Se volete sapere come far venire milleduecento persone a un concerto di musica classica dovete chiedere al sindaco Bazzoffia
(Bettona) Valerio, primo cittadino di Bettona ha fatto centro per la seconda volta. Lo scorso anno, sul cortile della villa-mausoleo della scuola del Piermarini più di novecento ascoltatori per la “Cavalleria rusticana”, venerdì sera si è detto: milleduecento presenze, più un altro paio di centinaia di ascoltatori in piedi, oltre i cancelli. Il motivo è presto detto: associazionismo.
Coinvolgere nove formazioni corali e una banda tra le più rinomate del territorio, vuol dire mettere sulla scena più di duecento esecutori. Il rapporto famiglie, amici e simpatizzanti fa il resto. Se poi si sceglie un titolo coinvolgente come i “Carmina burana” di Carl Orff significa invitare a un ascolto piacevole, frizzante e platealmente condiviso. E questo non vuol dire solo la presenza nella colonna sonora del film “Omen” che dal lontano 1975 solletica le orecchie di mille ascoltatori. Pochi in realtà hanno poi visto la splendida realizzazione cinematografica di Jean Pierre Ponnelle, un mago della rievocazione storica., insuperato maestro delle pellicole dedicate a Mozart e Rossini.

Qui si tratta di una musica felice che fin dal 1937, anno della sua esecuzione a Francoforte, fece drizzare le orecchie a tutti. Anche ai nazisti che, pur convinti di aver arruolato Orff fra le proprie file, storsero il naso a quanta sensualità diffusa anima una partitura che sa assumere a ogni ascolto i volti multiformi della medusa. In Italia arrivò nel 1942 e da allora non c’è coro amatoriale che non si sia studiato almeno l’esordio clamoroso, “O fortuna, velut luna”. Si tratta di una figura retorica tipica dell’architettura romanica: una ruota che gira, con il sovrano che prima è allo zenith e poi precipita in basso. Me nel corso della caduta ci sono le tante situazioni della vita, dalla religione cristiana sbeffeggiata in parodie simili alla medievale “messa dell’asino”, al lamento dei cigni arrostiti, all’oste crapulone, all’amore concretamente evocato anche dal “Jeu de Robib et Marion”: non smancerie teologiche dantesche, ma amplessi concreti e carnalissimi.
Di questa partitura ricordiamo anche una esecuzione al teatro Morlacchi con il mitico coro dei “Cantori di Assisi”: padre Evangelista, serafico cantore di laudi francescane, alle prese col morso della carne. Come ricordava Hesse in “Narciso e Boccadoro” e come ha saputo fare Pupi Avati in un suo felice film, il Medio Evo era un’era in cui la vita era appesa a un filo e la musica e il canto ne erano il riflesso contingente, crudo e realistico. Se non andiamo errati un “Carmina” fu allestito anche alcuni anni fa a Brufa, nella infelice rotonda teatrale. Ma forse ci vorrebbero conferme. Anche allora, se non andiamo errati, c’era di mezzo Alessandro Zucchetti, il musicista brufano che in questi ultimi tempi ha raggiunto una centralità nel discorso corale e orchestrale del territorio. Entrato a gamba tesa come un centauro, ma capace di eleganze e leggerezza di un elfo, Zucchetti è un piccolo “Motore immobile” di tante iniziative.
La “Cavalleria rusticana” al Boccaglione lo scorso anno l’ha diretta lui, cosa che ha fatto anche quindici giorni fa al san Domenico di Foligno, ottima realizzazione musicale, ma scarso pubblico attratto dal massacro di fiori di Spello. Con una serie impressionante di lauree in discipline musicali, dalla chitarra al canto, al coro alla direzione d’orchestra acquisita recentemente, Zucchetti ha le competenze necessarie per fare di tutto, purché sia sostenuto da una organizzazione capace e articolata. Scommettendo sulla musica colta il sindaco Bazzoffia ha fatto centro ancora una volta. Non era del resto causale la presenza tra il pubblico del past-sindaco Mario Marcantonini che inaugurò per primo la collaborazione con la musica sinfonica nell’arena di santa Caterina.
Allora era l’Orchestra del Morlacchi diretta da Giuliano Silveri. In santa Caterina, due anni fa Zucchetti ha diretto un “Barbiere di Siviglia” che ha destato l’interesse per l’opera lirica. Anche perché opere vuol dire cori. Ecco quindi un paio di cori associarsi insieme. Scoperto il piacere di cantare insieme si produce lo straordinario conto delle formazioni dell’altra sera. Nove. Tante per una piccola città come Bettona che sarà pur gloriosamente etrusca, ma è pur sempre un fazzoletto. Eppure con questi allestimenti al Boccaglione, antica dimora dei Crispolti, c’è un asso da giocare, purchè La Sovrintendenza voglia fare la sua parte. Perché d’estate si sta bene all’aperto, la banda ha una resa acustica funzionale agli spazi, i cori si possono anche disporre sull’ampia scalea e le luci, sempre opportunamente indirizzate come è stato in tutte due le occasioni, fanno la loro parte. Quindi campagna di vendite di biglietti effervescente, numeri esauriti e esclusi comunque presenti all’esterno. Come del resto si fa a Umbria Jazz.

Prima ancora di iniziare lo spettacolo, mentre il pubblico si accalcava negli spazi previsti, c’era qualcuno che canticchiava l’iconico motivo di “O fortuna”. Quindi attenzione alta che si è concretizzata in un respirone appena il pubblico ha sentito in tutta la sua pienezza ciò che si aspettava. Tutto amplificato, ovvio, ma banda scintillante con i suoi oricalchi tutti nuovi. Il “Concerto musicale” di Cannara, ci assicurava il presidente Andrea Mercanti, ha rinnovato tutti gli ottoni e ha comprato i timpani nuovi. Perché questa banda, abitualmente diretta da Francesco Verzieri, ha capito di essere una delle migliori del territorio, soprattutto per la versatilità: e sottoporsi a un repertorio che non è una trascrizione, ma un adattamento, vuol dire rivestire ruoli del tessuto orchestrale con piena funzionalità esecutiva. La banda ci ha messo del suo, e ha saputo tirare fuori il meglio della situazione.
Certo ci vorrebbero più recite per acquisire una maggiore consapevolezza e l’assessore regionale Bori, come ricordava giorni fa in conferenza stampa, sa che un euro investito in cultura, ne riproduce tre. Lo abbiamo preso in parola e gli segnaliamo questo complesso. Ne faccia uno strumento in crescita, soprattutto perché è formato da tanti giovani. I cori, dunque. Il “Controcanto” di Bettona di Alessandro Zucchetti che presentava anche il coro “Docenti di Perugia”. Il polifonico san Francesco di Terni era diretto da Maria Cristina Luchetti, le “Voci di Alessandro Nisio“, di Angela Baek, il “Santa Maria della Quercia” di Viterbo di Laura Scarponi, il “Novum convivium musicum” di Roma di Antonio Pantanschi, il “Musica antiqua” di Terni di Stefani Trabalza, il “Naharti della Valnerina ternana” di Sabrina Bacaro, il coro giovanile della “Scola di musica La Maggior” di Francesco Ciarfuglia.
Tutti sotto la preparazione di Zucchetti che, con la modestia che gli è propria, cantava anche nel coro. La direzione complessiva era affidata a un grande esperto della partitura come il citato Antonio Pantaneschi, docente del Morlacchi, maestro di ottima caratura e di efficacia tecnica. Tre i solisti di canto, il soprano Angela Baek, il tenore Francesco Panni, già ottimo Tiruddu in “Cavalleria” e il giovane baritono Matteo Mencarelli, recentissimo premio “Martin Nilsson” dell’Università per Stranieri. A lui le esternazioni dei personaggi grotteschi, un piccolo Bruegel della partitura. I due pianisti era Stefano Ruiz Ballestrerso e Raul Maritean.
Ascoltatori, si diceva, elettrizzati, anche se non si sa quanti sappiano della storia del codice ritrovato nel 1803 al monastero di Benedickbeuren e della felice intuizioni di farne un fumettone. Orff, molto noto anche per il suo metodo di apprendimento scolastico basato sull’uso delle percussioni, ha inventato un suo Medio devo, grossolano e truculento, ma portatore di un idioma fantastico che spesso sfiora il cabaret e ha la grossolanità dell’Alto-Tedesco. Eppure non è molto lontano dagli “Hobbit” creati, guarda un po’, nello stesso 1937 da Tolkien. Un percorso parallelo che vedrà i due, che neanche si conoscevano, realizzare negli stessi anni ’50 la “Saga del signore degli anelli” e i raffinati “Catulli carmina”. Il mondo ama Orff e Tolkien e se ne fa ancora incantare.













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