Perugia: dichiarazioni sugli Epstein files nella Giornata Internazionale Del Giornalismo

Parole importanti al Festival tenutosi a Perugia da parte delle vittime che hanno raccontato i loro ricordi più tenebrosi  

(Perugia) Nella giornata di giovedì 16, alle ore 11:30, presso l’Auditorium San Francesco al Prato, si è tenuto un evento molto delicato, durante il quale hanno parlato Jess Michaels, donna sopravvissuta al caso Epstein, oggi avvocata e fondatrice di Joannes Inc, ed Elizabeth Stein, sopravvissuta alla rete di traffico di esseri umani di Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell, che ora lavora come attivista e divulgatrice nella lotta contro la tratta di persone.   

Attimi di intensa solidarietà e condivisione hanno attraversato la sala durante il racconto dei fatti da parte di Jess Michaels, visibilmente emozionata e colpita dalla grande partecipazione del pubblico. La sua testimonianza ha sottolineato non solo l’importanza dell’ascolto, ma anche la necessità di promuovere un cambiamento culturale profondo in ogni ambito della società contemporanea. 

Prima di iniziare il suo racconto, ha coinvolto direttamente il pubblico invitando ad alzarsi in piedi chi conosceva qualcuno vittima di aggressione o chi lo era stato in prima persona. Ha poi chiesto a chi aveva avuto il coraggio di denunciare di restare in silenzio, sempre in piedi, creando un momento di forte impatto emotivo. Infine, ha ringraziato i presenti per la partecipazione e la vicinanza dimostrata verso chi non ha ottenuto giustizia. 

Le parole di Jess Michaels  

“Mi chiamo Jess Michaels e sono una sopravvissuta a Jeffrey Epstein del 1991 e la prima attivista pubblicamente conosciuta. Ci sono altre vittime prima di me, sin dagli anni 80, e il motivo per cui racconto la mia storia è perché voglio che tutti sappiano che questo andava avanti da molto più tempo di quanto i media spesso dicano: accadeva negli anni 80 e all’inizio degli anni 90”.  

Fotografia rilasciata da Pietro Pirazzini

La donna racconta di aver conosciuto Jeffrey Epstein tramite la sua coinquilina, ballerina professionista di danza. Viaggiava nel mondo per lavoro e con una carriera di successo: una donna indipendente e molto competitiva, lavorava in diverse compagnie di spettacolo, come Broadway e Off Broadway, ballando anche con artiste del calibro di Aretha Franklin.  

Il racconto prosegue spiegando che, una volta tornata a casa, la coinquilina iniziò a parlarle di un uomo che aveva incontrato. Nel giro di due mesi, Jess sentì parlare sempre più spesso di lui. Solo dopo capì che si trattava di una strategia di grooming (adescamento). La coinquilina le chiese se volesse incontrarlo. Jess accettò e lo conobbe durante un colloquio di lavoro, nell’edificio di Madison Avenue di proprietà di Les Wexner, nel luglio 1991. 

Jess racconta di essere stata violentata da Jeffrey al secondo incontro. Descrive una sensazione di totale impotenza: non urlò, non reagì e non cercò di fuggire. Sottolinea inoltre che, nel 1991, le leggi sulla violenza sessuale non comprendevano un caso come il suo. Per oltre trent’anni credette di essere l’unica vittima e finì per attribuire a sé stessa la colpa. Le sue parole mostrano come una vittima possa sentirsi responsabile anche a causa di un sistema legale che, all’epoca, non offriva adeguata protezione. 

Le dichiarazioni di Elizabeth Stein 

Durante la conferenza, a Liz viene chiesto quando ha capito di essere stata vittima di traffico di esseri umani. 

Liz racconta: 

«Ho incontrato Ghislaine Maxwell e Jeffrey Epstein nel 1994. Ero all’ultimo anno di università, ero estroversa e ambiziosa, e avevo già iniziato a lavorare. Volevo entrare alla facoltà di legge, ma quel sogno non si è realizzato a causa di questa esperienza.»  Spiega che il suo adescamento fu più rapido rispetto a quello di Jess. Incontrò Ghislaine sul posto di lavoro, in un negozio di alta moda sulla Fifth Avenue, dove la donna si presentò come cliente. Precisa anche che il proprietario era Les Wexner e che non voleva essere informato di eventuali problemi. 

Fotografia di Brigida Marcello

Liz aggiunge: 

«Quel giorno facemmo acquisti insieme. Di solito consegnavo i pacchi ai clienti, ma avevo una regola: li lasciavo solo a portieri o concierge, senza entrare negli spazi privati. Più tardi, mi chiese di fare una consegna in un hotel vicino. Quando arrivai, mi dissero che voleva incontrarmi al bar. Lì mi presentò Epstein. Il contatto sessuale fu subito normalizzato. Non percepii l’aggressione, perché la legge di New York richiedeva la penetrazione per definire lo stupro, e nel mio caso non c’era stata. Questo portò a un coinvolgimento durato oltre tre anni, un vero incubo. Per trent’anni ho provato vergogna e senso di colpa, pensando di aver scelto io quelle persone e di meritare ciò che mi era successo.» 

Queste testimonianze raccontano esperienze molto dure. Le due donne furono manipolate e sfruttate da uomini che agirono per il proprio interesse, violando la loro dignità. All’epoca, le leggi non offrivano una tutela adeguata. Nonostante questo, hanno trovato il coraggio di denunciare. Le loro storie ricordano che è fondamentale non restare in silenzio. Difendere i propri diritti significa opporsi a ogni forma di abuso e non accettare mai che questi comportamenti vengano considerati normali. 

 

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