L’occasione è di quelle che, nel settore del fumetto, segnano un momento storico: per la prima volta la Disney affida le sue creature predilette, nella fattispecie l’universo dei paperi, agli studi della Marvel Comics per realizzare una storia a fumetti molto speciale. Nasce così Zio Paperone e il Decino dell’Infinito, storia già destinata a entrare negli annali dei “classici” che viene pubblicata in contemporanea mondiale negli Stati Uniti in un albo a sé stante e qui in Italia come storia principale dell’inossidabile Topolino in uscita questa settimana, il numero 3579.
La squadra schierata in campo per l’occasione è quella dei nomi migliori della scuderia Marvel: primo fra tutti l’autore Jason Aaron, distintosi nell’ultimo decennio come firma dietro le più grandi operazioni di bandiera della Casa delle Idee: suoi sono due dei cicli più acclamati di serie famose di casa Marvel come Thor e gli Avengers, ma suo è stato anche il nome coinvolto nel rilancio dello Star Wars a fumetti quando il brand è entrato sotto i vessilli del gruppo Disney e nel ritorno di un’altra icona del fantasy, Conan, di cui Aaron ha voluto raccontare gli anni crepuscolari che lo vedevano sul trono di Aquilonia. Insomma, un nome, una garanzia.
Lo hanno affiancato Alex Ross, pittore di fama mondale sia per le sue copertine celebrative che per opere illustrate di taglio artistico come Marvels e Kingdom Come, che ha realizzato una copertina apposita per omaggiare lo Zione di casa Disney nel suo stile inconfondibile, e un parterre di altri artisti che hanno firmato una pletora di copertina variant come vuole la tradizione dei grandi eventi fumettistici americani.
Ma c’è anche spazio – e che spazio! – per l’Italia, perché se per i testi la Marvel ha puntato su uno dei suoi autori più solidi, per le illustrazioni ha voluto affidarsi alla scuola italiana, che specialmente nel filone disneyano vanta decenni di esperienza e un rostro di artisti ineguagliato in tutto il mondo. Le pagine de Il Decino dell’Infinito sono quindi tutte firmate da nomi nostrani quali Paolo Mottura, Francesco D’Ippolito, Alessandro Pastrovicchio, Vitale Mangiatordi e Giada Perissinotto.
Ma nella sostanza qual è il risultato di questo “incrocio genetico” tra due generi che in apparenza potrebbero sembrare più lontani che mai? Da un lato le avventure cosmiche, le realtà alternative, i multiversi e i poteri smisurati cari alla tradizione Marvelliana, dall’altro le avventure più solari, spensierate e a “conduzione familiare” di Paperone e nipoti?
Va detto innanzitutto che la dicotomia è solo apparente: dobbiamo tornare indietro di quasi settant’anni, al creatore originale di Zio Paperone, quel Carl Barks che ha fatto la storia del fumetto, e che nel coinvolgere il vecchio miliardario scozzese in avventure di ogni genere aveva già posto le basi per un immaginario a cui il mondo supereroistico e d’avventura avrebbe poi attinto a piene mani. Civiltà perdute, mostri, viaggi nello spazio, razze aliene, magia, gadget ipertecnologici e scene d’azione spericolate: tutto questo lo Zio Paperone di Barks non se l’è fatto mancare ben prima dei vari Fantastici Quattro, Avengers e X-Men.
Detto questo, il dualismo di questa storia speciale sta soprattutto nel raffronto forma/sostanza. La forma della storia è quella scritta col dna della Marvel: un nemico oscuro e pressoché onnipotente, uno Zio Paperone con qualche eco del titano folle Thanos, priva lo zione nostrano delle sue ricchezze, anzi, di quelle di tutti i Paperoni di tutti gli universi, per proclamarsi “papero più ricco del multiverso”. Sta al Paperone che conosciamo (e ai suoi vari alter-ego) tentare di fermarlo imbarcandosi in una sarabanda di dimensioni alternative, viaggi spazio-temporali (con l’aiuto dell’immancabile Archimede) e riscritture della realtà.
La sostanza, però, sta nell’altro campo. Aaron pesca a piene mani nella “lore” d’annata di Zio Paperone, rifacendosi alle sue storie più celebri (prima fra tutte quella d’esordio di Scrogge, lo storico Natale sul Monte Orso del 1947) per sondare ed esplorare la natura e il cuore di ciò che fa di Paperone ciò che è in realtà. La dimensione fantascientifica cede il passo a quella familiare quando scopriamo che lo Scrooge malvagio e onnipotente è uno Scrooge che non è stato raggiunto dai suoi nipoti in tempo in quel fatidico natale. Qui Aaron si rifà soprattutto al secondo più grande autore di storie di paperi, Don Rosa, che aveva giustamente visto nel riavvicinamento con i nipoti la riscoperta di quell’umanità e quella sete di avventura che il vecchio magnate aveva perduto da tempo. Questo Paperone non ha mai ritrovato se stesso e si è perduto definitivamente nella cupidigia.
Storia e finale, a detta di alcuni, avrebbero meritato tempi più lunghi e approfondimento maggiore, e forse calcano la mano su qualche sentimentalismo di troppo, ma si tratta di una storia-omaggio in cui traspare inequivocabilmente l’affetto e l’ammirazione che Aaron (da sempre fan sfegatato e dichiarato di Barks e Rosa) prova per la figura del vecchio papero e dei suoi narratori principali.
In conclusione, esperimento riuscito non solo per la storia celebrativa in sé, ma anche per le porte che apre. Visto il successo dell’iniziativa, non dubitiamo che altri grandi autori del fumetto statunitense e mondiale provino il desiderio di cimentarsi coi mostri sacri delle maschere Disneyane. Quando al sodalizio Marvel/Disney, pare che siamo appena agli inizi: in autunno Paperino seguirà le orme dello zio multimiliardario in due nuove proposte, forse meno cosmiche e liriche, ma di sicuro effetto comico, esplorando possibilità impensabili in cui si troverà a vestire i panni di Thor e Wolverine. Questa sì che può essere una minaccia distruttiva per il multiverso!
di Fiorenzo delle Rupi













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