Il senatore e segretario della Commissione Giustizia interviene sulla mobilitazione dei penalisti dopo il caso delle captazioni vietate: «Diritto di difesa inviolabile. Bene l’ispezione del Ministro, massima fiducia nei magistrati perugini che collaborano»
(Perugia) Il mondo della giustizia italiana si ferma e sceglie il capoluogo umbro come epicentro della protesta. C’è grande attesa per la manifestazione nazionale che vedrà confluire a Perugia i rappresentanti delle Camere Penali di tutto il Paese, nell’ambito dello sciopero proclamato dai penalisti italiani. Al centro della mobilitazione, definita “calda” e urgente, vi è un caso di straordinaria gravità costituzionale: l’esecuzione di intercettazioni e captazioni ambientali avvenute durante i colloqui riservati tra alcuni avvocati difensori e i detenuti da loro assistiti all’interno delle strutture carcerarie.

Sul delicatissimo caso è intervenuto con una nota ufficiale il senatore Walter Verini, esponente di spicco del Partito Democratico, nonché Segretario della Commissione Giustizia e Capogruppo PD nella Commissione d’Inchiesta Antimafia. Verini ha espresso totale condivisione per le ragioni dei legali, invocando immediata chiarezza sulle responsabilità dello scontro istituzionale.
«Colpiti principi costituzionali inviolabili» L’affondo del senatore dem mette in evidenza la natura strutturale della protesta, che non difende un interesse di categoria ma un pilastro dello Stato di diritto.
«La protesta e lo sciopero delle Camere Penali, che culminerà proprio con l’appuntamento nazionale qui a Perugia, nascono da motivazioni sacrosante», ha dichiarato senza giri di parole Walter Verini. «La vicenda delle captazioni avvenute durante i colloqui privati tra i legali difensori e i detenuti loro assistiti è da considerarsi molto grave. Siamo sinceramente vicini alla mobilitazione dei penalisti: il diritto di difesa e il segreto professionale che tutela il rapporto tra avvocato e cliente sono principi costituzionali totalmente inviolabili».
Secondo il codice di procedura penale e la stessa Carta Costituzionale, infatti, i colloqui tra un detenuto e il proprio difensore non possono essere in alcun modo intercettati o ascoltati dagli organi inquirenti, proprio per garantire la genuinità e la libertà della strategia difensiva nel processo.
Sotto la lente il caso Umbria: scatta l’ispezione ministeriale

Il ministero di Via Arenula ha già attivato le sue prerogative per fare luce sull’accaduto. Verini ha espresso un forte auspicio affinché l’azione degli ispettori inviati dal Guardasigilli possa fare piena luce sulle dinamiche tecniche e umane che hanno portato a questo cortocircuito informatico e giudiziario.
«Auspichiamo che venga fatta la massima chiarezza sui fatti a ogni livello», ha continuato il parlamentare umbro. «È fondamentale comprendere come tutto questo sia potuto accadere, isolando i problemi oggettivi – legati magari ai software di registrazione o ai decreti autorizzativi – ed eventualmente quelli soggettivi che possono aver determinato la violazione».
Fiducia nella magistratura umbra: «Interesse di tutti accertare la verità»
Nonostante la durezza della contestazione e lo stato di agitazione dei penalisti, il Capogruppo PD in Antimafia ci tiene a blindare l’onorabilità e l’autorevolezza dei palazzi di giustizia locali, escludendo guerre ideologiche tra giudici e avvocati.
«Un elemento di grande rilievo in questa vicenda – evidenzia Verini – è che la Magistratura, a tutti i livelli istituzionali, da quelli locali fino ai vertici nazionali, si sia messa pienamente e immediatamente a disposizione delle indagini e delle verifiche interne. Accertare la verità storica dei fatti e far emergere tempestivamente errori o responsabilità è infatti un interesse collettivo, a partire dagli stessi Uffici Giudiziari dell’Umbria e della città di Perugia, che da sempre si caratterizzano nel panorama italiano per la loro serietà, trasparenza e assoluta autorevolezza».
La scelta di Perugia come piazza nazionale dello sciopero dei penalisti accende dunque i riflettori del dibattito politico e giudiziario sulla città, in attesa che i dossier ispettivi chiariscano i confini di una vicenda che rischia di ridisegnare i confini tecnologici delle intercettazioni in Italia.













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