Meraviglie monteluciane: la casa dei cerbiatti, in via Cialdini, al Toppo 

Un  liberty minore, con decorazioni del muralista Lanciotto Fumi

(Inviato Cittadino)

Perugia) Anche la Vetusta ha conosciuto un vivo interesse allo stile floreale o Liberty. Lo documenta inequivocabilmente, a partire dagli anni 10 del Novecento, la fioritura di piccole costruzioni all’esterno delle barriere daziarie e nei viali alberati di circonvallazione. 

Sono palazzine eleganti, signorili, simbolo di una esibita agiatezza della classe borghese. Non comodissime, per la verità: difatti gli ambienti sono piccoli, spesso incapsulati uno nell’altro e dunque, nei passaggi, senza finestre. Un connotato ricorrente è la presenza di qualche pianta di palma che richiama il gusto per l’esotico.

Si tratta di architettura decorativa che unisce elementi di Art Nouveau, florealismi, inserti plastici, piastrelle, mosaici, ferri battuti, vetrate, stucchi e intonaci dipinti. 

All’Elce, in aderenza alla Porta daziaria di via Innamorati, Alessandro Lilli ottenne dal Comune di Perugia la licenza per costruire ben tre villini che sono tuttora in perfetto stato di conservazione. Avremo modo di tornarci.

In via Brunamonti, zona Monteluce, esiste un Liberty minore, caratterizzato da una greca decorativa, cerchi, elementi geometrici, e poco più. Una delle costruzioni è il Villino Lamberto: sulla figura dell’intestatario abbiamo aperto una finestra di storia perugina. 

Anche al Toppo e in via Madonna del Riccio restano delle case Liberty ben tenute. La più carina è In via Cialdini. È detta la “casa dei cerbiatti” (decorata dal grande muralista Lanciotto Fumi) un raffinato prototipo, datato alla fine degli anni Venti del Novecento.

Fumi è considerato figura eminente della storia dell’arte, docente di “murale” presso l’Istituto d’arte “Bernardino di Betto” (lo fu della nostra preziosa amica Serena Cavallini) e poi all’Accademia “Pietro Vannucci”. Conosceva come pochi i segreti dell’affresco. E aveva un gusto estetico raffinatissimo, unito ad una spiccata creatività. 

Greca coi cerbiatti. La presenza artistica del grande decoratore è qui documentata da una greca che ingentilisce il sottotetto e fa identificare l’immobile come il “villino dei cerbiatti”. Il fascione affrescato fronteggia la via. Ma è anche decorato il versante del giardino, orientato verso via Brunamonti. 

Stile anche nei legni e nei ferri, sebbene ammalorati. La ringhiera del terrazzo e la chiusura laterale della gronda sono in motivi geometrici eleganti, ma la ruggine li sta divorando. I vergoletti in legno del tetto, almeno nella parte a vista, non sono in buono stato e la casa è in condizione di palese degrado. 

Abbiamo già avuto modo di rilevare che il disegno a fresco sta sbiadendo e avrebbe bisogno di un accurato restauro. Così come i finestroni “simulati” che, secondo il costume dell’epoca, venivano disegnati sulla parete per una questione di simmetria e di equilibrio con le aperture reali.

Sarebbe a disposizione l’esperta restauratrice Alessia Fumi, nipote dell’artista. La famiglia proprietaria di questa meraviglia ha espresso l’intendimento di recuperare la casa dei cerbiatti, ma le spese da sostenere sono significative. 

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