Palazzo Gallenga e chiesa di Santo Spirito, conferenze di grande rilievo e serata entusiasmanti
(Perugia) Conferenze a ritmi serrati, tra arte e scienza. E i cori cittadini chiamati a un ruolo di prestigio all’interno del grande cartellone della Sagra. Nell’aula magna di palazzo Gallenga si è rinnovato l’appuntamento con lo studioso d’arte marco Carminati. Lo scorso anno ci incantò con le fantasmagorie tiepolesche, martedì scorso ci ha condotto sui sentieri della visionarietà. Un parlare sobrio il suo, chiaro e illuminante quando ha cominciato a far scorre le immagini sullo schermo: Fussli e il suo Incubo, con il corredo di poesie dell’epoca e il riferimento a Diderot. Era il 1782 e i mostri delle cattedrali gotiche si intrecciavano con gli orchi delle fiabe germaniche.
I Capricci di Goya, poi, col frate ossessionato dalla lampada a olio e la visione del demonio, il Blake del drago che rilegge l’Apocalisse, il capitolo XII: sette teste, dieci corna. Il Friedrik di Amburgo, col mare di nebbia e l’abisso, localizzato oggi in una valle Boema: un omaggio a un amico morto da poco che si appresta al grande viaggio verso l’ignoto. Magritte e Dalì, la mela sul volto e gli orologi liquefatti, molli: tempo pietrificato e tempo “non pervenuto”. De Chirico che nel 1910 riproduce piazza santa Croce a Firenze, con un “sole tiepidino e senza amore” e Apollinaire che profetizza un gran futuro per il giovane italo-greco. Non poeva mancare tra i visionari san Francesco che regge la colonna di san Giovanni in Laterano, ma preveggente più di lui papa Innocenzo III che ne approva la regola. Santa Croce ad Arezzo con la visione di Costantino e il Raffaelloper, una “exhortatio ad juvenem” tra vizio e virtù, l’una non senza un poco dell’altro. “Estasi di santa Cecilia” ancora del Raffaello a Bologna con gli strumenti musicali silenti. Chiusura della conferenza con autentico dispiacere, ma la assicurazione della presedente Anna Calabro che questo rapporto non si estinguerà.

Due giorni dopo la scienza di Cristina Mecucci, con gli scienziati che “diventano” visionari nella misura in cui hanno già capito il futuro. Madame Curie che ha inventato la radioterapia, ancora oggi decisiva per certe cure del cancro. Florence Nightingale, la anglo fiorentina che nella Guerra di Crimea, a Sebastopoli inventa la prima scuola infermieristica e il trattamento “umano” del paziente. Christian Barnard che trapianta il cuore e Gino Strada che lo impianta ai meno fortunati. A lui si devono anche i giochi paraolimpici. Gattinoni, assistente rianimatore, Goeffrey Gordon e la definizione di micorbiota, Papanicolau e il pap-test. Un salto indietro a Lady Montagu e al vaccino sul vaiolo; era appena il 1762, ma lo adotterà a Salisburgo anche il Colloredo, l’arcivescovo di Mozart. Poi l’antipolio di Sabin, Kapovski e Salk. Sei vite al minuto salvate nel mondo. Indi la medicina spaziale, lo RNa anticancro, iniettato nei lipidi per raggiungere la cellula. Ci saranno ancora visionari, conclude la dottoressa Mecucci, scoccherà ancora la scintilla? E proietta sullo schermo l’immagine di Piero Angela, un conforto solo il pensare che ce ne saranno altri come lui.
Chiusura della conferenza con un interminabile applauso. Quando la musica incontro la scienza, direbbe la presidente Calabro, il matrimonio è sempre fecondo. La sala del centenario della Stranieri non poteva essere meglio onorata anche perché al sapere si accompagna la divulgazione.

Appena un pomeriggio dopo ecco lo stupefacente coro Omphalos di Sergio Briziarelli. Un modo diverso di pensare la polifonia, una “finestra aperta”, come dice Briziarelli. Dalle Spice Girls, agli Abba, con il trittico di Morricone e un arrangiamento di Bindocci, “We shall overcome”. Pianoforte, archi, arpa, la voce di Giulia Gioia e la energia di Briziarelli. Dirige in maniera molto plastica, non sbraccia come un tennista ha un gesto circoscritto e chiarissimo e , soprattutto, solleva energia sonora. Ha studiati direzione al Verdi di Milano, alla Chigiana di Siena e alla Accademia di Vienna. Forse sarebbe ora di prenderlo in considerazione per la nostra orchestra da Camera.
Ieri sera a santo Spirito, dove, per un caso fortuito, siedono tra gli ascoltatori Gary Graden e il soprano Sheila Barnes. Sulla spazio absidale, purtroppo nascosti dell’altare, le vesti bianche della ragazze di Armonioso Incanto e le “celesti visioni di Hildegard von Bingen. Le ragazze di Franco Radicchia affrontano per la prima volta la monodia dura e angolosa della mistica renana. Nel 2012 papa Benedetto l’ha nominata santa e dottore della Chiesa, ma la musicologia da tempo si interrogava sulla indecifrabile scrittura mistica adottata dalla monaca benedettina per indicare le sue profezie e le sue esternazioni musicali. Vivendo nella Renania della fine del millecento, la nobile Ildegarda, che fonderà poi un suo monastero, ha evitato le insidie della Inquisizione, ma delle sue visioni mistiche custodiva gelosamente in segreto e le diffondeva tra pochi intimi Da tempo è esplosa una Ildergado-mania, con dischi che scalano le classifiche.

E’ bello credere che una religiosa che, fino ai suoi quaranta anni fu praticamente analfabeta, scommettesse sulla emancipazione della donna a suon di vocalità. Ci crede molto la studiosa ospite della serata, Elena Modena, plurititolata in studio della voce e in trattatistica sulla musica dei “secoli bui”. Un curriculum di studi e di affermazione semplicemente impressionante. Ha fatto bene Radicchia ad affidarsi alla sua consulenza, e al supporto della sua voce. Elena cantava accompagnandosi con l’arpa: uno spettacolo dagli indubbi effetti. Pubblico in elevazione e ottima risposta dello spazio acustico della chiesa. Ma toppa luce, troppo barocco: l’ambiente ideale sarebbe stato il tempio di s. Angelo e anche la chiesetta di santa Agata, dove Armonio Incanto tenne per la Sagra di molti anni fa un concerto che ancora si ricorda.
Si trascorrevano poco più di cinquanta minuti in estasi senza chiederci se quello che sentivamo fosse veramente la musica di Hildergad, o il frutto di quelle necessarie contraffazioni che caratterizzano la musica celtica, il repertorio dei Trovatori e i Carmna Burana. L’onda flessuosa e vellutata della voce di Elena Modena si innalza vero l’alto e, ricadendo, era come se incidesse la dura pietra del solco di una storia: una donna europea che per la prima volta ha fatto risuonare il suo canto di libertà. Ottima la prova di Armonioso Incanto, capace di decifrare la rude vocalità di Madre Bingen, che non è proprio gregoriano, ma è una sorta di “liederistica” che risente dell’aspro linguaggio germanico, e di conseguenza è irto e contorto. Bravissimo come sempre Radicchia, il signore dei neumi e il demiurgo dei “discantica”, con le mani impegnate a dirigere in una sorta di danza orgiastica, un autentico “invasamento”.













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