Citta di Castello.  Conferenza stampa del Festival delle Nazioni. In pedana il Portogallo

Un paese che confina con l’ Oceano. E che, per solcare questa vastità ha  avuto una storia di immensità mai esplorate, di latitudini incognite, di grandezza e di cadute. Ieri mattina, nella sala consiliare di palazzo Comunale si è schierato il gran pavese  del festival delle Nazioni per presentare il paese ospite, il Portogallo. Alla periferia dell’Europa, a  contatto con l’Africa, lontano dalle evoluzioni sociali e religiose che hanno scosso il continente, ma a picco su quelle colonne d’Ercole varcate dall’Ulisse dantesco alla ricerca dell’infinito ignoto.   Sindaco Luca Secondi, presidente Leonardo Salciarini, vicepresidente Piergiorgio Lignani, assessore alla cultura Michela Botteghi e, tra le file del pubblico uno dei padri storici, Massimo Ortalli. Si vorrà ascoltare il direttore artistico Aldo Sisillo parlare del programma, ma c’è anche la necessità di compiere un atto formale, accettare le dimissioni del consiglio di amministrazione uscente e promulgare la data per la elezione del prossimo. Importanti,in questo senso le dichiarazioni del sindaco che conferma il buono stato di salute della manifestazione che, anche quest’anno si è aggiudicato un quarto posto nella graduatoria italiana dei festival su un totale di 38: una posizione da primato che non manca di irradiare un effetto positivo  di ricaduta turistica e di prestigio artistico che la città dei musei di Burri vanta nel circuito nazionale.

Per di più come soggiunge l’assessore Michela Botteghi, il percorso francescano che si irradia nelle colline tifernati ha analogie storiche e religiose col Cammino di Santiago, andando a costituire una singolare rete “di vallata” che unisce luoghi d’arte, borghi storici e percorsi escursionistici da proporre con sempre maggiore attenzione a residenti umbri e visitatori esterni. Per quanto riguarda la prassi relativa alle imminenti elezioni il  vice Lignani, “juridico more”, precisa la portata di certe informazioni non esattamente veridiche, ribadendo la estraneità di membri della assemblea dei soci esterni a qualunque accordo preliminare.

Al momento di sfoderare gli ori di casa, il direttore Sisillo, artefice di tante annate di successi, può enucleare una musica di vasta latitudine, come è stato l’impero portoghese, dal 1400, con l’acquisizione di Ceuta, al 1999, anno di cessione di Macao. Nel mezzo tanta musica, da quella di influenza italiana, a quella amerindia, agli innesti asiatici, alle lacerazioni del Fado, respiro  etnico per eccellenza. Tante in questo senso le vie indicate da Sisillo, dalla musica dell’Atlantico nero, con Ayom, alla presenza di Carminho e il suo Fado modernizzato, alla esposizione dei reperti del barocco portoghese, al progetto “Lacrimae de  Saudade”, la nota nostalgica di un mare immenso che separa per sempre,  alla figura  compositore Alfredo Keil che, insieme a colleghi come  Colaco, da Silva e  Rey riproponeva, nell’Ottocento romantico una fusione di idioma popolare e di opera teatrale, allineandosi ai modelli del melodramma colto. Heitor Villa Lobos, il maestro brasiliano della modernità, sarà presente, oltre che in proposte cameristiche, anche nel concerto della  Ceque Philarmonie di Pardubice, mentre il momento più topico della contemporaneità sarà la rievocazione della “Rivoluzione dei garofani” rivissuta con una spettacolo teatrale  della associazione Laboratori Permanenti di Sansepolcro,  di Caterina Casini, con le musiche appositamente commissionate a  Antonio Giacometti.  “As tres Marias” sarà lo spettacolo rievocativo di un episodio di proto femminismo nel Portogallo della dittatura  con tre artiste processate dalla censura statale, ma sostenuta da personaggi del rango della De Beauvoir, di Dora Lessing, di   Margherite Duras.  Era una cosa che fece  scaturire , in ambito italiana, un’ opera per voce sola che Valentino Bucchi trasse, nel 1972, dal secentesco testo di “Lettres d’une religiueuse portugaise” destinandolo alla timbrica mirabolante di Liliana Poli. La vicenda oggi la si può rievocare in tutta la pregnanza di una lotta democratica che, ai suoi giorni, fu sostenuta anche da giornali come “The times” e “Le nouvel observateur”.

Una serata dedicata all’autrice mozambicana  Noemia de Sousa, intervallata da musiche di autori contemporanei portoghesi sarà affidata al complesso tifernate “Suono giallo”, mentre la competizione di musica da camera dedicata a Burri , oggetto quest’anno di un Premio Abbiati, rinnoverà l’interesse verso i giovani esecutori. Non senza mancare il contatto con la locale scuola comunale di musica Puccini. che, al pari della omonima banda, sono affidate alla direzione di Nolito Bambini. Si suonerà il “Giro del mondo in ottanta giorni” con le musiche di Sormani.

Troppo vasto il polittico delle proposte per elencarle nella completezza, ma emerge ancora una volta l’intenzione di Sisillo, come già per la edizione italiana e quella spagnola, di legare  la triennalità delle proposte da presentare il Ministero, non solo ai paesi scelti, ma anche alle influenze da loro esercitate nel vasto mondo coloniale. Circostanza che ci ha consentito lo scorso anno di godere delle sconosciute musiche degli italiani dell’età fascista come, per la annualità iberica, di avere tra noi  repertorio argentino, con lo sconvolgente episodio teatrale di Zipoli, il pistoiese che ai tempi di “Mission”, insegnò ai Guarany a pregare in musica col suo “s. Ignazio”. Una operazione veramente da grande festival.

A Leonardo Salciarini, presidente uscente, il compito di raccordare gli interventi. Parole quasi commoventi in un commiato che non è un distacco, ma un avvicendarsi di carica. Comunque , con la soddisfazione di dichiarare che i conti, ora “sono a posto”, si esprime anche il desiderio di aver una maggiore vicinanza con l’amministrazione comunale, e di auspicare una più convinta partecipazione di strati ancora maggiori della popolazione. Ci sono anche le parole di encomio per due collaboratrici storiche, Laura Rebescini e Francesca Martinelli, definite “due colonne portanti” e l’encomio per i tanti soci privati che offrono generosamente la loro parte.

Certo, questo festival che fu definito la massima espressione del “Buon governo musicale”, lo ricordiamo cinquanta anni fa, quando si entrava agli spettacoli gratuitamente, mamme con carrozzine a seguito, in silenzio, come  competeva a uno spettacolo da rispettare. E tutti i cittadini si sentivano partecipi di avere a casa propria la migliore musica, non come privilegio di pochi, ma come patrimonio di tutti. Questa la volontà dal padre fondatore, il professor Luigi Angelini, chioma da “leone d’inverno”, ruggito da vero monarca. Spesso si entrava in san Francesco, dove ti accoglieva sorridente padre Giorgio Catalani,  per seguire i più fantastici percorsi della storia della musica, dai processi di filiazione Monteverdi-Schutz-Bach, al Mozart coi corni di bassetto, alle esplosioni timbriche dei tromboni di san Marco coi Gabrieli, al peregrinare europeo della “Missa super Homme armé”.  Altri tempi, si dirà, ma il festival c’è, è questo, godrebbe di buona salute, e ha tante risorse e molteplici  energie umane. Chiediamoci solo, per renderci conto del privilegio di cui godiamo,  quale manifestazione sia stata per esempio dedicata interamente all’Armenia e, tra  tante, chi abbia potuto ascoltare altrove le musiche dei padri missionari del convento di Moxos, nelle Amazonas boliviane. Con questo patrimonio di acquisizioni il festival delle Nazioni si è guadagnato un posto unico nella storia. Ci vorrebbe solo  un poco di buona volontà in più per non disperdere il patrimonio del “Buongoverno” e continuare a guardare al capoluogo tifernate come la città dell’azzurro dei suoi pittori rinascimentali con la sua aura di “Umanesimo” che scende dalle gole appenniniche che guardano al Montefeltro. Culla di civiltà armoniosa e inclusiva.

Turismo, economia, umanità, bella musica per tenere sempre fresco un fiore all’occhiello della cultura cittadina e umbra.

di Stefano Ragni

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