Presentazione di “Artemide: cronaca di una battuta di caccia” il nuovo libro di Roberta Rita Colombo

“Siamo nell’era dei riflettori, della vita senza segreti, dei dossier, dello spionaggio che trova sempre uno scheletro nell’armadio. E se non c’à, lo fa su misura, taylor made. Con un click il mondo è a portata di mano, la verità si fa on demand.  In questo contesto, la vita privata, quella intima sfera della nostra esistenza, la nostra necessità di riservatezza, rischia di non essere più un diritto. E dall’altra parte, fruendo passivamente di queste verità preconfezionate, che ci fanno credere si sapere come stanno le cose, abbiamo smesso di evolverci: il nostro cervello non fa più quello sforzo necessario per andare oltre alle apparenze, non c’è più intuizione. Tanto, alla peggio, si va di IA. Crediamo che la realtà sia quella che vediamo, che postiamo, quella che ci dicono gli altri, quella per cui si paga.”

In questo contesto, Artemide, la protagonista del libro di Roberta Rita Colombo, va controcorrente e si ribella al dovere di mostrarsi.  Questo racconto, che non è altro che un’intervista, nasce dall’esigenza di segnalare la presenza di pericolose sabbie mobili nella nostra società. C’è il rischio di uno sprofondamento, lento ma costante, a danno di un fragile confine, delicato e precario: quello che dovrebbe garantire sempre il diritto alla dignità e alla privacy e che oggi, rischia di sgretolarsi, in nome di una “democratica libertà di stampa” che forse è più abusata che rispettata nel suo significato originario.

La storia è una rivisitazione del mito classico di Artemide e Atteone, riadattato per denunciare la deriva morbosa della stampa moderna e la violazione della privacy.  Secondo il mito antico, nel corso di una battuta di caccia, Atteone provocò l’ira della dea Artemide quando la sorprese mentre faceva il bagno all’ombra della selva Gargafia. La dea, per impedire al cacciatore di raccontare quello che aveva appena visto, lo trasformò in un cervo che poi, scappando, venne raggiunto dai suoi cinquanta cani. Gli animali, non riconoscendo il padrone, lo sbranarono.

Nel retelling dell’autrice, ambientato ai giorni nostri, Artemide è una ragazza avvolta nel mistero, che nessuno ha mai visto, nonostante sia figlia di un’importante famiglia protagonista di scandali e gossip. Artemide è sulla bocca di tutti perché leader di un popolare movimento per la salvaguardia della natura e il crescente numero dei suoi sostenitori fa tremare i potenti. Caratterizzata da estrema intelligenza e sensibilità, Artemide porta avanti i suoi progetti nell’ombra, senza cercare i riflettori.  Ma questa sua riservatezza non fa altro che alimentare i rumors e le illazioni sulla sua persona, suscitando nell’opinione pubblica curiosità e crescente sospetto. In realtà, la sua autenticità spaventa perché sfugge al controllo.

Spinto dalla sete di conoscenza e dall’idea che l’immaginario collettivo si è fatto di lei, il giornalista Atteone decide di scoprire, a qualunque costo, i segreti della giovane con la scusa di un’intervista. Convinto che la ragazza nasconda qualcosa di inconfessabile e ossessionato dalla sua storia, cercherò ad ogni costo lo scoop. Ma ciò che inizia come una telefonata innocente porterà ad un imprevedibile epilogo.
Un racconto dove il mito diventa metafora della nostra epoca, dove la libertà di stampa è spesso abusata per diffondere false verità e fake news, senza rispetto per l’integrità delle persone coinvolte.

In un mondo affamato di notizie e scandali, Artemide è il mistero che sconvolge le acque placide della monotonia mediatica. La sua vita privata diventa la preda dei media, una caccia spietata in cui la verità è sacrificata in nome dello scoop. Ed è in questo contesto che il giovane giornalista, Atteone, è mosso dalla brama di successo e dalla voglia di penetrare l’inaccessibile.

“La mia riflessione, dunque, matrice del racconto seguente, che possiamo leggere nei termini di una allegoria, parte proprio dalle seguenti domande: si parla molto del rispetto della donna e del contrasto alla violenza di genere. Ma quanto vengono davvero tutelate le donne quando si tratta di situazioni delicate che le coinvolgono, siano esse giudiziarie o di natura privata, come la salute? Non è violenza psicologica anche l’accanimento mediatico, soprattutto in relazione a donne famose o a parenti/mogli/sorelle/fidanzate di personaggi noti? Quanto è lecito spingersi oltre, se mai esista ancora un confine, in nome della libertà di stampa?”

Il libro è acquistabile solo su Amazon ed è stato auto pubblicato dall’autrice.

Nota biografica: Roberta Colombo è autrice e redattrice freelance, libera professionista nel campo della comunicazione. Nata a Varese, classe 1988, dal 2019 scrive per il quotidiano La Prealpina. Si è laureata in Linguaggi dei Media, indirizzo Informazione, all’Università Cattolica di Milano e ha conseguito il Master ALMED in Ideazione di Eventi Culturali. La leonessa di Guennol (Robin Edizioni, 2021) è il suo primo romanzo. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, tra cui Varese News e La Provincia di Varese, per la quale ha ideato e diretto l’inserto mensile culturale Off-Stage Magazine. Oltre alla scrittura si occupa di tematiche legate ai diritti umani e al dialogo interculturale. È responsabile della sezione “Articoli&Papers” e “Biblioteca” del Centro Studi Criminalitaegiustizia.it dove cura la redazione di articoli e interviste su tematiche di attualità e geopolitica e organizza corsi di informazione. Nota al pubblico per aver scritto e prodotto nel 2018 lo spettacolo teatrale L’ultimo lenzuolo bianco, tratto dall’omonimo libro scritto da Farhad Bitani edito da Neri Pozza e debuttato al Meeting di Rimini nel 2018. Nel 2024 ha pubblicato il racconto-denuncia Artemide-cronaca di una battuta di caccia (Amazon Publishing).

Redazione

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