Festeggiati i 15 anni dalla formazione, con musicisti di punta e la raffinata diegesi alessiana di Paolo Belardi
(Perugia, Terrazza del Mercato Coperto) All’alba la città non parla: si mette in assorto e religioso ascolto. I travertini della Vetusta non sono ancora incandescenti, le strade deserte, sospese tra il sonno interrotto e il giorno nascente, aspettano le prime umane presenze e l’aria è intrisa di quel silenzio sottile che precede ogni nascita. È in questo varco di luce – fragile e necessario – sul quale UmbriaEnsemble apre il suo rito musicale.

La prima nota non arriva: sorge, come il Sole sul carro di Apollo. Si leva come un filo di chiarore, come un passo che non vuole disturbare, come un pensiero che si affaccia timido e poi si allarga, trovando spazio nel cielo che schiarisce. Ogni strumento diventa un gesto di risveglio: l’archetto che sfiora, le dita che accarezzano tastiere, la corda che vibra, rompendo l’atmosfera, silenziosa come un battito di ciglia, nel mattino che si spalanca come una palpebra aperta sul mistero nuovo del giorno.
Nei Concerti all’Alba la musica non accompagna il dies: lo annuncia, lo prepara, lo inanella. E chi ascolta diventa parte di questo passaggio, testimone di un momento che non si ripete, quando la luce è ancora giovane e un mondo pacificato e gioioso sembra, per un istante, ancora possibile nello strepito delle guerre che assillano le menti e affannano i cuori.

È nel miracolo di questo silenzio che si fa strada la fisarmonica di Sofia Santorelli, così giovane e pura, assorta e intensa, in un assolo che incanta. Si chiama Les tendres plaintes di Rameau. Sono – lo dice il titolo – “tenere lamentazioni”: una miniatura, una malinconia raffinata, elegiaca, ma senza dramma, tutta costruita sulla grazia del Re minore, sottovoce, come un sussurro.

In evidente ossimoro lo Scherzo‑Tarantella op. 16 di Henryk Wieniawski, una “miniatura scintillante e virtuosistica”, costruita come uno scherzo: leggero, frizzante, pieno di agilità e staccati rapidissimi. Seguìto da una tarantella: vorticosa, febbrile, che richiama il ritmo della danza popolare.
E poi l’assolo si fa duo, con la viola di Luca Ranieri e il violino di Gabriele Pieranunzi che propongono Passacaglia, di Halvorsen, su un tema di Hendel: non trascrizione, ma reinvenzione: un dialogo drammatico, quasi teatrale, tra due strumenti che si inseguono, si sfidano, si sostengono, cercano la propria ragione nella coesistenza dell’altro.

Poi entra in gioco Paolo Belardi, con la sua immensa e generosa cultura, col garbo quasi affettuoso del docente/decente, anzi paterno. A spiegarci chi è stato Galeazzo Alessi, lattato poco lì sotto, in via Cartolari, onorato nel sacello di San Fiorenzo, celebrato da una strada che ne richiama il nome e la memoria. Poco sopra il luogo dove i perugini si prendevano a sassate il 1° marzo, Festa di Ercolano, defensor civitatis. Sassate rituali, s’intende, ma non per questo meno dolorose.
È Paolo, il massimo conoscitore di Galeazzo, nato nobile e divenuto artefice della nuova Perugia, più ariosa e rinascimentale. Autore di Logge memorabili che pochi conoscono: a parte quella demolita alla Rocca Paolina, quella che abbiamo sopra gli occhi al Corso, davanti a Via del Commercio, poi Mazzini, spalancata sullo Studium e sul Palazzo del Bargello e oggi Galleria nazionale. Ma c’è poi quella di Sant’Angelo della Pace, da cui i giovani dell’Accademia del Disegno (originaria ABA, di cui pure Paolo Belardi è stato illuminato direttore, col design e le novità di svecchiamento che solo uno come lui, fuori dai giochi, poteva proporre) guardavano le Prome e il Borgo d’Oro. Un personaggio “bizzarro” dice Paolo, parlando di Galeazzo, immobiliarista ante litteram, creatore di valore aggiunto ma non per soldi, bensì per scelta in cui etica ed estetica coincidono con funzionalità è modernità di visione. Si sarebbe stati per ore ad ascoltare Paolo, lo abbiamo fatto in tanti, bevendoci le sue parole accattivanti e vere. Ma il tempo, che molti dicono “tiranno”, è solo galantuomo e rende giustizia, pur nella sintesi, a una persona, monumento di saperi di cultura e sapori di umanità.
Ma poi il bis diventa tris. E si passa a Schubert col Trio per Archi in Sib D 471, una pagina di classicismo puro, quasi haydniano, ma già intrisa della morbidezza schubertiana. Al duo si aggiunge Maria Cecilia Berioli a fornire luce e trasparenza: la scrittura è limpida, cameristica, senza ombre. In dialogo equilibrato: i tre strumenti si scambiano temi e controcanti con naturalezza. Eleganza formale: un Allegro in forma-sonata, chiaro e ben proporzionato. È musica che non cerca il dramma: preferisce la serenità, la grazia, la conversazione musicale.


A chiudere col quartetto Bagatelle op. 47 per violino, viola, violoncello, fisarmonica, di Antonín Dvořák. E il radar rintraccia Sofia Santorelli e la sua fisa. Maria Cecilia ci spiega che si tratta di una delle rarissime composizioni di Dvořák con armonium: uno strumento domestico, quasi umile, che conferisce al brano un colore intimo, da salotto borghese ottocentesco. Al posto dell’armonium, strumento a mantice, la fisarmonica ci sta. È una finestra sulla musica domestica ottocentesca, quella che si suonava in casa, tra amici. Costituisce un esempio perfetto della poetica slava di Dvořák, ma in miniatura, un brano ideale per programmi cameristici che cercano intimità e colore.

È stata una progressione aritmetica, da uno a quattro. Ma una progressione geometrica, in termini di amplificazione di piacere e godimento, di esaltazione e di luce. E tutto si scioglie, anche la contrazione muscolare che ha afflitto Luca, senza nuocere alla qualità della sua esecuzione. E quando l’ultima nota si posa sull’aria ancora fresca, resta solo la luce che cresce piano, come se la musica l’avesse chiamata per nome. Il pubblico si alza in silenzio, poi euforico, con la sensazione di aver assistito a qualcosa di semplice eppure necessario: un risveglio condiviso. L’alba, ormai piena, chiude il concerto con la sua firma più discreta: un chiarore che non fa rumore, ma che sa restare.













Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.