Il badge digitale di cantiere significa sicurezza, legalità trasparenza. Occorre estenderlo a tutti i lavori pubblici

Il badge permette di sapere chi entra realmente in un cantiere, per quale impresa lavora, se tutto è regolare

(Perugia) La ricostruzione in Valnerina come elemento propulsore di nuove opportunità. La proposta parte da  Elisabetta Masciarri (Fillea Cgil Umbria), che dichiara: “Estendere il badge digitale di cantiere a tutti i lavori pubblici”.

 A dieci anni di distanza dal terremoto che sconvolse la Valnerina e l’intero Appennino centrale, la Fillea Cgil Umbria, attraverso la segretaria generale Elisabetta Masciarri, traccia un bilancio della ricostruzione e propone di estendere il badge digitale di cantiere a tutti i lavori pubblici, rafforzando legalità, sicurezza, trasparenza e tutela del lavoro lungo tutta la filiera.

Dice Masciarri: “Abbiamo seguito la ricostruzione quando ancora significava mettere in sicurezza edifici e comunità, e abbiamo continuato a esserci quando sono arrivati i cantieri, le imprese, le migliaia di lavoratori.  Abbiamo avuto le idee chiare, fin dall’inizio, sul fatto che bisognasse ricostruire bene, nella legalità e nella sicurezza”.

Soldi pubblici per la ricostruzione. Una ricostruzione finanziata con miliardi di euro di risorse pubbliche deve lasciare al territorio non soltanto edifici nuovi e borghi recuperati, ma anche lavoro dignitoso, professionalità, imprese qualificate e regole migliori.

Maggio 2026 come data post quem, ossia del momento storico in cui il badge digitale di cantiere è entrato nella fase operativa. “Non vogliamo attribuirci meriti che appartengono a un lavoro collettivo tra istituzioni, struttura commissariale, organizzazioni sindacali e datoriali, Casse Edili e sistema bilaterale, ma possiamo rivendicare il fatto che la Fillea Cgil questa battaglia l’ha portata avanti per anni”, afferma.

Rispetto di legalità. “Quando la ricostruzione entrava nella sua fase più intensa – precisa – abbiamo chiesto il rispetto dei protocolli di legalità, il controllo dei flussi di manodopera, il settimanale di cantiere e l’implementazione del badge. Oggi quello strumento esiste e questo è un risultato importante. Il badge permette di sapere chi entra realmente in un cantiere, per quale impresa lavora e di registrare le presenze giornaliere attraverso un sistema collegato alle Casse Edili e alla piattaforma della ricostruzione. Diventa quindi più semplice tutelare anche le imprese sane, quelle che applicano i contratti, formano i lavoratori, rispettano le norme e investono sulla sicurezza”.

In legalità si procede meglio. “La ricostruzione successiva al terremoto del 1997 – ricorda Masciarri – aveva già dimostrato che legalità, bilateralità e controllo della regolarità del lavoro non rallentano la ricostruzione, possono invece renderla migliore. Proprio dall’Umbria è arrivata un’esperienza importante sul Durc di congruità e sul ruolo della bilateralità”.

Elisabetta Masciarri

E malo… bonum. È significativo che sia proprio il cratere del sisma 2016 a sperimentare questo sistema. Un territorio ferito può così diventare un laboratorio nazionale di legalità, sicurezza e innovazione nel lavoro. 

E la notte fu… meno buia. Dieci anni dopo quella notte, Valnerina e il cratere non devono essere ricordati soltanto per ciò che hanno perduto. Possono invece diventare il luogo dal quale parte una nuova idea di cantiere e di lavoro, più sicuro, più trasparente, più regolare.

Concludendo, con ottimismo. Questa volta potrebbe essere il cratere a ricostruire qualcosa per tutta l’Italia: regole migliori per chi lavora e per chi (ri)costruisce il Paese.

Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.