle Toccate, al Marcello sonatistico, a Sachs con le variazioni sulla invocazione di Oroverso dalla Norma di Bellini, all’Ernani verdiano, al Puccini di “Nessun dorma”. Spazio anche per l’euphonium con un bel Concerto di Texidos e chiusura con ritmi spagnoleschi, con la merce da ingresso di torero. Non si finiva di applaudire e nessuno voleva lasciare questa atmosfera di esaltazione che si era creata.

Ossequio al bravo maestro Caterina, col rimpianto di esserselo lasciato scappare. E un caldo abbraccio ai suoi valentissimi discepoli: Giorgio Damianjc, Tommaso Mazzini Luigi Cipollone, Jacopo Allegrini, Jacopo Murri, Dario Belli, Mattia Zamunaro e Alessandro Spalletta. Per tutti magliette di un verde acquamarina, fornite dal Conservatorio. Solo il tubista in nero, perché di altra scuola. E anche questa è classe.
Stefano Ragni

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