Sono ben pochi i perugini che la conoscono e l’hanno ammirata da vicino
(Perugia) La Porta del Giubileo (o Porta Santa) – che affaccia su piazza Danti – è stata aperta il 29 dicembre 2024, in contemporanea con le altre diocesi umbre, segnando l’inizio del Giubileo nella regione.

Il Giubileo della Misericordia è chiuso. Per l’Arcidiocesi di Perugia–Città della Pieve, la chiusura dell’Anno Giubilare è avvenuta il 29 dicembre 2025, in occasione della Festa della Santa Famiglia. La celebrazione è stata presieduta dall’arcivescovo Ivan Maffeis, che ha scelto di svolgere il rito non in Cattedrale, ma nella parrocchia di San Sisto, una delle chiese giubilari designate.
Ma s’impone una riflessione e una citazione dell’opera straordinaria di Giovagnoni, autore di un Capolavoro identitario in cui si fondono arte e religiosità.
La Porta Santa fu realizzata in occasione del Giubileo del 2000, vescovo Giuseppe Chiaretti, pontefice Giovanni Paolo II. Dedicata alla Vergine delle Grazie la cui effige è rappresentata in una colonna della chiesa cattedrale, ritenuta opera di Giannicola di Paolo, della scuola del Perugino.

La descrizione del registro in alto. Nel registro superiore, paradisiaco, un trionfo di santità, coi Patroni Ercolano, Lorenzo e Costanzo e i due santi umbri Benedetto e Francesco. Non manca il Sommo Poeta Dante la cui Commedia è contestualizzata nel giubileo del 1300.
Quel Dante ignorato. Doppio richiamo che avrebbe dovuto sollecitare l’attenzione di intellettuali e dantisti nell’anno 2021, ricorrenza del settimo centenario del poeta fiorentino. Ma pare che nessuno abbia nominato questa opera grandiosa dello scultore perugino. Una colpa da ascrivere anche a noi stessi.
Non solo Ercolano, Lorenzo, Costanzo, Benedetto e Francesco, ma anche Domenico e Arco Etrusco. Sullo sfondo, Giovagnoni ha realizzato monumenti sacri peruginissimi, come il tempio ottagonale di S. Ercolano e la basilica di San Domenico. Ma anche emergenze laiche come l’Arco Etrusco. Insomma, una sintassi e una narrazione artistica identitaria che celebra e santifica.

Il corpo centrale celebra il secondo millennio dalla nascita di Cristo. Con episodi quali Annunciazione, Adorazione dei pastori, Deposizione e Resurrezione.
In basso, guerra e auspicata pace. Nel registro più in basso si realizza il contrasto fra la guerra e un auspicio di pace. In pratica la violenza di ieri (fruste e bastoni) viene attualizzata con quella di oggi (fucile) a dimostrare l’universalità del male. E mai come oggi questo messaggio pacifista assume speciale rilevanza.

Un centenario sottovalutato. Ciò che va sottolineato in occasione del centenario dalla nascita del grande scultore perugino (era nato alla vigilia del Natale 1922) è la natura fortemente identitaria che Giovagnoni intese conferire all’opera. Si notano infatti la Fontana Maggiore, l’Arco Etrusco, il matitone di San Pietro… e tanto altro.
Giovagnoni, cattolico persuaso. Insomma: anche in un’occasione di carattere religioso, Artemio Giovagnoni, artista intriso di un sincero anelito di fede, ha voluto inserire nel racconto biblico-liturgico elementi di peruginità profondamente avvertiti nel proprio intimo di uomo e di artista.

Lacune e recriminazioni. Poco fece la città di Perugia per onorare Giovagnoni nel centenario dalla nascita. Se si eccettua un evento dell’Accademia del Dónca, tenuto all’auditorium di Santa Cecilia in via Fratti. Corciano, al contrario, ricordò degnamente Giovagnoni con una grande mostra alla chiesa-museo di San Francesco e uno spettacolo dell’Accademia del Dónca in piazza Doni. Qualcosa fu fatto per il teatro, ma ad opera di soggetti privati, legati al versante drammaturgico di Artemio.
PS. Quell’opera in stand by. La città attende ancora la collocazione della replica dell’opera “Elisabetta e la tortorella” in piazza Danti (ma sarà spunto per un prossimo servizio). Fu occasione di discussione e polemica, ma la copia della scultura è pronta e pagata. Se ne attende la promessa collocazione. Comune di Perugia, datti una svegliata!
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