Nell’ambito della rassegna «Moon in June», Danilo Rea presenta «Sakamoto & Me, Live», con la partecipazione speciale di Martux.m; performance in cui il pianismo acustico di Danilo Rea, incontra le musiche multistrato, sospese ed oniriche del compositore giapponese con il supporto ritmico dell’elettronica
(Perugia) Il concerto avrà luogo presso la Rocca Medievale di Castiglione del Lago con ingresso gratuito. Danilo Rea si avvicina all’universo musicale di Sakamoto con una sensibilità dialogante e tutt’altro che calligrafa. L’approccio non è imitativo né derivativo, ma delinea un incontro tra due visioni del pianoforte che, pur partendo da radici diverse, condividono un interesse per la melodia come paradigma espressivo,ma soprattutto una volontà di superare i confini stilistici senza perdere coerenza.
Rea riconosce in Sakamoto un musicista capace di attraversare il pop, la classica e l’elettronica mantenendo sempre una linea melodica nitida, una chiarezza formale che non si dissolve nella sperimentazione ma la sostiene. Nel progetto «Sakamoto & Me», Rea non si limita a rendere solo omaggio; per contro costruisce un percorso sonoro che annoda il pianoforte acustico con texture elettroniche raffinate, affidate alla collaborazione con Martux_M, pioniere della sperimentazione digitale. L’elettronica, lungi dall’essere un ornamento, si caratterizza come una seconda voce, un contrappunto timbrico che espande il campo armonico e apre inedite possibilità di interazione. Rea non abbandona il suo modus agendi, ma lo adatta ad un ambiente sonoro che richiama le atmosfere rarefatte e cinematiche di Sakamoto, senza mai perdere il controllo del fraseggio, della dinamica e della tensione interna. La melodia resta il centro, ma viene trattata come materia da scolpire, da deformare e da ricomporre. L’armonia si dilata, sfruttando sovrapposizioni, pedali, modulazioni per terze, mentre l’elettronica interviene a creare spazi, a suggerire direzioni ed a costruire un paesaggio sonoro prolungato. In questo incontro, Rea cerca la compresenza, mentre il pianoforte conserva la sua voce, l’elettronica la sua autonomia.
Ryuichi Sakamoto ha incarnato una delle figure più influenti e poliedriche della musica contemporanea, capace di attraversare generi, culture e linguaggi con una coerenza artistica rara. Nato a Tokyo nel 1952, si è formato all’Università delle Arti della capitale giapponese, dove ha studiato composizione, musica elettronica e musica etnica, costruendo fin da subito un pensiero musicale aperto, capace di connettere l’avanguardia occidentale con le tradizioni orientali. La sua carriera prende slancio con la fondazione della Yellow Magic Orchestra, insieme a Haruomi Hosono e Yukihiro Takahashi, gruppo seminale per lo sviluppo del pop elettronico giapponese e per l’influenza esercitata sulla scena techno e acid house internazionale. Ma è nel percorso solista che Sakamoto rivela la sua vera natura di esploratore sonoro, dal debutto con «Thousand Knives» nel 1978, la sua discografia si espande in direzioni molteplici, toccando l’ambient, la world music, la bossa nova, il minimalismo, la musica neoclassica e il pop, sempre con una scrittura che rifugge le etichette, approdando ad una sintesi personale.

Celebre anche come compositore per il cinema, ha firmato colonne sonore memorabili come quelle di «Furyo» (1983), dove recita accanto a David Bowie, «Il tè nel deserto» e soprattutto «L’ultimo imperatore» di Bernardo Bertolucci, per cui ha ricevuto l’Oscar nel 1988, insieme a David Byrne e Cong Su. La sua musica per il grande schermo si distingue per una capacità rara di fondere eleganza melodica, frizione emotiva e raffinatezza acustica. Sakamoto ha divulgato un’idea di musica come esrcizio libero, dove la tecnologia non è mai fine a sé stessa, ma elemento per ampliare il campo espressivo.
La sua ricerca ha sempre mantenuto un equilibrio tra rigore compositivo ed apertura poetica, tra forma ed intuizione. Perfino nei suoi ultimi lavori, segnati dalla malattia e da una toccante riflessione sul tempo e sulla fragilità, ha continuato ad indagare il suono con lucidità e delicatezza, lasciando un’eredità che non si limita ad una discografia, ma si estende ad un modo di pensare la musica come gesto umano, etico ed universale. Il legame di danilo Rea con Ryuichi Sakamoto si manifesta nella versatilità a costruire un linguaggio musicale che parla direttamente all’ascoltatore, senza mediazioni, senza sovrastrutture, ma solo con la forza del suono e della forma.













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