La pietà popolare lo volle santo, ma non è nemmeno beato
(Inviato Cittadino)
(Perugia) Approvato dal Consiglio comunale un Ordine del giorno che sancisce l’istituzione di una giornata dedicata a Bevignate.
Lo si definisce “quasi santo”, ma è una bufala. Il suo dies natalis (ossia il giorno del decesso, della “nascita al cielo”) cade il 14 maggio.
La chiesa a lui intitolata fu eretta, su istanza del templare Bonvicino, a metà del XIII secolo. La solenne delibera, assunta all’unanimità il 22 aprile 1453 dal Consiglio dei Priori e dei Camerari delle Arti del Comune, ne prevedeva la costruzione.

14 maggio, dies festivus. La Perugia medievale sancì il 14 maggio come giorno festivo e, in quanto tale, fra i travertini della Vetusta si prescriveva l’astensione dal lavoro.
I Milites templi hanno goduto di grande fama e sono stati celebrati, e studiati, in una notevole messe di pubblicazioni a livello europeo. La stessa figura di Bevignate merita di essere meglio conosciuta.
Perugia capofila. È stato ricordato che il Comune di Perugia è, dal 2017, capofila per l’Italia della Templars Route European Federation ed è attualmente impegnato nella costruzione del dossier di candidatura da presentare al Consiglio d’Europa ai fini del riconoscimento della “strada del patrimonio dei templari” come Itinerario Culturale.

Da qui la sottolineata opportunità di valutare le iniziative adeguate per l’istituzione di una giornata dedicata alla figura di Bevignate in occasione del 14 maggio di ogni anno, al fine di rendere maggiormente conosciuta detta figura e le vicende storiche della Città di Perugia.
Il Tempio fu iniziato nel 1256, in un’area ricca di acque e frequentata da eremiti. L’architettura stile romanico-gotico, sobrio all’esterno e sorprendentemente ricco all’interno. Le decorazioni consistono in affreschi dugenteschi che raccontano la missione in Terrasanta, la vita di San Bevignate e il Giudizio Universale, con una processione di flagellanti e disciplinati. Tra i seguaci, il più noto, fra’ Raniero Fasani, eremita francescano.
Le vicende dalle stelle alle stalle. La Chiesa sconsacrata ha conosciuto periodi di abbandono e messa all’indice dell’Ordine. Fu infatti prima deposito di legname e materiali vari del Comune. Addirittura canile, quando a Perugia c’era l’acchiappacani. Poi caserma dei Vigili del Fuoco, dopodiché magazzino del cantiere. E infine i fasti del recupero.

La fullonica del I a.C. Durante gli scavi del 2007-2008, fu individuato, nelle viscere della chiesa, questo complesso sistema di vasche comunicanti e canali di scolo. La presenza di pigmenti colorati induce a pensare che potesse trattarsi di una lavanderia-tintoria, ossia quella che veniva definita fullonica. Insomma un’officina di fulloni, ossia di addetti al compito di lavare, smacchiare, tingere indumenti. Almeno per la “Perugia bene”, ossia le famiglie etrusco-romane più in vista dell’epoca. La stessa fullonica fu creata sul sito di una domus romana risalente al I secolo avanti Cristo. Dalla sua demolizione sarebbe derivata la lavanderia.
Della domus preesistente resta un mosaico a clessidra. Della casa antecedente si è conservata una piccola porzione di mosaico con motivo a clessidre. Non una grande opera d’arte, ma una cospicua testimonianza dell’età romana, databile a qualche decennio prima della nascita di Cristo.
Ma Bevignate non è santo. Si potrebbe parlare di “santo mancato”: amatissimo dal popolo, celebrato con riti e arte, mai riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa. Diciamo che fu considerato un santo dalla devozione popolare, tanto che, nel 1453, le autorità civili e politiche di Perugia celebrarono una sorta di “canonizzazione laica”, per rispondere alle richieste della cittadinanza, specie popolare, di avere un santo “proprio”. Tuttavia, la Chiesa non lo ha mai canonizzato formalmente, e quindi non è riconosciuto come santo nel calendario liturgico ufficiale.
Perugia, ovvero Santi a iosa! In materia di Santi protettori, la città d’Euliste non si è fatta mancare niente. Lo ricordava ironicamente il poeta perugino Claudio Spinelli. Assommano, infatti, i santi o presunti tali, ad almeno sei o sette. Ma di questo parlerò in altra occasione.
Fa capo alla giovane laureata Virginia Silvestri un’ipotesi di scuola dello Studium per una valorizzazione e una migliore fruizione delle pitture murali di San Bevignate. Attraverso la creazione di una struttura metallica che consenta di ascendere ai fasti della chiesa. Ci si augura che l’Amministrazione comunale riprenda e sviluppi il progetto (che prevede anche la parte ingegneristica di restauro e consolidamento).
Una mostra memorabile, di Angelo Buonumori, “IEROFANIA” fu effettuata in quella splendida location. Si trattò di un’esperienza immersiva di Light Art che trasformò uno dei luoghi più emblematici della presenza templare in Umbria in un cammino di luce e meditazione.













Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.