in

Musica dal Mondo tra chiostro di San Lorenzo e Cattedrale

I giovani sinfonisti di Bienne e i Piccoli Cantori di Westminster

Due appuntamenti che non avremmo mai voluto perdere, un brulicare di gioventù impegnata nella musica e nel coro, piccola umanità europea che testimonia la forza educativa della grande musica. Non certo il rap, idrovora di cervelli e tritacarne di sensibilità, ma la tradizione dei maestri su cui si sono formati cittadini consapevoli e responsabili.

E la speranza che con questa musica si possa dialogare ce lo ha mostrato la orchestra sinfonica dei Giovani di Bienne, cittadina svizzera al confine tre le etnie linguistiche che si incontrano in questa città industriale dove hanno lavorato anche tanti operai italiani. A Bienne, tra l’altro, è molto attiva e operosa una ex-studentesse del Gallenga, Floria Nobs, che con la sua associazione Dante Alighieri continua a diffondere la lingua e la cultura italiana. Ebbene, tra i ragazzi e le ragazze che si erano schierati l’altra sera nel chiostro di san Lorenzo, spiccava una bellezza, il primo violino, che nonostante veli e mantelle non riusciva a nascondere e a mortificare la sua giovinezza. Musicista dichiaratamente islamica, ci diceva il maestro direttore, oltretutto molto brava ed efficiente. Come dire che a Bienne si può. E allora si potrebbe anche altrove, come cerca di fare, ai grandi livelli, Daniel Beremboin con la sua orchestra israelo-palestinese.

Questa bella compagine svizzera, raggiante di freschezza e di umanità, ha suonato sotto la guida di un maestro effervescente, capace ed estremamente professionale, un violinista che se ne intende e un concertatore dinamico e propulsivo, Lionel Zurcher. Dividendo il programma in tre sezioni che si susseguivano senza interruzione, Zurcher ha cucito con opportuni siparietti diverse musiche che andavano da Bach a Rota de “La strada”: ottimo il trombista, che pare sia figlio di una socia della dante di Floria Nobs.

In mezzo Schubert, Debussy il gettonatissimo Mendelssohn de “Sogno di una notte di mezza estate”, fresco e zampillante come sempre e il Grieg dei numeri del “Peer Gynt”. Non mancavano le interazioni tra maestro e ragazzi, con un buonumore diffuso che si irradiava dai leggi al pubblico. Mentre le rondini zirlavano a più non posso, come attratte dal suono, i musicisti cercavano di chiudere la serata, ma venivano invitati a replicare ancora un gioco sonoro che ci aveva coinvolto tutti. Professionalità, serietà, ottima musica e visi sorridenti: difficile cercare di più.

Il giorno dopo, ancora verso sera, atmosfera compassata e solenne nello spazio dell’altare maggiore di san Lorenzo. Presenti monsignor Sciurpa e il Vicario del Vescovo, don Simone, tanta gente sui banchi per ascoltare i piccoli cantori del Westminster Boy’s Choir. Cantano abitualmente alla presenza del re e sono un gruppo scelto di ragazzi tra i 13 e i 17 anni, tutti studenti del prestigioso istituto “Westminster Under Schol”, fondata, pare, dalla mitica Queen Elisabeth nel 1560. Chi si aspettava rigore e tradizione non è stato deluso. I bimbi canori hanno assicurato un fascinoso percorso vocale sollecitato dalla maestra Rebecca Thorn e dall’organista Alex Aitken Quattro violinisti asiatici, anche loro ragazzi, assicuravano il supporto timbrico a musiche italiana, Gloria di Vivaldi, Pergolesi dello Stabat Mater, lo apocrifo della Ave Maria di Caccini.

Distribuiti nella serata le grandi pagine della modernità britannica, da Goodall a Todd e Chilcott, con le significative inserzioni del “Panis Angelicus” e del mistico “Chant de Jean Racine” di Faurè, che poi è un testo della patristica ellenistica. Stavolta la ridondante sonorità della Chiesa Madre non ci ha tradito e il suono si diffondeva dall’alto e dalle navate laterali, con effetti suggestivi. Le luci che attraversavano le vetrate e gli scintillanti lampadari sembravano effondere luce sovrannaturale. I piccoli britannici, intonatissimi e disciplinati. Arrivano la certezza di una educazione che, per i sudditi del Regno Unito, è anche segno connotativo di nazione e di comunità. Per noi il piacere di ascoltarli e di sentirci, per una sera, anche noi partecipi della Maestà di un popolo, che ha dato molto alla civiltà europea. Anche se, a una occhiata superficiale, la quasi totalità dei piccoli cantori erano asiatici. Segno di come a Westminster si allevino gli uomini che domani guideranno molte sorti del mondo. E di come l’Oriente sia attratto dal prestigio di un mondo economico che sa formare e selezionare i suoi dirigenti anche attraverso la musica. Usciamo dalla Cattedrale facendoci strada tra i bicchieri di plastica lasciati sugli scalini. Sono i giovani che all’inizio della notte sono già piani di birra e aspettano le lusinghe di una musica che non si rivolge certo alla parte migliore di noi. Una situazione con cui la nuova amministrazione comunale dovrà confrontarsi e fare le dovute considerazioni.

Musica dal Mondo, il festival animato dall’AGiMus di Salvatore Silivestro fa la sua parte, ma altri facciano la loro.
Stefano Ragni

Written by Admin

Riunitosi a Roma il primo Consiglio Direttivo dell’AILD Associazione Italiana Lions per il Diabete

Due maxi-tartufi per una maxi-beneficenza: successo per la cena-evento organizzata da Giuliano Martinelli a favore dell’Airc