Nelle ultime settimane la partecipazione politica di una studentessa diciassettenne è diventata un caso di cronaca che solleva interrogativi profondi sulla libertà di espressione
(Firenze) L’8 novembre scorso una studentessa di 17 anni del liceo Machiavelli-Capponi di nome Haji ha partecipato ad una manifestazione in Piazza Duomo a sostegno degli operai dell’Alba di Montemurlo del settore tessile. La giovane durante la giornata ha preso parte ad un sit-in avvenuto all’interno e all’esterno della Boutique di Patrizia Pepe, dove i partecipanti miravano a chiedere un tavolo di confronto contro lo sfruttamento lavorativo e i turni massacranti nel distretto di Prato.
Inaspettatamente, dopo mesi passati da quella giornata, alla fine di gennaio alla ragazza è stata notificata una lettera con richiesta di colloquio da segnalazione delle forze dell’ordine alla Procura minorile. La ragazza è stata convocata per quello che i sindacalisti hanno definito un “interrogatorio” e sono seguiti controlli domiciliari e indagini sulla sua vita privata. Secondo quanto riferito dal collettivo Cobas, alla giovane sarebbe stato caldamente consigliato di “non partecipare più a manifestazioni per evitare conseguenze più gravi”.
A seguito della notizia la comunità scolastica e cittadina non si è fatta attendere: studenti, docenti e sindacalisti si sono riuniti davanti al liceo per manifestare solidarietà ad Haji e il 1° marzo c’è stata in piazza Santo Spirito un’assemblea pubblica per discutere con la cittadinanza di quanto accaduto.
Secondo il collettivo studentesco K1 e alcuni insegnanti, “l’intervento dei servizi sociali è stato anomalo per diversi motivi“, tra i quali il fatto che alla manifestazione erano presenti altri dieci studenti minorenni, ma solo Haji, italiana di seconda generazione di origini marocchine, è stata segnalata. Motivo per cui collettivo, sindacati e comunità scolastica hanno ipotizzato un’accanimento individuale con azione mirata contro la singola persona. Gli attivisti sostengono che la partecipazione politica e la solidarietà sociale siano state trattate dalle autorità come “un segno di disagio o un fattore criminogeno”, invece che come esercizio di un diritto democratico. Sono state raccolte 300 firme tra studenti e professori a sostegno di Haji. I docenti la descrivono come una studentessa “corretta e impegnata”. Il provvedimento è stato visto da una parte della cittadinanza fiorentina e non come “un precedente pericoloso per la libertà di espressione e di manifestazione di tutti i cittadini”.
Al centro della protesta quella che alcuni hanno definito una “deriva anticostituzionale” che minaccia l’Articolo 21. La critica principale riguarda la gestione del dissenso, c’è chi teme che la partecipazione democratica venga ormai trattata come un disturbo sociale o un’emergenza di polizia, negandone la natura di diritto inalienabile.







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