Il dipinto dell’imbarco dei regulares marocchini proviene dal libro di propaganda franchista La Legiòn Còndor se despide, stampato nel 1939.
di Moreno Pedrinzani
Introduzione
I soldati marocchini al servizio della Spagna furono le prime truppe ad essere aviotrasportate sul suolo europeo dai tedeschi nell’estate del 1936. Nell’analisi di questa peculiare componente dell’esercito franchista durante la guerra civile spagnola, bisogna considerare che l’alzamiento di Franco era un’union sacrée di forze eterogenee, alcune di esse molto antiche e apparentemente fuori dal tempo, ed è necessario tenere presente che la Spagna era un paese arretrato, sia dal punto di vista tecnico che sociale. Un certo conservatorismo islamico era senz’altro più vicino al cattolicesimo più intransigente, piuttosto che al progressismo della sinistra che dominava la repubblica spagnola. Hermann Göring, il capo della Luftwaffe, titolò l’operazione prima del supporto a Franco Unternehmen Feuerzauber (Fuoco Magico), titolo desunto dall’ultimo atto del Siegfried di Richard Wagner. L’assalto alla Spagna propriamente detta venne effettuato con dei trimotori Junkers 52,e con alcuni S.81 italiani. Questi mezzi vennero utilizzati dai legionari stranieri e dai regulares marocchini, entrambe truppe d’élite, per arrivare in Spagna nella prima operazione aviotrasportata della storia, dando effettivamente inizio alla guerra civile. Dal primo agosto, con ritmo regolare, sia via Cadice, sia via Lisbona, arrivarono anche corazzati leggeri Panzer I e contraerea Flak da 20 e 88mm. in supporto al tentativo di colpo di Stato. Gli junkers-52 partirono da Tetuàn, dove era presente un aeroporto improvvisato, dotato di scarsissime strutture. I piloti tedeschi volarono senza ausili di navigazione, basandosi sulle mappe stradali Michelin, comunicando a malapena coi meccanici spagnoli a terra, eppure quest’operazione ebbe un successo enorme ed entrò a pieno titolo nella leggenda delle epopee nazionaliste, sia spagnola che tedesca.
Fuoco Magico

Dal diario di un soldato tedesco inviato in Africa per effettuare quest’operazione si legge infatti:
Nella luminosa solitudine di Tablada, dinanzi a pochissimi testimoni, ufficiali, soldati, meccanici, interpreti, questi primi gruppi di marocchini che abbiamo trasportato paiono un portento, un segno celeste, un improbabile manipolo di eroi che sta per compiere una misteriosa ed eccezionale impresa.
Questa breve citazione sia bastevole per capire il clima messianico che ammantava questa gente e questo specifico fatto bellico, che vedeva peraltro l’aviazione del Reich alla prima vera operazione di guerra, un battesimo di fuoco.
Si noti che in genere uno junkers-52 era capace di trasportare circa settanta passeggeri, ma in quest’occasione lo spazio non era bastevole. Leggendo resoconti dei giornali dell’epoca, forse volti a dare un’immagine un po’ esotica e pittoresca, ma sicuramente non del tutto irreali, possiamo scoprire come i soldati marocchini fossero oberati da bagagli, serviti per il tè, cuscini, tamburi e persino ovini. I piloti tedeschi, malgrado la propaganda, non ebbero una buona impressione delle truppe coloniali, considerate razzialmente inferiori, essenzialmente dei selvaggi. In effetti per costume bellico queste truppe non erano poi così differenti dai marocchini sotto le armi francesi, schierati già sul fronte occidentale nella Grande Guerra, la cui presenza condusse la Germania ad accusare ufficialmente la Francia di brutalizzare il conflitto utilizzando «popoli incivili» nello scenario europeo. In generale i tedeschi restarono colpiti dalla scarsa disciplina delle truppe che i nazionalisti avevano scelto come loro punta di diamante per l’assalto decisivo, inoltre ebbero forti incomprensioni linguistiche.
I regulares e il loro costume bellico
Per quanto concerne le specifiche di questa truppa coloniale, così importante per la guerra di Spagna, citata anche da Hemingway in Per chi suona la campana (1940), romanzo che è diretta emanazione dell’esperienza dello scrittore statunitense nella guerra civile spagnola, è utile fornire un’analisi tecnica I regulares (ufficialmente Fuerzas Regulares Indigena) erano chiamati così per distinguerli da altri marocchini, forze irregolari che già avevano servito sotto le armi spagnole in passato. Queste truppe coloniali avevano invece un inquadramento del tutto consono ad un esercito del tempo. Vennero istituiti nel 1911 come forza armata permanente, in contrasto al già citato precedente arruolamento circostanziale e limitato nel tempo, come forza ausiliaria indigena. Chiamati moros dai repubblicani, erano abili tiratori, reclutati nel protettorato tra le tribù berbere marocchine fedeli alla Spagna, furono una risorsa fondamentale per la vittoria della guerra civile. La loro condotta di guerra era poco ortodossa e improntata alla crudeltà del trattamento dei prigionieri e allo stupro (si ebbero le medesime esperienze e fatti che agli italiani sono note come marocchinate, crimini di guerra operati dai marocchini dell’esercito francese durante l’avanzata alleata in Italia), oltre al fatto che esigevano il diritto di saccheggio, pienamente accettato dalle autorità nazionaliste che approntavano voli speciali per inviare in Marocco gli ingombranti proventi delle razzie. L’odio e il terrore che generavano nei repubblicani ebbero un effetto psicologico ambivalente: di tenace eroismo come durante la difesa di Madrid del novembre 1936, o di rotta come nella prima estate di guerra, quando i profughi fuggivano in massa dall’Andalusia, o durante l’offensiva dell’Ebro del luglio 1938. Portavano temibili pugnali e li utilizzavano sempre volentieri, fatto che li ammantò di una fama sinistra. Considerati «cristiani ad honorem», ebbero tra le loro fila persino un generale, Mohammed El Mizzian, comandante della divisione Galiño; fatto paradossale se si pensa che furono la truppa privilegiata da una rivolta strettamente cattolica, che intendeva legarsi in modo diretto alla grande Spagna del passato, quella della Reconquista che garantì la vittoria sui musulmani e la conseguente loro espulsione dall’Europa verso l’Africa e l’Impero Ottomano. I regulares avevano appreso specifiche tecniche di guerra nel loro paese, quindi erano capaci di combattere sul terreno rotto sfruttando le più lievi pendenze come ripari, ma non ebbero la stessa efficacia nel combattimento urbano, dove subirono perdite elevate. Comandanti dal Generale Juan Yagüe, il migliore tra i comandanti nazionalisti, furono la truppa d’assalto privilegiata per tutto il corso della guerra. La loro insegna era una mezzaluna bianca. Spesso indossavano una tunica chiamata chilaba e il tarbouch rosso o il turbante rexa bianco come copricapo. Operarono anche in squadroni di cavalleria, tra questi si annovera anche la guardia del corpo personale del Generalissimo Franco. In totale furono 75.000 i marocchini a combattere per i nazionalisti, aprendo uno spaccato noto, ma non molto citato né studiato, di come persone di origine extraeuropea e di religione islamica parteciparono ad eventi bellici di peso nella storia europea, da entrambe le parti del conflitto e con particolare efficacia.
Bibliografia
Alpert Michael, Franco and the Condor Legion, Bloomsbury, Londra, 2019.
Beevor Antony, La guerra civile spagnola, BUR, Milano, 2021.
De Quesada Alejandro, The Spanish Civil War 1936 – 39. Nationalist Forces, Osprey, Oxford, 2014.
Pedrinzani Moreno, L’Addio della Legione Condor, Tralerighe libri, Lucca, 2024.













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