Due anni di studio, quaranta giorni di prove, quattro mesi di tournée per lo scespiriano Riccardo III

Il tris Nino Marino (direttore), Antonio Latella (regista), Vinicio Marchioni, (protagonista) illustra la nuova produzione del TSU

(Inviato Cittadino)

(Perugia) Sarà il RICCARDO III ad aprire la Stagione 2025-26 del Teatro Morlacchi di Perugia. Lo spettacolo sarà in scena da oggi, mercoledì 15, a domenica 19 ottobre. 

Un debutto che lascia presagire un sicuro successo. Stando alla presentazione sentita al foyer del teatro da una nutrita schiera di operatori della comunicazione, con la presenza di professionalità strettamente funzionali alla realizzazione di tutto quanto fa spettacolo.

Nino Marino rivendica con orgoglio la storica collaborazione di Latella con lo Stabile, una delle operazioni più significative e artisticamente feconde della sua storia. Una citazione per tutte La Tempesta in cui il regista scelse di affidare il ruolo di Prospero ad Annamaria Guarnieri. Una scelta che fu testo e pretesto per una riflessione sull’identità e sullo scardinamento di ruoli e dei più vieti luoghi comuni.

Latella dichiara di aver scelto (e li nomina uno per uno) dei collaboratori coi quali si trova in perfetta sintonia (ma elogia anche un’attrice che “sa dire di no”), annoverabili al gotha del milieu teatrale contemporaneo, declinato attraverso personalità di rango. Per dare corpo e palcoscenico a uno studio immersivo e ardito, che non teme il confronto con esperimenti del passato.

Novità impavide e motivate. Spostare l’azione al Settecento, secolo dei lumi, ma anche momento di esaltazione della sinergia tra verbum, cor, ratio e intellectus. Scardinare l’abusato teorema fisiognomico lombrosiano e l’equazione ironica alla Scola “brutto, sporco e cattivo”. Perché è nell’inganno dei “belli parlari” (diceva De Mauro) e dell’aspetto angelico che sta l’astuzia e si cela la trappola. 

Un Riccardo senza gobba. Non solo e non tanto per non oltraggiare la disabilità, ma per  presentare la malvagità sotto l’aspetto della seduzione che è anche e soprattutto parola. Non langue, ma parole (diceva De Saussure!). Virare il concetto di mostruosità ammantandolo di pulchritudo

Amplificare un ruolo, quello del Custode, conferendogli vita autonoma, rilevante e funzionale a una visione non stereotipata della vicenda. Una riscrittura come valore aggiunto registico-autoriale.

Proporre un’attualizzazione documentata dall’avvio con la parola “Adesso/ora” che dice più di tante trasposizioni in vesti contemporanee. Perché il classico – è questa la sua forza – sfida i secoli e mantiene intatto il proprio messaggio valoriale.

Il male, hic et nunc. Intercettare il male anche sotto le parvenze dei politici di oggi, agghindati nei panni omologanti del bello e del buono. Senza riguardo per la verità. Anzi, col culto dell’inganno, così ben mascherato da apparire verità. 

Insomma: uno spettacolo intrepido, latelliano all’ennesima potenza, in cui il regista non evita di presentare la propria carta d’identità, intercettando il male nelle forme del presente, con vena polemica, dicendo pane al pane e definendo ipocrita chi si ammanta di falsa bontà.

Vinicio Marchioni, pallidissimo e provato da quaranta giorni di full immersion, è laconico ed elogiativo per aver condiviso questa esperienza che non è solo professione e cimento, ma anche percorso formativo (tant’è vero che Latella, con autoironia, si autodefinisce pedagogo).

Marchioni, in privato colloquio, si definisce soddisfatto e dichiara che Perugia gli porta fortuna e che della Vetusta conosce strade, vicoli e travertini, per effetto di una lunga e proficua frequentazione (lo disse anche nello spot al Cucinelli). Tanto che, per il periodo, ha scelto non di soggiornare in albergo, ma di risiedere in una casa, per godere di maggiore libertà. 

Ecco lo spirito accogliente e propositivo con cui la città si accinge ad ospitare la nuova produzione dello Stabile. Cui non ci resta che augurare un percorso di successo. Tanto che Nino Marino ha dichiarato: “Lo scopo del TSU è quello di far vedere al maggior numero possibile di spettatori un prodotto che porta lo stigma di un acclarato impegno, prefigurando un sicuro riscontro”.

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