Un episodio di violenza ha scosso la comunità di Gubbio, quando un giovane di 19 anni ha colpito con un pugno in faccia l’autista di un pullman, provocandogli danni fisici e psicologici
( Gubbio) La vicenda dell’aggressione è avvenuta al termine di una giornata di festa organizzata a Misano, durante la celebrazione dei “Cento giorni”, il tradizionale evento che segna l’inizio della stagione estiva per molti studenti.
L’autista, Germano Masci, 67 anni, ha raccontato l’incidente che ha avuto luogo mentre il pullman, con a bordo circa 50 ragazzi, si dirigeva verso Gubbio. Il giovane aggressore voleva scendere a Cagli, ma, secondo le indicazioni di uno degli organizzatori, il pullman doveva proseguire fino a Gubbio. Questa decisione ha scatenato la furia del ragazzo, che, insieme ai suoi amici, ha iniziato a inveire contro l’autista, insultandolo e colpendolo mentre guidava il mezzo; questo gesto ha messo a rischio l’incolumità di tutti all’interno del mezzo che poteva sbandare o uscire fuori dalla carreggiata.
Masci ha descritto il momento culminante dell’aggressione: “Nella confusione, mi pare di vedere qualcosa che mi attraversa la strada… io freno, e il ragazzo che era vicino a me batte la testa nel vetro, poi mi tira il cazzotto in faccia.” Il pugno ha provocato la scheggiatura di tre denti, e il vetro del pullman è andato in frantumi a causa della violenza del colpo. Nonostante il dolore e la perdita di sangue, Masci ha continuato a guidare fino a Gubbio, dove ha allertato le autorità.
Dopo l’incidente, l’autista Masci ha rifiutato l’intervento dell’ambulanza, ma è stato portato al pronto soccorso, dove gli è stata diagnosticata una prognosi di sei giorni. “Non ho ricevuto neanche una scusa dal padre del ragazzo, solo domande su perché non l’avessi fatto scendere a Cagli”, ha commentato con amarezza l’autista.
L’episodio ha sollevato interrogativi sulla sicurezza a bordo dei mezzi pubblici e sulla responsabilità personale degli studenti, soprattutto in contesti di festa. Germano Masci, con una carriera di oltre 4 milioni di chilometri alle spalle, ha espresso il suo dispiacere per la mancanza di rispetto e di educazione mostrata dal giovane. “Io nulla, non ho parole, è suo padre che gli deve parlare”, ha concluso.
Questo triste episodio mette in luce la necessità di educare i giovani al rispetto delle regole e degli altri, soprattutto in situazioni di socializzazione e divertimento. La violenza non è mai una soluzione e incidenti come questo devono servire da monito per un comportamento più responsabile e civile.


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