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Perugia, agli Amici della Musica giovani talenti e lumi della scienza

Borsa di studio Luana Rosati e il meraviglioso mondo del Dna con Cristina Mecucci

Due incontri cadenzati in giorni consecutivi per gli Amici della Musica che mercoledì pomeriggio hanno voluto presentare in santa Cecilia un giovanissimi talento, Sofia Donato, pianista appena diciannovenne. L’occasione era particolare perché si trattava di presentare un nuovo progetto la borsa di studio offerta da una socia della associazione, la signora Luana Donati, che molti di noi ricordano fascinosa presenza nella platea del teatro Morlacchi. Con una generosa donazione destinata a durare negli anni la signora Donati, offrendo le sue risorse economiche lega il suo nome ai destinatari della elargizione che saranno gli studenti dei corsi della Accademia musicale di Imola, un centro di irradiazione non solo di pianisti ma anche di strumentisti ad arco.

Come ha voluto ricordare la presidente della Fondazione Perugia Musica Classica, Anna Calabro, la famiglia degli abbonati cresce e si consolida anche grazie a questi grandi gesti di solidarietà, e si compatta sempre più anche attraverso la dedizione dei componenti della amministrazione. E la presidente poteva indicare due delle persona presenti, Giorgia Spapperi e Maddalena Grasso, che con la loro disponibilità e la grazie personale sono l’anticamera, il portale di ogni manifestazione. Il direttore artistico Bronzi ha poi voluto personalmente presentare questa ragazzi minuta e delicata che, appena diciannovenne, ha già saputo guadagnarsi valanghe di premi, crescendo sotto la guida di Ingrid Fliter alla Accademia di Imola e di Mauro Minguzzi nel glorioso Istituto musicale di Lugo, dedicato alla memoria dei canonici Malerbi, i veri scopritori del talento del giovanissimo Rossini. E che di analogo talento non ci sono dubbi grazie alla esposizione di un programma particolarmente tarato sulle caratteristiche di una giovinetta particolarmente ardente su una tastiera incandescente. Con le velocità pazzesche che sono caratteristiche dei giovani virtuosi, la piccola Sofia ha strapazzato a dovere la iniziale Sonata in mi minore di Haydn, con la manifesta capacità di ricadere in piedi dopo ogni equilibrismo. Vorticando qua e là anche nella successiva Fantasia op. 28 di Mendelssohn i nervi di acciaio della piccola bolognese hanno manifestato comunque una bellissima capacità di respirare in un fraseggio plastico, sorretto da un suono sempre soave per nitore ed eleganza. Certo, con questi gorghi il successivo Scherzo op. 4 di Brahms poteva sembrare un albume sbattuto, neanche fosse uno studio di Ligeti. Ma è rimasto ammirevole il controllo della acuminata attenzione di Sofia a tutti i parametri strutturali, neanche fosse un pilota da aeroplano da guerra. Bene, benissimo per i Sei pezzi di Respighi, anni 1903-1905 che avevano tutto da guadagnare da una lettura sveglia e pimpante. E “summa cum laude” per la Sonatina di Ravel, mai così fresca e tanto seducente. Un nitore che ci ha affascinato tutti e che ci ha coinvolto in un applauso convinto che ha premiato sia la deliziosa Sofia che la generosa signora Rosati, coinvolte in un abbraccio che spazi tra le generazioni che hanno amato e amano gli Amici della Musica.

E che il sodalizio meriti tutta la nostra attenzione se ne è avuta la conferma nel pomeriggio di ieri, nella sede sociale di piazza del Circo, dove la sempre apprezzatissima Cristina Mecucci, ordinario di ematologia della Università perugina e già protagonista di incontri con la scienza offerti dalla Sagra Musicale Umbra, ha rinnovato il suo impegno con una bellissima lezione sui “vizi e le virtù” del DNA, illustrandone i meccanismi di epigenetica e le manifestazioni di modulazione, di variabilità e di adattamento. Sfiorando, ovviamente, lo spauracchio del tumore e invocando, da vera ricercatrice, il sorgere di future terapie efficaci, esortandoci tutti ad accettare come inevitabile l’invecchiamento delle cellule e l’approdo a una visione olistica del rapporto con l’ambiente. La percezione degli stimoli esterni consente alla cellula di rielaborare risposte adeguate purchè si adattino anche le necessaria cautele alimentari. Si ascolterebbe la professoressa Mecucci per ore, ma il tempo andava suddiviso con il nostro Bronzi che col suo violoncello era pronto a espandere la sua musicalità in due quadri della Quinta Suite di Bach. Non senza esemplificare, anche al pianoforte, i meccanismi meravigliosi della fuga bachiana in cui tutto sboccia da un soggetto, una stringa di DNA ove tutto è contenuto e tutto avviene. Costruire delle sequenza che sopravvivano nella nostra memoria è la sfida costante a cui è chiamato chi ascolta musica, conclude Bronzi. Quella musica che, come ricordava la dottoressa Mecucci stimola le nostre cellule a reagire positivamente all’ascolto.

Tornati a casa continuavano a pensarci sopra quando la televisione, come raramente accade, ci ha riempito di stupore, Su una rete trasmettevano una stupefacente registrazione, l’intervista che il pianista Filippo Gorini faceva al regista russo Alexander Sokurov. Il progetto fa parte di un ciclo di conversazioni sull’ Arte della fuga di Bach che Gorini ha magistralmente suonato da noi, alla Sagra, nel tempio di sant’Angelo. Anche per questo mai trasmissione televisiva è stata più godibile, anche perché ci conferma che gli Amici della Musica sanno essere comunque al centro di grandi eventi.
Stefano Ragni

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