Intervista al musicista che ha sperimentato un nuovo modo di fare Jazz: Francesco Cavestri

“Francesco, che ruolo ha la musica nella tua vita?”

“E’ fondamentale sicuramente, la definisco come passione, dedizione, su certi versi anche un conflitto e se mi passi il termine anche “umiliante”, non fraintendermi, non intendo la definizione all’italiana che è una brutta eccezione negativa, ma all’ inglese “Humbling” ovvero un genere che t’insegna tantissimo e ti impara ad educare e migliorarti giorno dopo giorno”.

“Quali sono i tuoi generi musicali preferiti?”

“Il Jazz ovviamente, mi sono innamorato all’età di 12 anni ascoltando l’album di Miles Davis “Kind of blue” del 1959, forse il miglior album jazz di sempre.
Ho studiato al conservatorio di Bologna, laureandomi in pianoforte e Jazz, e grazie ai miei studi a “Berklee College of Music di Boston” mi sono appassionato ad altri generi simili che accarezzano il jazz come l’hip hop e il genere elettronico”.

“Quando hai iniziato a suonare? Quando hai scritto la tua prima canzone?”

“Ho iniziato a suonare ad appena 4 anni, e la prima canzone l’ho scritta a 7/8 anni e pensa mi ricordo anche il titolo “Wedding” che in inglese significa matrimonio, era la canzone che ho suonato nel matrimonio di mia zia.
Poi ho iniziato in maniera consapevole ed ho registrato il mio primo album a 17 anni che si chiamava “Early seventeen” realizzato interamente al pianoforte con qualche sfumatura di elettronica, e il primo brano “FINALLY GOT SOMETHING” scritto appositamente in maiuscolo, come un urlo liberatorio, perchè dopo tanti brani scartati, è l’unico che sono rimasto veramente soddisfatto!”

“A proposito, come affronti la scrittura delle tue canzoni? Qual è il tuo processo creativo?”

“Ho realizzato tre album. Il primo è appunto “Early seventeen” realizzato in trio con la collaborazione di Fabrizio Bosso, l’ho presentato al “Bologna Jazz festival” ed anche al Festival di Paolo Fresu in Sardegna il “Time in Jazz”, il Jazzmi a Milano in triennale e “alla casa del jazz di Roma“. Il secondo invece è stato realizzato in solo “Iki bellezza ispiratrice” è stato prodotto tramite strumentazione piano ed elettronica uscito il 19 gennaio 2024 con la collaborazione sempre di Paolo Fresu e tanti altri musicisti. Infine il terzo che è uscito il 16 Febbraio 2024 di quest’anno, è una colonna sonora che è uscita come podcast della RAI.
Sono tre album diversi l’uno dall’altro e questo perchè ad ogni progetto che intraprendo mi piace trovare processi creativi nuovi”.

“Quante ore al giorno dedichi per perfezionarti”?

“Mediamente sono dalle 3 alle 5 ore al giorno, ci sono anche giorni che dedico alla produzione oppure allo studio, ovvero alla trascrizione di assoli specialmente di musicisti jazz”.

“Il duetto dei tuoi sogni con chi?”

“In questo album, ne ho portato uno molto importante sempre con il trombettista Paolo Fresu che attualmente è la figura italiana jazzistica più nota a livello internazionale. Quindi avere realizzato un brano con lui è una bella soddisfazione. Mi hai chiesto il mio duetto dei sogni? Sicuramente con Robert Glasper, pianista Jazz americano che amo, che mi ha influenzato tantissimo ed è uno dei pionieri che ha legato il jazz con l’hip hop.
Mi piacerebbe anche con un grande tuo collega DJ Floating Points che è un produttore inglese di musica elettronica”.

“Vuoi raccontarci le tue esperienze musicali più significative o i momenti memorabili della tua carriera?”

“Sicuramente come dettto sopra al “Berklee College of Music di Boston”, li ho anche conosciuto dei musicisti americani notevoli che poi ho portato in Italia per dei concerti e a loro volta mi hanno invitato ad esibirmi al Boston al “Wally’s Jazz club” che è il Jazz Club più longevo di Boston appunto. E’ stato un grande onore!”

“Hai un’ispirazione musicale specifica o artisti preferiti che ti hanno influenzato?”

“Sicuramente nell’abito del Jazz, Robert Glasperr, Floating Points, Miles Davis, Bill Evans, Chick Korea, e in altri generi mi piace molto hip hop Kendrick Lamar, come rap. Sono sempre nella mia scheda di ascolto giornaliera”.

“Come ti senti prima di andare in scena? Hai gesti scarmantici?”

“10 flessioni! Respiri profondi. Che oltre scaramantici servono anche a scaricare la tensione, ma servono per darmi quella carica necessaria per esibirmi!”

“Quale musicista/cantante faresti resuscitare? E perche?”

“Uhh tanti, Gustav Mahler è il primo che mi viene in mente mi sarebbe piaciuto imparare tanto da lui e poi Ennio Morricone e Ryūichi Sakamoto ecco con loro mi sarebbe piaciuto tanto”.

“Se non fossi musicista cosa saresti?”

“Sarei sicuramente all’università, a studiare filosofia.. Ma non lo escludo in un futuro è una materia che mi affascina. Il mio ultimo album “Iki Bellezza ispiratrice” é dedicata proprio alla filosofia giapponese”

“Quali sono i tuoi progetti futuri nel mondo della musica?”

“Beh, diciamo che sono già usciti due album e quindi per adesso non ho altri progetti o meglio mi piacerebbe portare le performance dal vivo di questi album, ho il focus puntato a questi concerti come il Blue Note il 14 Aprile 2024 a Milano, e tre giorni dopo all’ Alexander Platz di Roma, e poi anche in Sicilia a Trapani e Malta”.

“E invece, che consiglio daresti ad un adolescente che vuole dedicarsi alla musica?”

“Di non improvvisarsi e di studiare. Non fidarsi dei social ma fidarsi della comunicazione. E’ un mondo meraviglioso ma molto complesso”.

“Bene adesso, parlaci del tuo album “Iki Bellezza ispiratice” di quanti brani è composto..”

“Certo con piacere, è’ formato da 6 tracce la caratteristica è che condensa quattro/cinque sottogeneri diversi affinenti al Jazz, hip hop ed elettronica, In particolare Naima/Everything in it’s right place che è l’unione di due brani ovvero la prima di John Coltraine e la seconda dei Massive Attack appartenenti ad epoche diverse”.

“E del singolo “Distaccati”, cosa ci dici?”

“E’ un brano elettronico che costruito interamente intorno al monologo della “Dolce vita”di Fellini, del 1960 con la voce di Romolo Valli. Amo davvero tanto la sua voce. E’ un brano speciale che ha una sonorità elettronica moderna che viene conugata con il monologo anacronistico appunto”.

“Come promuovi l’evento sui vari canali di comunicazione?”

“Utilizzo molto Istagram, pubblico dirette, locandine e a volte anche video divertenti inerenti i miei eventi e ogni settimana consiglio 10 brani musicali”.

“Bene, non mi resta che augurati, in bocca al lupo per il tuo tour”

“Viva il lupo! Marco è stato un vero piacere e un saluto ai lettori de “Il Giornale dell’Umbria”

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