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Lisa Manara Quartet allo Stix Music Club Di Perugia, una performance degna delle grandi occasioni

Lisa Manara Quartet

// di Francesco Cataldo Verrina //

Lisa Manara è un personaggio borderline rispetto all’idea di jazz tradizionale, ma trova un saldo legame ombelicale con la musica sincopata afro-americana, attraverso la sua genetica blackness, ossia in quella sua sorgiva attitudine a voler esplorare i suoni, i ritmi e le vocalità tipiche del continente nero, quell’Africa madre di ogni forma di musica ritmica contemporanea, terra di conquista, di confluenze, di deportazioni e di diaspore che si rapprendono sulla scorta di molteplici fenomeni di inculturazione. In quel suo peregrinare fra elementi eurodotti, poliritmie africane e lemmi tipici del jazz americano, la Manara sviluppa un raccordo privilegiato tra universi apparentemente distanti ma simili. Le performance di Lisa e del suo affiatato line-up gettano continuamente un ponte tra l’Africa e le Amerindie. A tutto ciò si aggiunga corredo vocale non comune, di cui la cantante dispone per dono di natura.

Giovedì 28 marzo, Lisa Manara, accompagnata da Federico Squassabia tastiere e basso synt, Paolo Rubboli alla batteria e Fabio Mazzini alla chitarra elettrica, si è esibita allo Stix Music Club di Perugia dando la stura al City Music Festival / Springtime Jazz con un live-act carico di suggestioni, fatto di momenti intimi ricchi di pathos e bordate di energia cinetica basate su un approccio al canto trascinante ed incontenibile. Il pubblico non era quello dei grandi numeri o dei sold out, ma selezionato e competente, soprattutto consapevole e soddisfatto di aver assistito ad una performance degna delle grandi occasioni. Parlando per metafore, possiamo dire che l’occasione faccia l’uomo ladro. Per intenderci: fortunato colui che ha saputo approfittare di tale opportunità. Tanto che gli astanti, pochi ma buoni, hanno partecipato attivamente alle sollecitazioni della cantante battendo le mani e cantando, merito anche della perfetta acustica del club, pari a quello di una sala di registrazione ad uso professionale e didattico, a cui la struttura viene spesso adibita.

Al netto dei dettagli tecnici il Lisa Manara Quartet ha sciorinato una serie brani legati al recente progetto della cantante: «Capo Verde, canta l’incontro», un itinerario musical-canoro che muove dell’arcipelago di Capo Verde in un crogiolo di esperienze e culture divise a metà fra tradizione latino-europea e antiche radici africane: dalle morne malinconiche ed elegiache, alla scanzonata coladeira, dai ritmi di batuque e funanà, fino alla suggestive musiche interpretate da Cesaria Evora, passando per l’Angola terra di origine dei capoverdiani. Il tutto sapientemente interpretato con perizia filologica ed un’agilità sorprendente nel padroneggiare lingue e dialetti, in lungo e largo per un repertorio che recupera anche i cantautori contemporanei. Nella scaletta della serata, partita a raffica con «Sodade» di Cesaria Evora, «Vapor d’Imigration» di Mayra Andrade, «Mona Ki» dei Bonga e «Tempu Ki Bai» di Mayra Andrade, il quartetto ha innestato anche brani provenienti dal precedente progetto «L’Urlo dell’Africanita’». Lo show ha raggiunto punte d’eccellenza sottolineate dell’evidente gradimento del pubblico con la reinvenzione di «Pata Pata» dell’iconica Miriam Makeba, ma soprattutto con la struggente ripresa di «Sinnerman» di Nina Simone che la Manara ha restituito al mondo degli uomini attraverso un’interpretazione intima, profonda e strutturata in maniera impeccabile, in cui ha riprodotto tutte variazioni vocali e tonali della cantante-pianista originaria della Carolina del Nord e naturalizzata francese. Ancora per la gioia del pubblico presente in sala e collegato via streaming sul canale youtube dello Stix Music Club sono arrivate molte chicche come «Segredu» di Mayra Andrade, «Jingonca» dei Bongo, «Angola» della Evora, «Afirika» di Kidjo, «Feel The Love» di Sarah Jane Morris ed altre fino all’acclamatissimo doppio bis finale. A conti fatti, una piacevolissima serata ricca di emozioni, fuori dai clamori del deja-vu e riservata ad un pubblico di fortunati eletti. Un inizio di «qualità» migliore per l’avvio del City Music Festival / Springtime Jazz di Perugia non avrebbe potuto esserci.

Lisa Manara

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