di Roberta Colombo
C’è una parola, jugaad, che come molte altri vocaboli hindi, non possiamo tradurre con un unico sostantivo. Non si tratta infatti di una semplice parola, ma di una vera è propria energia, una filosofia di vita. In alcuni casi è sopravvivenza. In italiano lo potremmo tradurre con: “un’idea che serve a risolvere rapidamente un problema”. Oppure, più in generale con «una soluzione improvvisata che nasce dalla creatività e dall’ingegno».
L’idea: un’aula su due ruote nei villaggi di Bhopal
Esempio lampante di jugaad è sicuramente la storia di Vijay Iyer, un meccanico di 37 anni, indiano, che ripara scooter nello stato di Bhopal, nel Madhya Pradesh. Un uomo che sognava di aggiustare anche qualcos’altro, di colmare una lacuna importante: la mancanza di educazione dei bambini che abitano gli slums. Chiamarla lacuna, il problema dell’istruzione nelle aree più remote dell’India, è forse un eufemismo. Un sogno apparentemente ambizioso e utopico per un meccanico qualunque. Ma non per chi ha jugaad, appunto. E allora, se i bambini non possono andare a scuola, perché non può essere la scuola a muoversi per loro?
E infatti ci ha pensato lui: Iyer ha trasformato uno dei suoi scooter in “Shiksha Rath”(letteralmente veicolo dell’educazione), una vera e propria aula mobile che fornisce istruzione gratuita ai bambini svantaggiati e sta cambiando la vita delle baraccopoli di Bhopal.
Iyer parte ogni mattina, viaggiando da una baraccopoli all’altra, riparando gli scooter, certo, ma tenendo anche lezioni ai bambini dei vari villaggi. Lo scooter, mezzo ideale per questa missione perché grazie alle sue dimensioni riesce agilmente a viaggiare all’interno degli slums densamente abitati, è stato equipaggiato con una sorta di “scatola” di stoccaggio e un altoparlante. In questo modo, la mini scuola itinerante riesce a contenere libri, giocattoli, vestiti e materiale educativo per i bambini. Grazie alle donazioni, infatti, l’ingegnoso-ingegnere-insegnante è riuscito a raccogliere materiale scolastico sufficiente per permettere a tutti di imparare. Le lezioni in questo modo possono davvero tenersi ovunque.
Un’idea rivoluzionaria che è partita da ciò che il giovane meccanico aveva semplicemente a portata di mano; ma che ha saputo abilmente trasformare e plasmare per dare vita a qualcosa di straordinario. Ma a quanto pare, jugaad è qualcosa di contagioso e infatti l’ispirazione è arrivata a Iyer grazie a Dadi Saraswati Bhavani, una donna impegnata nella difesa dell’educazione in aree remote dell’India e che lavorava per il CRP (Cluster Resource Person).
«Sono un meccanico di professione e ho anche studiato ingegneria. Durante la pandemia di COVID-19 ho aiutato molte persone e in quel periodo sono entrato in contatto con Dadi Saraswati Bhavani, che amava insegnare ai bambini.»
Ha dichiarato Iyer all’ANI, spiegando:«Ho tratto ispirazione da lei e riesco a fare tutto questo sotto la sua supervisione. Abbiamo orari di insegnamento in diverse aree, con tre ore o al mattino e due ore la sera, regolarmente.»
L’insegnamento attraverso storie e canzoni
Iyer insegna agli studenti attraverso canzoni e storie, non a caso una metodologia didattica che, nella sua semplicità, ai bambini piace molto ed è in linea con una tradizione culturale che ha fatto dello storytelling e della narrazione orale un pilastro degli insegnamenti tramandati tra generazioni. Grazie a questa idea, Iyer riesce a promuovere attivamente l’istruzione in oltre 60 centri Anganwadi a Bhopal, incoraggiando i bambini a frequentare la scuola e perseguire gli studi.
fonti: https://www.aninews.in ; The Better India












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