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‘’Rinascimenti’’: l’arte contemporanea è a Castiglione del Lago

Le opere in mostra nella Sala degli dei di Palazzo della Corgna

Dodici artisti viventi e due storicizzati in dialogo con Perugino e Signorelli

‘’Rinascimenti: Perugino e Signorelli, l’invenzione del paesaggio. Visioni contemporanee tra reale e virtuale ’’, visitabile fino all’8 Ottobre 2023, è molto più di una mostra.

Una conversazione in più stanze, un percorso di intendimenti e stimoli: i linguaggi di quattordici artisti e l’eco di Perugino e Signorelli vengono armonizzati dal curatore Andrea Baffoni per abitare in maniera nuova il Palazzo della Corgna di Castiglione del Lago.

Un’anticamera d’accoglienza, con il totem girevole di Carlo Carnevali e il Demone omaggio a Signorelli di Livio Orazio Valentini, introduce alla Sala di Enea, nel cui soffitto cinquecentesco le vicende degli dei si intrecciano a quelle umane.

La connessione tra le dimensioni celeste e terrena è qui interpretata da Fabrizio Fabbri con il simbolo della Vesica piscis, intersezione tra due cerchi: dalla mandorla peruginesca, trono di Cristo e della Vergine ascesa, all’idea minimalista di Fabbri, il quale incide la lamina metallica con graffi, vibrante e dinamico, memore delle ricerche sul segno dei divisionisti italiani e di Piero Dorazio.

Fabrizio Fabbri, Rinascita

Perturbante la grande installazione di volti in plastica, sedie e neon di Roberto Sportellini: la reiterazione dei volti cara al Perugino diventa un gioco estraniante per l’artista contemporaneo, esperimentatore delle variazioni dei riflessi sulla materia in trasparenza. Dal blu intenso le luci virano verso l’arancio ed esplodono nella tela di Danilo Fiorucci, Docili catastrofi : su un buio cosmico di profondo bitume si staglia una visione di luce, in assenza di spazio e forma.

Dettaglio dell’opera di Roberto Sportellini, Trilogy

Dai medaglioni sul soffitto della Sala degli dei si innesca un discorso circolare innestato sul tema del paesaggio, espressione della grazia divina per Perugino e mezzo narrativo per Signorelli, che accorda l’eterogeneità delle opere in una conversazione strutturata.

Ecco dunque la Serie Tappeti natura, le ecosfere in poliuretano espanso di Piero Gilardi, torinese recentemente scomparso. I suoi giardini fittizi vengono sapientemente accostati alla serie 3.3 di Noemi Belfiore, fiori vivi cuciti con cotone e luce. Il dialogo tra i due artisti costituisce un Eden per i nostri tempi, dove la natura è in incubazione, protetta e permeata da una necessità di sopravvivenza biologica: Gilardi lo ha dimostrato con la denuncia alla distruzione della natura che ha scandito la sua carriera artistica, mentre Belfiore interpreta il tema con una minuziosa ed elegante conservazione di cimeli di campo.

Dettagli dell’opera di Noemi Belfiore, 3.3

Come fiori sul pavimento sbocciano le Capovolte e capogiri di Benedetta Galli, elementi in terracotta di Deruta, ludici solo all’apparenza: sono vasi alchemici che racchiudono l’essenza della creazione, il ventre di raccordo tra cielo e terra, e anche cromaticamente fungono da cardine per le grandi mappe di Carlo dell’Amico, dal titolo Mafkhat, le quali, connettendo civiltà decadute alle ramificazioni dilaniate di città, rimescolano energie sepolte per una nuova rinascita.

Benedetta Galli, Capovolte e capogiri

I cherubini mutaforma di Luca Leandri, i Prodigi, catapultati sulla parete blu come stellette su un cielo, sono meteoriti in terracotta smaltata: ci ricordano le testine alate di putti del Perugino ma, distorte le membra e sostituite alle ali, spostano la ricerca dello scultore nativo di Deruta verso una direzione surrealista.

Exuperavit, l’opera di Massimo Diosono, è invece una citazione dal San Sebastiano di Perugino completa di firma sulla freccia inferta al martire, in questo caso simboleggiato da una colonna di ovatta, ed è esemplificativa della lunga ricerca dell’artista il quale ha già indagato a fondo la materia ed è avvezzo alle installazioni di grande portata: l’opera, poggiante su carbone, dialoga con lo spazio e nonostante la sua grandezza non lo sovrasta, spinge anzi a guardare in alto, agli affreschi del Circignani sul soffitto della camera di Laura della Corgna.

Luca Leandri, Prodigi

Le sculture in mostra che traggono ispirazione dalla natura sono un tocco raffinato: James Harris, con due Ancient olive tree in marmo di Carrara vetro e pietra, si colloca a metà strada tra pop art e arte povera proponendoci spumosi alberi in pillole, mentre Green Day di Matteo Peducci, il sapiente manipolatore della materia ‘’per forza di levare’’, cristallizza la caducità temporale, tra mimesi e concetto, riproducendo in marmo verde ming una zolla di prato.

Dalle fotografie del Lago Trasimeno di Paolo Ficola il passo è breve per immergersi nell’installazione multimediale curata da Movimento Creative Label con la consulenza di Simone Petrucci.

Una rilassante proiezione paesaggistica e poi l’immersione nei grandi cicli decorativi di Perugino e Signorelli, con la compagnia di due simpatici avatar dei pittori. Il ciclo di alternanza notte/giorno e una sfera armillare proiettata sul soffitto evocano il passaggio delle stagioni e dei secoli: per noi, soliti leggere l’ora in maniera numerica e addizionale sugli schermi dei nostri smartphones, questa stanza è un’occasione per astrarsi dalla dimensione temporale conosciuta e riappropriarsi di una concezione del tempo circolare, rassicurante, avvolti dall’immortalità dell’arte che, circolarmente, ritorna a noi.  

La visita si conclude con il percorso sopraelevato della rocca di Castiglione: raggiungere la sommità, respirare la vastità dell’orizzonte e scoprire in lontananza, grazie ai pannelli con indicazioni geografiche, i luoghi dei due grandi maestri nel cinquecentenario della morte. Poi: ridiscendere, uscire pieni di arte, di ieri e di oggi, rendersi conto che non esistono fratture tra antico e moderno e che tutto è racchiuso nell’attimo presente.

Written by Giulia Ciacci

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