MIR-abilia agellesi di MIRmina: dal pissoir di Duchamp al doppio bidet en découpage [video]

Coniugare antico e contemporaneo in una mostra itinerante all’aperto

(Inviato Cittadino)

(Perugia) Si chiama MIRABILIA la mostra di Paolo Mirmina, in arte MIR, inaugurata ieri nell’acropoli di Agello, fra il castello e i giardini.

L’ha curata, per il Convivio delle Arti, Fabrizio Fabbroni, artista di lungo corso, già direttore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, docente di scenografia, nonché architetto e geniale artista polimorfo: pittore, scultore, scenografo, progettista, installatore.

L’ha presentata, con affetto e competenza, il critico d’arte Andrea Baffoni, sodale di entrambi gli artisti.

Sottolineando come al talento intrinseco di ciascuno dei due, disgiuntamente considerato, si sommi il valore aggiunto della coppia. Ossia, le opere di Paolo, che parlano all’intelligenza del cuore, vengono valorizzate dall’interpretazione di un altro artista, complice la comune appartenenza al mondo della creatività.

Custode, osservatore e poi creativo. È stato il ruolo di Mirmina, custode di Palazzo Della Penna, luogo deputato ad accogliere artisti e fantasie, a stimolare una genialità in procinto di esplodere. Paolo ha cominciato per celia, è diventato un professionista.

E non ha tardato, Mirmina, ad elaborare un personalissimo codice linguistico che lo ha indotto a ricoprire di carta e di colori un po’ di tutto: oggetti desueti, manichini dismessi, ferri da stiro, macchinine… tutto il riciclabile.

Coniugare etica ed estetica. Perché questo è uno dei meriti di Mirmina: restituire dignità  d’arte a oggetti da discarica, compiendo un percorso creativo di carattere etico e valoriale.

Dall’orinatoio ai bidet. Come Duchamp propone l’orinatoio del ready made, Paolo appoggia a terra due bidet ricoperti, oggetti di culto provocatori. Per ricordarci che siamo umani. 

Perché – dice Baffoni – più che il risultato conta il percorso. La provocazione di Mirmina consiste nel “pro/vocare”, ossia nel “chiamare lo spettatore a farsi avanti”, a dire la sua, a non restare passivo, ma a mettere in discussione l’artista , il gusto corrente, l’acquisito.

Il dadaista di Palazzo Della Penna veste così i manichini che Fabbroni piazza al Belvedere, muti testimoni di un panorama unico che apre lo sguardo verso il piano, fra campi geometrici e acque, profili di monti e colture.

Divertire, portando altrove. Scopo di Mirmima è divertire, nel senso di “dis/vertere”, portare altrove, allontanarci da una quotidianità banale e conformista per trascinarci nei territori della più sbrigliata creatività.

Per non lasciare indifferenti, ma differenti, diversi da prima. Un universo interattivo in cui il fruitore alza o abbassa le braccia degli inerti manichini, facendo loro assumere posture anche innaturali, inusuali, improprie. Cervellotiche, anche, s’intende! Ma nostre.

Una vera ossessione che domina la sua vita e il suo agire. Un fare sempre nuovo, che ignora regole e codici precostituiti. Tanto che l’irritualità diviene regola e il lavoro procede  work in progress, senza un piano, affidandosi all’improvvisazione, all’umore del momento.

Un entusiasmo che rende onore al concetto greco-antico di “enthusiasmòs”, ossia “èn theòs”, a quel Dio che urge dentro, al demiurgo che anima le mani e il pensiero.

Tanti amici ed estimatori, magionesi, agellesi, perugini. A seguire Paolo, Fabrizio e Andrea, tris complice e scombiccherato alla ricerca di avventure artistiche e intellettuali, un manipoli di amici, estimatori, fra i quali il sindaco di Magione Massimo Lagetti, chiamato ad esplorare i manichini che si affacciano su lacerti di antichi muri. A sedersi su una sedia finto-gestatoria, trono variopinto e fasullo, nella connivente intesa con l’artista che è il primo a (sor)ridere di sé, a non montarsi la testa, a godere di presenze affettuose. L’importante è stare al gioco, nel ludus dolce-amaro e misterioso della vita. 

Arte o… fantascienza. Una caccia al tesoro, un viaggio alla ricerca di se stessi. Tra umani e alieni. Perdersi per trovarsi. “”Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione”: Blade Runner. Un’esperienza visiva e filosofica che ha ridefinito il genere. 

Tutto questo, e tanto altro (stima, autoironia, socialità, affetto, allegria) si è visto ieri ad Agello, alla mostra di Mirmina, in arte MIR. Il quale, furbastro e sornione, ha capito che l’unico modo serio di essere artista consiste nel non… prendersi troppo sul serio. 

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