Trump non è ancora stato eletto alla Casa Bianca

Di Marco Respinti

L’articolato sistema elettorale del Paese affida ai 50 Stati dell’Unione nordamericana il compito di eleggere il presidente, non ai cittadini. Che comunque svolgono un compito fondamentale.

Il mondo intero pensa che Donald J. Trump sia stato eletto 47° presidente degli Stati Uniti d’America il 5 novembre, ma non è vero. Trump non è ancora presidente: lo sarà se i delegati di 50 Stati dell’Unione nordamericana, che i cittadini statunitensi hanno eletto nel Collegio elettorale il 5 novembre, lo sceglieranno il 17 dicembre, conferendogli la maggioranza utile a superare la soglia dei 270 voti necessari.

Negli Stati Uniti, infatti, le elezioni non sono un momento singolo, bensì un percorso che dura più di un anno e che ‒ lo illustro nel mio libro Come si USA. Guida (e curiosità) per l’elezione del presidente americano (D’Ettoris, Crotone) ‒ si articola in almeno tre fasi principali.

La prima è quella con cui i partiti designano il candidato alla presidenza: sono le elezioni primarie, in cui votano gli iscritti ai partiti nei singoli Stati. La seconda è l’Election Day ‒ quest’anno appunto il 5 novembre ‒, quando i cittadini, sempre Stato per Stato, scelgono i delegati incaricati di designare il presidente e il vicepresidente federali. E infine c’è la fase della scelta vera e propria della Casa Bianca.

La legge fissa al martedì che segue il secondo mercoledì di dicembre, quindi sempre fra il 13 e il 19 del mese, il momento in cui gli Elettori scelti si radunano per votare finalmente per presidente e vicepresidente. Quest’anno accadrà, come detto, il 17 dicembre. I voti elettorali espressi in quella data verranno quindi sigillati e trasmessi al Senato federale, dove, il 6 gennaio 2025, saranno resi noti alle due Camere del Congresso in seduta congiunta. L’elezione sarà ufficializzata in quell’istante. Infine, il 20 gennaio 2025, il presidente eletto (sino ad allora si chiama così), che ha coabitato con il presidente in carica uscente durante i mesi della transizione di poteri, leva la mano destra e davanti alla “nazione di Stati” e al mondo intero giura di fare l’unica cosa che gli compete: salvaguardare la Costituzione dai nemici interni ed esterni del Paese. Si chiama Inauguration Day ed è fissato sempre al 20 gennaio, a meno che il 20 gennaio sia di domenica: in questo caso il giuramento slitta al lunedì successivo.

Elezioni, aspetti importanti: l’elettorato

Delle elezioni appena svoltesi negli Stati Uniti è però importante sottolineare tre aspetti.

Il primo aspetto è che non sono i cittadini a eleggere la Casa Bianca bensì gli Stati, come prevede l’architettura federale del Paese. Per questo esiste l’istituto del Collegio elettorale che da un lato filtra le elezioni, dall’altro garantisce appunto agli Stati il potere decisionale finale sul capo del governo e dello Stato. È così da sempre ed è così perché così sancisce la Costituzione federale. A questo proposito, due sono le inesattezze che vengono costantemente ripetute. La prima afferma che negli Stati Uniti di potrebbe diventare presidente con la minoranza dei voti. Non è affatto vero. È ovviamente sempre e solo la maggioranza dei voti a garantire la presidenza: ma la maggioranza dei voti degli Stati, non dei cittadini. Capita di rado, ma dunque può accadere che, per un serie di ragioni anche tecniche, il candidato alla presidenza che vince ottenga un numero di voti popolari espressi dai cittadini inferiore a quello ottenuto dal rivale che perde, ma ottiene per forza sempre la maggioranza del voto elettorale espresso dagli Stati. Non bisogna infatti fare confusione: il voto che elegge il presidente è quello degli Stati, mentre il voto popolare dei cittadini serve per designare i delegati degli Stati che hanno il compito di votare il presidente. Il potere dei cittadini, dunque, è quello di orientare in maniera determinante il Collegio elettorale che sceglie la Casa Bianca: è un potere enorme. La seconda inesattezza sostiene che il sistema del Collegio elettorale penalizzerebbe le minoranze. È vero piuttosto il contrario. Il voto per delegati di Stato permette che pesino sempre in maniera inequivocabile anche i voti di uno Stato che ne abbia a disposizione pochi.

I delegati eletti

Il secondo dei tre aspetti significativo da sottolineare è giudicato strano da molti. I delegati eletti dagli Stati non sono imperativamente legati a un mandato che li obblighi a votare esattamente come si sono preventivamente impegnati a fare, quando hanno chiesto e ottenuto il voto dei cittadini degli Stati. Possono cioè cambiare idea, possono votare diversamente. Qualche volta è accaduto, ma il voto dei «delegati infedeli» (come vengono chiamati) è immancabilmente stato così sporadico e così numericamente esiguo da non inficiare mai il risultato, sempre e solo in linea con il voto popolare. Molti, dicevo, addirittura si scandalizzano, ma gli Stati Uniti sono un Paese diverso. Il rapporto fiduciario conta in maniera fondamentale nelle istituzioni, così come contano i criteri adottati per selezionare sempre delegati degni di fiducia che al momento giusto facciano come promesso.

Votazione per il Presidente e per i due rami del Congresso Federale

Il terzo e ultimo aspetto da sottolineare è che, quando votano per il presidente, i cittadini statunitensi votano in concomitanza anche per rinnovare tutta la Camera e un terzo del Senato, ovvero i due rami del Congresso federale. Il voto per rinnovare tutta la Camera e un terzo del senato a rotazione avviene peraltro ogni due anni: una volta assieme all’elezione dei delegati del Collegio elettorale che sceglieranno il presidente e una volta a metà mandato del presidente in carica. Ebbene, il voto per il Congresso è decisivo, perché il Congresso è l’organo legislativo del Paese. Gli Stati Uniti non sono infatti una monarchia assoluta e concentrare l’attenzione soltanto sull’operato del presidente è sbagliato. Il Congresso svolge una funzione istituzionale e politica importantissima, anche di argine al potere della Casa Bianca.

In attesa del voto del Collegio elettorale del 17 dicembre questi pensieri possono essere di qualche utilità.

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