Al via Umbria Jazz 2025, l’identità inossidabile di un festival internazionale sempre più globale.

Perugia 20 maggio 2025 — Umbria Jazz non tradisce mai sé stessa. Neppure quando intorno soffiano i venticelli delle polemiche — inevitabili in un festival che, per sua natura, si apre al mondo. E se Mika suscita dibattiti, Carlo Pagnotta — anima e direttore artistico di UJ — liquida la questione con l’ironia di chi ha visto passare decenni di musica e musicisti: “Chi non è interessato, non vada a vedere quei concerti.” punto. Il jazz resta. E con lui, tutto ciò che gravita intorno: le sue derive, le contaminazioni, le aperture e gli incastri. Resta soprattutto la visione di un festival che da oltre mezzo secolo tiene insieme rigore e leggerezza, America e Europa, improvvisazione e architettura. La nuova edizione del Festival UJ ha confermato una volta di più la vitalità di un evento che non solo resiste, ma si espande. Lo testimoniano i numeri (oltre 250 eventi, 13 palchi, metà degli appuntamenti a ingresso gratuito), ma anche e soprattutto la qualità del programma e il coraggio delle scelte. Il programma di Umbria Jazz 2025 è stato presentato oggi al Salone d’Onore di Palazzo Donini, sede della Regione dell’Umbria, alla presenza del direttore artistico Carlo Pagnotta, del nuovo presidente della Fondazione Umbria Jazz Stefano Mazzoni, dell’assessore alla Cultura e vicepresidente della Regione Tommaso Bori, della sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi e del direttore della Fondazione Perugia, Fabrizio Stazi. «Come Regione – ha dichiarato il Vicepresidente e assessore alla Cultura della Regione Umbria, Tommaso Bori – proseguiamo a investire sia politicamente che economicamente in questa manifestazione e quest’anno abbiamo garantito uno stanziamento straordinario con 350 mila euro che si sono aggiunti ai 400 mila che erano già a bilancio».

A Perugia, il festival è dappertutto. Lo sanno bene i frequentatori abituali, che si muovono da un palco all’altro come in un pellegrinaggio sonoro. L’Arena Santa Giuliana resta il fulcro serale, tempio del grande spettacolo e delle voci internazionali. Il Teatro Morlacchi e il rinato Teatro del Pavone sono invece lo scrigno del jazz più ortodosso, quello che chiede concentrazione e restituisce emozione pura. Intorno, come in un mosaico che si completa ogni giorno: la Sala Podiani della Galleria Nazionale, Piazza IV Novembre, i Giardini Carducci, la Terrazza del Mercato Coperto. Luoghi d’arte e storia che diventano contenitori di musica viva, vissuta, condivisa.

La cifra di Umbria Jazz è da sempre l’equilibrio: una colonna vertebrale jazzistica forte, accanto a incursioni nella black music, nel soul, nella canzone d’autore più sofisticata. Il cartellone 2025 rispecchia tutto questo con naturalezza e senza forzature. All’Arena, si alterneranno giganti come Dianne Reeves, Gregory Porter, Kurt Elling con i Yellowjackets (in omaggio ai Weather Report), Herbie Hancock, Kamasi Washington, e il trio Bollani–Miller–Dulfer per un’esplosione di groove. Non mancano stelle della nuova generazione, come Samara Joy e Jacob Collier, la sofisticata Ledisi e la regina africana Angélique Kidjo. C’è Mika, certo, ma anche Thee Sacred Souls e la leggenda Lionel Richie. Per gli amanti delle sei corde, spazio a Steve Vai e Joe Satriani, oltre a Lee Ritenour. Nei teatri, jazz puro: Ambrose Akinmusire, Immanuel Wilkins, Mark Turner, Jonathan Blake, e le voci potenti di Jazzmeia Horn. I duetti Rava/Hersch e Fresu/Sosa offrono un’intimità lirica rara. Tra gli omaggi, quello a Oscar Peterson (Fortner, Clayton, Hamilton) e a Ray Brown (McBride, Green, Hutchinson).

Sempre più centrale la sezione cameristica alla Galleria Nazionale, con una vera e propria rassegna nella rassegna: il pianoforte jazz in tutte le sue forme. Tra gli interpreti: Enrico Pieranunzi, Danilo Rea, Roberto Cipelli, Dado Moroni, Craig Taborn, Giovanni Guidi, e i duo Mirabassi/Giuliani, Bosso/Mazzariello, Rea/Biondini, Clayton/Rosenwinkel. Una geografia sonora che tocca tutte le latitudini del jazz contemporaneo. La linfa del festival scorre anche attraverso la Berklee Summer School at Umbria Jazz Clinics, attiva dal 1985: 200 studenti da tutto il mondo animeranno Perugia dall’8 al 20 luglio, culminando il 10 con un’anteprima di rilievo, tra cui un piano solo di Mathis Picard. Il Conad Jazz Contest, giunto alla 12ª edizione, premia la migliore band emergente con una tournée italiana e, novità di quest’anno, la distribuzione digitale del disco d’esordio grazie a un accordo con Universal Music Italia. Perché il jazz è anche un gioco. Il progetto UJ4KIDS, dal 12 al 20 luglio ai Giardini dell’Arena, propone laboratori musicali, spettacoli e attività ludiche per bambini, puntando su un’educazione creativa e partecipata. Un “festival nel festival” che guarda avanti con tenerezza e immaginazione. Umbria Jazz è anche cultura del gusto. I luoghi storici dell’enogastronomia si confermano partner d’eccezione: La Bottega del Vino, La Taverna, il Secret Garden dell’Hotel Priori e l’area food dell’Arena offrono percorsi sensoriali che legano vino, cucina e musica. Perché ascoltare — qui — è anche un atto che coinvolge tutti i sensi.

C’è qualcosa in Umbria Jazz che sfugge alle definizioni. È un festival, certo. Ma è anche una città che cambia pelle per dieci giorni, un laboratorio di ascolto, un esperimento sociale, un viaggio emotivo. Il jazz — come Perugia — non sta fermo. Non chiede permesso. Si trasforma, ogni anno. Umbria Jazz 2025 non fa eccezione. E ancora una volta, insegna che restare fedeli a sé stessi è la forma più audace di innovazione.

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