Alluvioni, frane e territori fragili: cosa dicono i dati e cosa raccontano i luoghi colpiti dagli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni.
(Cesena) Il caso emblematico della frana di Niscemi, in Sicilia, ha riportato al centro dell’attenzione un tema che in Italia riaffiora con regolarità. Ogni evento viene raccontato come un’emergenza improvvisa, con caratteri di straordinarietà, sebbene i presupposti siano evidenti: versanti scoscesi privati della copertura vegetale, corsi d’acqua costretti, terreni che faticano a trattenere moli di acqua sempre più concentrate nel tempo. Non si tratta di episodi isolati, ma di una condizione strutturale che riguarda gran parte del Paese.
Fragilità note ed eventi sempre più intensi
I dati forniti dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) restituiscono un quadro chiaro: oltre il 90% dei comuni italiani è esposto a rischio idrogeologico e più di 5 milioni di persone vivono in aree potenzialmente soggette a frane o alluvioni. Tuttavia, le forti piogge non sono la causa, fungono da amplificatore di un problema di fondo. L’eccessivo consumo di suolo, l’impermeabilizzazione, l’abbandono delle aree interne e la manutenzione frammentaria delle infrastrutture hanno progressivamente ridotto la capacità dei territori di assorbire e rallentare l’acqua. È un processo longevo che intreccia dinamiche naturali e responsabilità umane che, allo stato attuale, non lascia spazio a indugi o negligenze.
La trasformazione del paesaggio
Chi ha attraversato le colline romagnole dopo l’alluvione del 2023 o le valli della Valle d’Aosta dopo l’estate del 2024 ha visto territori completamente riscritti: frane e colate detritiche hanno spezzato i versanti, l’impeto dei torrenti ha rimodellato un paesaggio che non tornerà più quello di prima. A leggere queste trasformazioni contribuisce lo sguardo dei tecnici del Parco Nazionale Gran Paradiso: eventi di questo tipo, spiegano, non sono semplicemente calamità distruttive; mettono in evidenza squilibri preesistenti e la miopia di una gestione territoriale frammentaria e scoordinata. Reagire con toni e modalità emergenziali significa inseguire il danno, senza comprenderne le cause e ignorando i più ampi processi naturali in cui si inseriscono questi eventi estremi, punti di svolta nell’evoluzione del paesaggio.
Dopo la pioggia: solidarietà civile e fiducia vacillante
Quando l’emergenza si attenua subentrano lunghi tempi di incertezza. In diverse aree collinari dell’Emilia-Romagna, famiglie e agricoltori hanno atteso per anni risposte in merito ad aiuti economici che poi, sono stati negati mentre campi, strade e abitazioni restavano gravemente compromessi. È in questo spazio, tra ricostruzione e abbandono, che si gioca una parte decisiva per il futuro dei territori. Gli addetti alla Protezione Civile affermano che non è possibile inibire il pericolo; tuttavia, disponiamo di competenze e strumenti che s’inseriscono nella logica della prevenzione, al fine di arginare il rischio, ossia la probabilità che tale pericolo provochi danni. Studi ecologici, soluzioni fornite dall’ingegneria naturalistica, opere di drenaggio urbano e la revisione di un approccio costrittivo, in favore di una maggior condiscendenza nel restituire ai corsi d’acqua lo spazio naturale che reclamano.
Rigenerare, piuttosto che ripristinare
L’intento di riportare i territori colpiti alla condizione precedente è un’ambizione sterile, che spesso comporta la vanificazione di sforzi e investimenti. La sfida sta nel rigenerare i luoghi, conciliando la presenza umana con i processi naturali. A tal fine, ricerca e monitoraggio fungono da bussola per l’orientamento di interventi mirati e scelte consapevoli da parte delle amministrazioni. Alcuni strumenti come la piattaforma pubblica IdroGEO, per la consultazione di mappe e dati aggiornati sul dissesto idrogeologico e ReNDiS, il Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo, sono un esempio dei mezzi già a disposizione per favorire lo sviluppo territoriale sostenibile, la presa di coscienza del cambiamento in corso, e ponendo le basi per un equilibrio tra l’ambiente e l’abitante.



Fragilità note ed eventi sempre più intensi
Dopo la pioggia: solidarietà civile e fiducia vacillante









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