L’importanza degli Stati africani nell’attuale contesto geopolitico globale

Di Pasquale Camuso

In un periodo dettato dalla sovraesposizione di informazioni spesso inutili provenienti dai social network e da altri media, ciò che spesso manca al cittadino per creare nella sua mente un’opinione informata sui fatti, è il fornire dati ed elementi riguardanti anche alcune situazioni non coperte o non più trattate dai media concentrati sull’ultima notizia, magari dotata di un certo grado di sensazionalismo, ma che si rivelano essere di cruciale importanza nell’assetto geopolitico mondiale.
Al fine di iniziare a colmare alcune lacune specifiche, appare necessario iniziare ad approcciarsi a quella che è  la situazione economica, politica e di sicurezza, di alcuni stati africani, principalmente appartenenti all’area ovest, attorno alla Nigeria e alla Libia, che hanno importanti contatti con la nostra Nazione, in particolare in questo momento storico in cui l’attenzione nei confronti degli stati esteri è concentrata quasi esclusivamente sulla guerra in Ucraina e poco altro.

Relazioni economiche trascurate e interferenze esterne


Molti di questi Stati, tra cui la Nigeria,  hanno trattati economici e di assistenza col nostro Paese ma, purtroppo, è facile intravedere come l’intera Comunità Europea, e non solo l’Italia, stia tralasciando il confronto e la gestione di questi rapporti strategici, permettendo a diverse nazioni non sempre amichevoli di acquisire influenza in aree chiave e risorse strategiche importanti, in posizioni anche fin troppo vicine a noi.
Il caso particolare è quanto avviene in Mali, in cui le missioni francesi di supporto ai locali nei confronti dei terroristi islamici, sono state sovrapposte ad altrettanto importanti interventi da parte della Russia sotto forma di contratto con la compagnia Wagner; allo stesso modo alcuni attori in Libia si sono associati sempre a Wagner per mantenere un controllo maggiore nelle regioni in cui risiedono.
Al fine di comprendere l’importanza del caso si ricorda che il Mali riveste, a tutt’oggi, un ruolo centrale di estrema importanza anche per quanto riguarda l’immigrazione clandestina, con gli arrivi da diversi paesi africani che transitano lungo la rotta che porta in Libia, e che a causa della permeabilità dei confini di questo stato, facilita gli ingressi irregolari, che poi si imbarcano per raggiungere le nostre sponde.

Terrorismo, instabilità e flussi migratori


La parte centrale dell’Africa, in quella fascia che va da metà del Sahara e scende verso l’equatore, conosciuta come “corridoio del Sahel” o “corridoio dei terroristi”, è un’area enorme che va dall’Egitto fino al Marocco, attraversando completamente il nord Africa, che per via delle sue specificità anche geologiche e geografiche, non consente un controllo dei confini degli Stati in cui è compreso. Questo ha consentito ai terroristi di poter spostarsi, muoversi e nascondere, al contempo, milioni di tonnellate di materiali, lungo rotte specifiche, che hanno portato allo sviluppo del terrorismo islamico in quasi tutti gli Stati africani del nord.
Tutti gli Stati interessati devono, quindi, spendere risorse per4 cercare di arginare la destabilizzazione portata  dal fenomeno terroristico che non consente uno sviluppo corretto delle economie del paese e che, proprio per la sua natura intrinseca, infonde incertezza e paura nella popolazione, danneggiando le relazioni con la classe politica, creando ulteriore desiderio di migrazione e, di conseguenza, danneggiando anche gli Stati europei che hanno relazioni con queste Nazioni.
L’Italia ha contatti e necessità rilevanti con praticamente tutti i paesi di quell’area, sotto forma sia di scambi commerciali, con aziende italiane dislocate in loco (fra cui moltissime di telecomunicazioni, un settore strategico anche per gli stati ospitanti), sia di stabilizzazione e controllo dell’immigrazione e molto altro. Un collegamento chiaro a riguardo possiamo effettuarlo ricordando l’ondata di attacchi terroristici dal 2016 in poi in Tunisia, Mali, Senegal, che colpirono anche turisti italiani, e quanto le comunità locali si siano prodigate per cercare di contenere i danni di immagine, per evitare di perdere un’entrata turistica per loro rilevante. Lo stesso valga anche per i diversi danni all’immagine e non generati dalla pandemia di Covid 19, col terrore che quei paesi non fossero in grado di sostenere le necessità sanitare della loro popolazione.
Vale la pena anche accennare al fatto che altrettanto importante sarebbe analizzare la posizione degli Stati africani del corno d’Africa, ma questo porterebbe invariabilmente anche a dover valutare gli Stati arabi che si affacciano sul canale di Suez, cosa per cui servirebbe una lunga relazione esclusivamente a loro dedicata.

BRICS e la perdita di influenza europea.

Inoltre alcune di queste Nazioni hanno già fatto ingresso nei BRICS, dimostrando, ancora una volta, come l’Europa stia perdendo progressivamente importanza e controllo su quanto accade attorno a sé.
La Nigeria, ha già formalmente richiesto l’ingresso nei BRICS ad agosto 2023, così come il Senegal, due paesi di rilevante importanza per l’Italia.
Dal 2014 su quanto detto sono state più volte riportate informazioni cruciali, come la dismissione delle missioni francesi in Mali, il tentato colpo di stato in Benin nel 2016, o la reazione della Nigeria al Covid, anche attraverso una testimonianza diretta di un connazionale residente. Ignorare l’evoluzione di questo gruppo di Stati risulta estremamente pericoloso, e la politica estera italiana, così come i principali media, dovrebbero prestare maggiore attenzione ai dettagli che li riguardano.

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