Alla ricerca del Grifo… ritrovato, ulteriore step all’inseguimento di quel simbolo identitario rampante o passante [video]

Il Museo del Cioccolato come summa di operosità e orgoglio perugino, per non dimenticare

(Inviato Cittadino)

(Perugia, San Sisto) Un brand vincente, un sacro Graal come cuore pulsante della simbologia perugina (anche se quell’emblema grifagno non è esclusivo, ma condiviso con città come Genova, Narni, Grosseto…).  

“Alla ricerca del Grifo” non è solo un titolo evocativo, ma parte di un ampio progetto culturale, promosso dal Comune di Perugia e letteralmente inventato dall’archeologa Luana Cenciaoli. Che lo ha pazientemente custodito nei cassetti dei buoni propositi in attesa della pensione.

Con lo scopo dichiarato di celebrare il Grifo come emblema identitario della città attraverso un ciclo di iniziative che uniscono mito, storia e modernità, visite guidate a edifici e necropoli, botteghe artigiane e  opifici. Con la fattiva collaborazione di numerose Associazioni. 

Un percorso ad ostacoli, accuratamente… evitati con una puntigliosa programmazione. Dagli Etruschi agli ultras, da Palazzo Gallenga al Manu, dalla Biblioteca comunale Augusta alla Fabbrica Perugina, con focus sull’evoluzione del simbolo del Grifo nel branding aziendale.

Dopo il saluto della presidente del Consiglio comunale Elena Ranfa, che è stata la prima e più persuasa  sostenitrice dell’iniziativa, un saluto dell’impagabile Luana Cenciaioli. Alla quale non si darà mai quello che le spetta. E che è davvero cospicuo.

Il Virgilio (anzi la Beatrice) del viaggio è stata l’ottima Maria Cristina Mencaroni, storica della Perugina, attrice, regista, drammaturga, operatrice sociale (col gruppo teatrale La Badia di Pietrafitta, in cui fa recitare anche i sassi). E qui mi fermo.

Una visita che ne vale due, dato che è condotta con la lucidità della mente e la passione del cuore. Con una ricchezza di aneddoti e una messe di informazioni da stupire anche chi, di questa città (e parlo per me, sia chiaro!) crede di sapere abbastanza. Ma, come si dice (lo ha scritto Gianni Rodari)  “quel che non si sa/  è sempre più importante/ di quel che si sa già”.

Il Museo dei record. Il Museo del cioccolato della Perugina è il secondo più visitato a livello nazionale. Dopo quello della Ferrari a Maranello. Si contano ben 80 mila accessi pro anno. Così cavallino batte grifo, ma con un distacco risicato.

Ed ecco a voi la storia del Grifo effigiato sulla carta della cioccolata. Dopo la richiesta al Comune, si parte con l’utilizzo non ufficiale dal 1901, per arrivare, 10 anni dopo, alla desiderata autorizzazione. Negli anni 20-30 è il Grifo verticale, quello detto Rampante. Artigli sfoderati e attributi in vista (ma  non tanto).

Poi il Grifo diventa Passante, ossia orizzontale, come quello della balla sulla Mercanzia. Forse per rendere meno presuntuoso e più docile il mostro triforme che deve entrare nelle grazie delle famiglie borghesi. Siamo al 1928, sei anni dopo la Marcia su Roma che era partita proprio da Perugia. Sarà poi lo stesso Duce, in visita a Perugia, invitato a fermarsi davanti allo stabilimento di via della Stazione (oggi intestata a Mario Angeloni, dal secondo dopoguerra) e ad assaggiare le bontà, a dichiarare, serrando le mascelle: “Dico, e vi autorizzo a ripetere, che è questa la cioccolata più buona del mondo!”.

Seneca, the best! Poi nasce una scuola di comunicazione sofisticata e insieme popolare di Seneca, un artista visionario che ha saputo dare forma all’identità visiva di Perugia e dei suoi dolci più celebri. Ebbe l’intuizione di parafrasare Il bacio di Hayez e di ideare la celebre scatola blu con la coppia abbracciata e poi l’aggiunta di stelle e la gonna di Lei a forma di Bacio.  Fu lui a inventare i cartigli amorosi, anche multilingue, dentro i cioccolatini, ispirandosi ai bigliettini che Luisa Spagnoli inviava al suo amante Giovanni Buitoni (indimenticabile una mostra su manifesti e grafica in Galleria a cura del bravo Marco Pierini).

Dai cazzotti ai baci. Il primo nome del cioccolatino era “Cazzotto”, proprio per la forma della pralina in cima che imitava una mano chiusa a pugno, ma fu ribattezzato “Bacio” grazie a un’idea di Giovanni che volle qualcosa di più romantico.

Luisa femminista ante litteram, volle aiutare le operaie, creò la nursery, addirittura dotava le fanciulle povere del corredo matrimoniale, inventò provvidenze e sostegni, oltre a un ambiente di lavoro dignitoso, alla Fourier, prima che arrivasse Cucinelli.

Quindi tutte le tappe aziendali e produttive, pubblicitarie, da Carosello al “Tubi/tubiamo”, inventato in una società perugina dalla brava Donatella Donnari e da Paolino Tamborrino Orsini, poi chiamato a Mediaset da Striscia la notizia di Antonio Ricci, e il passaggio alla multinazionale Nestlè… e tanto altro. 

Federico Seneca non ha solo decorato Perugia: l’ha raccontata, l’ha resa icona. Il suo Grifo non è araldico, ma emozionale. È il ponte tra l’artigianato e il sogno, tra la città medievale e la modernità pubblicitaria. Portò comunicazione a livello di arte, firmando anche i manifesti della Coppa della Perugina, con uno stile che fondeva cubismo, purismo e suggestioni futuriste alla Depero.

Maria Cristina prosegue raccontando il concorso a premi e l’introvabile figurina del Feroce Saladino. Le figurine, disegnate da Angelo Bioletto, erano inserite nelle confezioni dei prodotti Perugina. Un’idea geniale che anticipava il marketing esperienziale moderno. Racconta i Tre Moschettieri e Filogamo, Angelo Nizza e Riccardo Morbelli, autori del leggendario programma radiofonico I Quattro Moschettieri

Il primo format pubblicitario della radio italiana. Dal 1934 al 1937, Nizza e Morbelli scrissero e sceneggiarono I Quattro Moschettieri, trasmesso dall’EIAR e sponsorizzato dalla Buitoni–Perugina: è considerato il primo caso di pubblicità integrata in un programma radiofonico in Italia. Renzo Arbore le ha riconosciuto indiscussa primazia!

Il successo fu alto ma, a un certo punto, per non creare un caso diplomatico, il Mascellone bloccò tutto. Ma furono ben 200 le Fiat Topolino consegnate ai vincitori, a fronte di 92 milioni di figurine stampate. Mai un concorso ebbe, e mai avrà, un riscontro così straordinario.

Poi Eurochocolate e il Bacione da Guinnes. Maria Cristina snocciola dati: mille ore di lavoro, 24 metri di incarto, una circonferenza di 7 metri per 2 di altezza, 5980 kg. di peso di cioccolato purissimo, il trasporto in tir, in acropoli, alle 3 di notte, le picconate (non quelle di Cossiga!), la divisione delle spoglie tra l’esercito dei golosi. Il collegamento con la trasmissione “Quelli che il calcio”, la diretta, il consenso, il boom mediatico.

Tutto questo, e tanto altro, abbiamo appreso in questo viaggio partito dal Grifo e arrivato fino ad oggi. Con la citazione (l’Inviato Cittadino ne sa sempre qualcuna meno conosciuta) di una medaglia che spetta alla direttrice del Museo. Maria Cristina Mencaroni ha scritto, diretto e interpretato, con la collaborazione di dipendenti di ieri e di oggi, una commedia storico-comica, rigorosamente proposta (con tanto di inserti firmati), rappresentata con successo al teatro Morlacchi, in occasione del centenario della Perugina. Volli omaggiare l’artista con la tessera numero 1000 dell’Accademia del Dónca (è stata lei a ricordarlo). E, Grifo o non Grifo, mi è parso il caso di dirlo.

Fabbrica e degustazione. Quindi un giro sulla fabbrica vista dall’alto, fino alla fabbricazione delle uova pasquali, da consegnare entro Natale alle voraci fauci dei magazzini d’Italia e del mondo. Se poi il giro finisce – perché così e andata – con una degustazione di cioccolata, Grifo o non Grifo, si può dire che meglio di così non poteva finire!

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