La mostra di Tippolotti tra azione e pro-vocazione [video]

Alla ricerca coraggiosa di nuovi linguaggi di classico contemporaneo

(Inviato Cittadino)

(Perugia) – Aperta fino al 5 settembre, alla ex chiesa della Misericordia di via Oberdan, la mostra di Mauro Tippolotti, “Il Sacro e la forma”, a cura di Andrea Baffoni. Un pubblico numeroso e interessato ha aderito all’invito del popolare scrittore e pittore, passato da ruoli politico-istituzionali al milieu artistico locale e nazionale con una produzione originale e di sicuro interesse.

Affabulazione informale. Alla narrazione esplicita della forma, Tippolotti preferisce la suggestione dell’informale e del colore, sebbene in stretta connessione con la realtà e con seduzioni emotive che sollecitano sensazioni.

Significato e significante. Stavolta Tippolotti propone – come dichiara in brochure – il superamento del dilemma del senso e della funzione dell’arte, tendendo a dimostrare come, a intercettare il significato, non si possa disgiungere l’opera dall’atto che la genera. Concludendo come “la continua ricerca di questa armonia può produrre varianti inesplorate”. 

Instabili equilibri. Alla ricerca di questi equilibri è volta la presente ricerca sul sacro. Che riveste di forme tradizionali il bisogno di accedere a una nuova e inusuale esigenza di spiritualità. 

Nuovi contenuti entro forme canoniche. Non è quindi un caso che le stesure di colore si squadernino all’interno di forme come quella di un crocifisso di struttura medievale o nel perimetro di una pala d’altare.

Quell’Ultima Cena. Non PARODIA ma PALINODIA. I prodromi di questa palinodia del sacro, assunta con rispetto e intensa suggestione, si rintracciano in quella “Ultima Cena” di qualche anno fa. Quando Tippolotti assunse lo schema dell’opera leonardesca riproponendola in modo contemporaneo e assolutizzando le figure dei protagonisti con lampi di colore. 

Non fatto episodico ma universale. A voler universalizzare  l’evento, spogliandolo dei riferimenti antropomorfici e transeunti. Quasi a rinnovare ed eternare la potenza eucaristica nel momento della sua istituzione. Uno “ktèma ès aièi”, ossia “una conquista per sempre”, dal punto di vista liturgico e spirituale. Insomma, “Un bene per l’eternità”, non un racconto piacevole ed effimero, ma un momento duraturo di vera e sentita comunione.

Un Tippolotti  alla ricerca di religio? Forse. Se intercettiamo nella parola, composta da RES e LIGO, l’inestricabile “legame con le cose” che condiziona il nostro essere uomini. Sciolti, e magari prescindendo, da pratiche devozionali di carattere confessionale. Non è un caso che questo segmento della produzione di Mauro si dice abbia suscitato attenzione e interesse nel cardinale Gualtiero Bassetti.

Una possibile, e odierna, chiave di lettura dell’arte sacra tradizionale. Rubo uno spunto a Costantino d’Orazio, da un suo recente intervento in materia di rilettura dell’opera classica reinterpretata in chiave e linguaggio attuali.

Il contemporaneo come strumento per una stimolante rilettura del classico. Condivido la considerazione di linguaggi contemporanei capaci di accendere i riflettori su opere della tradizione, attualizzandole e riproponendole sotto nuova luce. Una rilettura della storia dell’arte, perché no? 

Innovare e conservare. Come in letteratura. Ci si chiede, in analogia con quanto accade, o può accadere, con prodotti dell’àmbito letterario. Dovremmo noi rinunciare ad esprimere nuovi contenuti  con la lingua di Dante e valendoci delle strutture linguistiche codificate, solo per il timore di uscire dagli schemi?

Credo sia questa l’operazione, di consapevole e ardito superamento, che Mauro Tippolotti cerca di portare a termine con l’esposizione “Il Sacro e la Forma”.

Maiuscole di rispetto e considerazione. Non mi pare un caso il fatto che Sacro e Forma siano scritti con la maiuscola. Ad indicare un rispetto che non è conformismo, ma ricerca di nuovi alfabeti che sappiano PRO-VOCARE, ossia “chiamare in causa” menti pigre e coscienze assopite nello scontato e nell’usuale.   

Mi pare decisamente che, se queste erano le intenzioni, Tippolotti sia riuscito nel proposito.

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