Continua, alla corte della marchesa Marzia Zacchia Crispolti la bella festa della musica. In questa culla del mecenatismo e della generosità, ospitata grazie alla amministrazione comunale nel sontuoso palazzo dei duchi della Corgna, la vetrina dei musici convocati sfodera nomi e situazioni con ritmo costante.

Poche sere fa un prestigioso duo di flauto e pianoforte in una combinazione internazionale. Conosciamo bene il flautista Lafontaine, protagonista della serata inaugurale, ma abbiamo apprezzato un nuovo accesso nel medagliere, il pianista americano George Sebastian Lopez, antenati Maya, studi a Parigi e Amsterdam, carriera di prestigio con l’integrale dei Concerti di Beethoven. Insomma un musicista a molti carati.

La combinazione dei due artisti ha prodotto una serata dai contorni entusiasmanti, anche per variazioni al programma che hanno accresciuto i motivi di interesse. Come l’inserimento di u pagina della parigina Mel Bonis, compositrice a cavallo di Otto e Novecento, allieva di Franck e Massenet, produttiva e informata della evoluzione del linguaggio tonale e raccolta in una produzione floreale ad ampio spettro. Di lei questa bella sonatona che suggerisce ulteriori approfondimenti. I festivals servono anche a questo.

Notevole anche la Fantasia di Carl Fruiling, polittico complesso e ben scritto in un bell’idioma postbrahmsiano. Conosciuta la raccolta dell’op. 73 di Schumann con un Lafontaine superbo e deliziosi gli iniziali Mozart e Clementi, Lopez, che è un camerista sopraffino, si prende una valanga di applausi suonando da solista un bel pezzo di Rachamaninov.

Solista a tutto tondo ieri sera, sempre nel teatrino d palazzo, con il pianista Alessandro Bistarelli, un programma molto rigoroso il suo, con due austeri Clementi iniziali, due belle sonata in tonalità minore, inquiete di romanticismo e la silloge di Busoni, quanto ma necessaria trattandosi di un centenario, semplicemente schiacciato dalla figura di Puccini. Con concentrazione e forte tensione Bistarelli risolve gli enigmi busoniani , poi si lancia nel trittico di vorticosi studi di Luigi Verdi, un nome che porta bene. Le pagine sono surriscaldate di virtuosismo e inducono all’applauso e ai successivi fuori programa,, uno Chopin e un Bach sempre nello spirito della severità. Una bella serata in attesa del Quartetto Ascanio, con un Festival che naviga a gonfie vele.
di Stefano Ragni













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