La frontiera dell’IA

di Prof. Maurizio Valentini

Il nostro tempo ci sta presentando un potente cambiamento di tutti i paradigmi che fino ad ora hanno guidato, la vita di ognuno di noi e che ci stanno mettendo di fronte a scelte che decretano la fine di un’epoca e la nascita di un’altra.

La massima e, forse un’oca rappresentazione di tutto ciò e’ l’intelligenza artificiale AI, di cui tanto si parla e si discute ma di cui la maggior parte delle persone ha solo una rappresentazione cinematografica e fantasiosa. In questo articolo verrà presentata solo brevemente offrendo però al lettore una breve riflessione su cui riflettere.

Quale controllo su questa tecnologia?

Questa è la domanda che molto spesso viene posta. A chi è deputato il controllo di questa tecnologia in espansione? ancora oggi non vi è un organismo internazionale o nazione che attui una forma organica di controllo. Il centro del problema è chi sta sviluppando gli algoritmi che poi verrano applicate nelle varie funzioni.

L’Europa nel 2023 ha iniziato lo sviluppo dell’IA act per definire i limiti dell’IA; questo corposo documento però entrerà effettivamente in attuazione solo nel 2026.

Il cittadino, quindi cosa deve fare e come si deve comportare per non venire fagocitato da questa nuova dimensione del vivere odierno?

Per prima cosa sicuramente occorre sviluppare una cultura degli ambienti digitali che si vanno ad utilizzare, da crearsi seguendo corsi di formazione che forniscano tutte le informazioni necessarie ma anche un adeguata abilità nell’uso degli strumenti.  

Serve conoscere i nuovi linguaggi i questi ambiti social-tecno i quali si stanno sviluppando e stanno sostituendo la normale dialettica della relazione umana. Deve essere ormai ovvio a tutti che stiamo non stiamo assistendo ma partecipando alla trasformazione non solo comunicativa ma anche sociale che porterà alla scomparsa delle reti sociali, dei modi di lavorare, ad un diverso sviluppo urbanistico ed ad una caduta del normale, o meglio come viene conosciuto, vivere comune.

La pandemia è stata la censura da cui tutto è partito, in cui si è sperimentato che vi era un mondo ulteriore che permettervi di avere un contatto non più fisico ma comunicativo digitale e che con vari aggiustamenti si poteva sopperire alla mancanza di una presenza fisica. Questo fenomeno è stato non volendo un test mondiale del nuovo spazio digitale che è servito per velocizzare la trasformazione sociale.

Oggi ci troviamo a rincorrere lo sviluppo tecnologico, sapendo che non riusciremo mai difronte all’AI a colmarlo.  

L’unica possibilità oltre il conviverci è la gestione tecno-etica ossia sviluppare un pensiero sociale di tipo filosofico che ponga domande ai fornitori di sistemi.

Perché uso il sistema? Perché faccio determinate scelte? Quali sono i fini che intendo raggiungere?

Come si può ben capire dalle domande in tutto è presente la base di una relazione, ossia l’eticità delle azioni e dei comportamenti che sono alla base dell’essere umano.

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