Corciano Festival. Come coniugare arte, storia, musica, identità… per un pomeriggio di cultura

Presentazione dei restauri al complesso di S. Agostino. Verrà (forse) in visita anche il Santo Padre

(Corciano) Una chiesetta (apparentemente) rurale. In realtà un complesso conventuale di rara bellezza con una chiesa-scrigno di tesori d’arte e cultura.

L’Ultima cena con Giuda che guarda provocatoriamente verso lo spettatore

Ce lo hanno spiegato due colonne corcianesi della storia e del restauro dell’arte della patria di Coragino: Alessandra Tiroli (studiosa) e Nicola Panichi, restitutor optimus di tante eccellenze d’arte e cultura, ad alta specializzazione in materia di sculture lignee.

La statua lignea di San Macario

Proprio una di queste sculture, quella di San Macario, ha richiesto oltre tre mesi di intenso lavoro, di bonifica, sanificazione. Rivelando che sotto le vesti maschili si celava una figura femminile con tanto di seno: ripensamento, riuso di materiali? Il mistero resta ed è affascinante.

La diegesi di Alessandra si dipana, a far capo dal 1301 al Seicento e oltre, attraverso la narrazione del conflitto tra  francescani (la chiesa museo di San Francesco e annesso convento, oggi ristorante) e agostiniani, col prevalere di questi ultimi.

La chiesa non è più quella di un tempo: cinque e non più sette gli altari che ne punteggiavano la struttura, gonfalone riprodotto in quanto l’originale è spostato nella chiesa parrocchiale, finestre gotiche tamponate… Ma la sua storia resta perfettamente leggibile.

Proprio il grande portico conventuale, con le sue ventisette lunette, dà la misura del codice iconografico agostiniano che impronta di sé la narrazione da seguire in senso orario. Col mistero di alcune personalizzazioni come quel putto che appartiene al casato dei Della Corgna e le figure di personaggi delle eminenti famiglie locali.

La storica dell’arte Alessandra Tiroli dà conto dell’intervento effettuato dal restauratore Nicola Panichi sul primo step delle 27 lunette

Il primo di questi affreschi (tutti sono stati consolidati da Panichi anni fa) è stato restituito a piena leggibilità: un Sant’Agostino che riceve dal cielo l’illuminazione e il dono dei sacri libri che segneranno una svolta esistenziale, letterariamente descritta nelle Confessioni, una delle più alte testimonianze di fede e redenzione.

Il putto dei Della Corgna

Nella sacrestia della chiesa abbiamo ammirato un’Ultima Cena sui generis, con in primo piano un Giuda Iscariota, con la scarsella dei trenta denari, guardare con severità lo spettatore, quasi con gesto di sfida, metafora del male (ma non è lui stesso vittima di un destino scritto da una volontà superiore, come dice Borges?). Giuda, dunque, personaggio che mostra la fragilità dell’umano dentro il sacro. È il punto in cui la storia divina si sporca di psicologia, di paura, di calcolo, di incomprensione. È il luogo dove il destino incontra la libertà e nessuno dei due vince del tutto. Interrogativi sollevati nella coscienza dell’osservatore.

La pittura murale in un vano stretto, inizialmente collegato al refettorio e poi diviso da un fondello, utilizzato come ripostiglio. Oggi, liberato da paccottiglia e materiale da discarica, si propone nella sua austera e irrituale bellezza.

Tante le informazioni che la storica dell’arte e il restauratore hanno fornito a un pubblico numeroso e interessato.

A seguire, il concerto del trio Manuel Magrini (pianoforte), Cristiano Arcelli (sax alto e soprano) e Cristina Zavalloni (voce). Hanno proposto una performance dal titolo “Parlami di me. Da Nino Rota a Édith Piaf”, con brani come La vie en rose, Albergo a ore e perfino La pappa col pomodoro, interpretati con piglio sicuro, originalità di proposta, seducente improvvisazione, fornendo emozioni per palati musicalmente raffinati.

Applausi per Manuel Magrini, Cristina Zavalloni e Cristiano Arcelli

PS. Abbiamo avuto il piacere di sedere accanto all’amico Mario Zucchetti la cui famiglia (nonno, padre) hanno avuto la custodia della chiesa: fucina di memorie personali e collettive di sicuro interesse.

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