Musica e architettura per una mattina di intensa spiritualità
(Città di Castello) Ancora una volta la associazione di volontariato che ha a cuore il ripristino della abbazia millenaria intitolata alla Vergine e a s. Egidio ha saputo valorizzare questo antico luogo di culto promuovendo un concerto al levarsi del sole. Trattandosi del giorno del solstizio, la iniziativa era speculare a quanto abbiamo assistito sei mesi fa, quando si trattava del giorno più lungo dell’anno.

Protagoniste delle eccezionali mattinate sono state ancora una volta le voci di Armonioso Incanto, il complesso fondato a diretto da Franco Radicchia. La formazione interamente votata alla rievocazione dei tesori dello sterminato patrimonio vocale paleocristiano con una altissima specializzazione nella monodia e nelle prime forme di discanto. Una operazione curata e perfezionata dal maestro Radicchia che ha al suo attivo una profonda formazione nella vocalità dell’Alto Medio Evo e che è in grado di distribuire i frutti del suo sapere in una attività che, per vocazione e per scelta, sfiora la testimonianza religiosa. Accolti quando ancora era buio da Francesco Fulvi, uno dei responsabili della associazione, siamo entrati a tentoni nella abbazia, non ancora rischiarata dalle luce che appena si profilava sui finestroni orientali.
Un forte odore di incenso, il fumo che saliva verso il presbiterio fortemente sopraelevato il silenzio degli astanti erano già densità di raccoglimento. Mentre gradatamente l’alba “dalle rosse dita” cominciava a entrare dai finestroni, iniziava il canto.
Erano i momenti musicali che ben apprezziamo, monodie e prime polifonie gregoriane, laudi alla Vergine, il Kyrie dalla “Missa cum jubilo”. Introito “In Deum laudamus”, “Adoro Te devote” e frammenti dai codici Huelgas e Livre Vermeil. Il meglio di quanto può disporre Armonioso Incanto, più volte oggetto di riuscitissime registrazioni discografiche.
In attesa della irruzione della luce potevamo per un attimo rivivere le emozioni dell’uomo antico, sospeso tra il terrore delle tenebre e l’aspettativa della luminosità del sole sorgente. Per la sua vetustà questa abbazia potrebbe anche aver accolto le ansie e i timori di quanti, nella notte solstiziale, vivevano le angosce dell’anno Mille, quello in cui si credeva all’imminente Apocalisse.

Ora, che viviamo tempi di guerra che sospendono a un filo le nostre esistenze, noi che eravamo ancora una volta in questo antico spazio, potevamo ben credere di essere tornati ai momenti in cui non vi era la minima certezza per la pace. Un motivo di più per goderci questa mattinata rischiarata dalle voci di Caterina ed Elisabetta Becchetti, Brunella Spaterna e Francesca Piottoli.
Di questa atmosfera sembra potrà nuovamente godere il pubblico del Festival delle Nazioni di Città di Castello che questo settembre tornerà alla badia coi suoi concerti. In luoghi come questi è possibile ricreare le condizioni storiche di cosa era l’Europa quando si cantava “in bendettino”, quando si pregava cantando. Con le sue scelte di repertorio Armonioso Incanto ricrea le condizioni del chiostro, quando dentro queste poderose mura tutelate dai Bourbon del Monte che lo avevano eletto come chiesa-madre, si potevano tenere fuori i timori del mondo, le sue agitazioni, le sue scosse: qui tutto era silenzio, meditazione, concentrazione, e dall’alto di questo presbiterio, ieri mattina come allora, la regolarità delle funzioni sorrette dalla preghiera in canto creava le condizioni di una anticamera del Paradiso. Come ricordano i grandi storici, da Duby e La Goff nel Medio Evo tutto era preghiera e l’intenso momento creato da Armonioso Incanto ne ha sfiorato la consistenza.
Cosa che non ha impedito agli ascoltatori del concerto di soffermarsi in una piacevole colazione a base di crostate, per poi incamminarsi verso una lunga camminata che li avrebbe portati alla volta di Morra, dove in san Crescentino, sono custoditi gli affreschi del Signorelli. Anche questo un luogo abitualmente utilizzato dal Festival delle Nazioni per i suoi pittoreschi appuntamenti.













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