Verso il voto – intervista a Giulia Zeetti (Orchestra per la Vittoria)

Oggi abbiamo con noi Giulia Zeetti. Grazie per il tuo tempo. Perché hai deciso di candidarti? 

«È una bellissima domanda, ottima per cominciare questa intervista. Il motivo è stato molto ben ragionato e quando Vittoria Ferdinandi mi ha chiesto di candidarmi non le ho dato subito una risposta. Volevo rifletterci bene perché come primo lavoro faccio l’attrice e mi occupo di teatro. Temevo che la mia libertà artistica potesse essere minata da un eventuale impegno politico, sia per un fattore di tempo sia per la mia sensibilità, il mio pormi rispetto agli altri e la possibilità di fare più o meno determinate scelte.

Mi sono presa qualche giorno per pensarci e in questo lasso di tempo mi sono tornate in mente le parole di una delle mie canzoni preferite di Giorgio Gaber, “La libertà” che dice: “la libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un di un moscone. La libertà non è uno spazio libero. Libertà è partecipazione”. L’ho calata su di me e mi sono detta: Giulia questo è il momento di partecipare più attivamente. Ho sempre preso posizione, ma ora si trattava di prendere proprio una decisione di campo; di metterci la faccia nel vero senso della parola. La candidata sindaca Vittoria mi convince moltissimo e il fatto che mi abbia chiesto di candidarmi mi ha convinta a buttarmi. È stata la scelta giusta perché, al di là di come andrà, sto vivendo un bellissimo momento di partecipazione. Sono io in primis a partecipare ma con me ci sono tante altre persone, tra cui moltissimi giovani. È proprio un bel momento, ricco di fervore e fermento»  

Parlarmi del tuo programma. 

«Il programma di Vittoria Ferdinandi è un programma di tutti, che è stato veramente condiviso proprio grazie a questo fortissimo spirito di partecipazione che c’è stato e che è tuttora in corso. Con Vittoria abbiamo creato dei tavoli di lavoro divisi per temi e sezioni, ci siamo riuniti più volte per discutere insieme dei valori e delle azioni da proporre. Abbiamo poi condiviso le riflessioni emerse; tutti i punti sono stati considerati da un tavolo tecnico che ha poi steso assieme a Vittoria il programma definitivo. Nel leggerlo mi ci sono ritrovata e trovo che sia una cosa bellissima perché in genere siamo abituati ad assistere alle presentazioni di programmi già concepiti in separata sede. Invece con questo processo mi sono sentita parte attiva della scrittura dello stesso programma che andrò a rappresentare.  

Per quanto riguarda la mia personale posizione e il mio ambito, mi sento di riflettere maggiormente il lato della cultura lavorando molto in teatro. Ci sono tantissimi punti che sono stati presi in esame e forse non riuscirò ora a citarli tutti. Alla base c’è sicuramente una grande apertura alla partecipazione; infatti si è parlato di individuare tutti quegli spazi della città che al momento sono chiusi o in disuso e di riaprirli per offrirli agli artisti, ma anche la cittadinanza. Si è parlato di potenziare gli spazi già esistenti, nonché di dare grande attenzione all’arte contemporanea che a Perugia ha ultimamente perso valore e spazio. Un punto che io stessa assieme ad altre colleghe e colleghi – attori e lavoratori dello spettacolo – abbiamo proposto è quello di creare una mappatura aggiornata di tutti gli artisti presenti a Perugia e di tutte quelle realtà artistiche attive, come: compagnie teatrali, centri di sperimentazione artistica, associazioni culturali e collettivi.

Questo perché spesso capita che in Comune non si conoscano effettivamente quanti e quali sono i veri artisti professionisti. La mappatura aggiornata sarà un ottimo strumento per chi dovrà amministrare la sezione cultura e individuare le figure più giuste per un determinato progetto. La mappatura dovrà essere costantemente aggiornata, così da includere sia le realtà più affermate sia le nuove aggregazioni di giovani artisti che si stanno formando. Naturalmente, la stessa cosa verrà fatta con gli spazi. 

Tema ridistribuzione delle risorse culturali: un altro punto molto importante è quello che riguarda il potenziamento e la ridistribuzione delle risorse dedicate alla cultura. Dovrà essere potenziato l’ufficio dei bandi, perché questi sono fondamentali anche per una piccola impresa, per una compagnia o per un progetto artistico. In Italia le risorse dedicate alla cultura vanno scemando e i bandi possono essere un’opportunità per avviare dei progetti anche consistenti. Spesso alcuni di questi bandi non sono poi fruibili da tutte le realtà artistiche. Perciò ci vuole un ufficio bandi che sia potenziato con un maggior numero di personale e che aiuti nella stesura dei bandi stessi, di modo che abbiano dei criteri accessibili alle varie figure artistiche. Chiaramente si punterà molto sulla trasparenza di queste risorse e su come vengono distribuite; ci sarà poi anche un bilancio partecipato»  

Chi sono i tuoi riferimenti nel mondo della politica attuale e passata? 

«Mi verrebbe da dire Vittoria Ferdinandi per la politica attuale, mi sembra più che scontato. Vittoria è veramente un grande esempio per me e per tutti noi, perché è una persona da cui io mi sento rappresentata. Sarà perché è una donna, sarà perché più o meno ha la mia età, sarà perché la conosco da tempo, però ha una grandissima dote comunicativa e una grande capacità di empatia. Mi ci rivedo e mi piace molto la sua energia, quello che riesce a trasmettere il suo pensiero, il suo essere sicura di sé ma, allo stesso tempo, molto disponibile al confronto e all’ascolto.

Sicuramente è un esempio positivo. Per quanto riguarda donne politiche al momento più famose, mi viene in mente Yolanda Díaz perché mi ritrovo nelle varie proposte che sta facendo, a partire dalla riduzione dell’orario di lavoro all’impegno contro la violenza sulle donne. Se c’è un riferimento al passato – dato che sono femminista – direi Nilde Iotti come prima Presidentessa; sicuramente è stata un’apripista. Posso individuare questi esempi, ma sicuramente andando avanti in un’eventuale carriera politica conoscerò anche altre persone da cui trarre ispirazione» 

In che modo metterai la tua professione al servizio della città? 

«Prima della mia professione vorrei dire cosa metterò di me, proprio di Giulia, a servizio della città. Metterò tutto il mio impegno e la mia propensione all’ascolto degli altri, che sono cose che ho imparato anche con la mia professione. Facendo teatro, la capacità di stare con gli altri nel gruppo, di ascoltare le esigenze altrui senza mai voler prevaricare e anche una certa sensibilità si affinano anno dopo anno, visto che lavori a contatto con tantissime persone dalle personalità differenti. Quando lavori in compagnia devi affiancarti allo stesso gruppo di persone anche per mesi e devi imparare a gestire i tuoi spazi personali, nonché quelli altrui. Poi metterò a servizio anche la mia sensibilità artistica per i vari progetti da affrontare.

La mia professionalità? Ho risposto a un po’ entrambe le cose. La mia professionalità comporta lo stare al pubblico, comporta il parlare agli altri, il cercare di essere coinvolgente però – allo stesso tempo – prevede anche un applicarsi al progetto. C’è tutta una prima fase di ricerca e di studio, nonché un interrogarsi su come mi pongo rispetto a quell’argomento o posizione e cosa posso poi tradurre per gli altri. Ho sempre cercato di fare un paragone tra quello che potrebbe essere il mio impegno politico e come sono abituata a lavorare, a gestire il lavoro da teatrante. Credo che le due cose possano andare d’accordo anche se sicuramente dovrò studiare tanto. Penso che le varie attitudini che ho sviluppato durante questi anni di lavoro in campo artistico possano tornarmi utili anche per molti aspetti della vita politica, o almeno così mi auguro» 

Come vedi Perugia nei prossimi cinque anni? 

«Dipende come andranno queste elezioni, naturalmente. Quello che mi auguro è che – sia in caso di vincita sia in caso di perdita – venga tenuto acceso il dialogo tra le due parti politiche. Quando una persona si candida va incontro a un’enorme responsabilità perché si stanno rappresentando i cittadini e le cittadine; non si può dimenticare questa cosa. Credo che dall’una e dall’altra parte politica le prime cose da garantire siano trasparenza, impegno e onestà. Mi auguro che chiunque sarà il sindaco o la sindaca e tutti i suoi collaboratori e le sue collaboratrici mirino a questo. Mi auguro che ci sia un dialogo tra le parti perché si decidono le cose per la città – per il bene della città – e non per il proprio tornaconto o per assecondare una corrente politica. Sono sicura che questo avverrà in caso di vittoria di Vittoria, ma voglio sperare che avvenga con qualsiasi parte politica prenderà poi il governo della città. 

La visione di Vittoria Ferdinandi è quella di una città partecipata, attiva, una città aperta a tutte e tutti, dove tutte e tutti possono godere degli stessi diritti. Quindi una città aperta all’innovazione, una città aperta a tutte le comunità, una città di tutti i colori possibili.  

Per quanto riguarda il mio ambito – quello culturale – mi immagino una Perugia che conservi e valorizzi il suo meraviglioso patrimonio storico e artistico, che è capace di renderla una città di altissimo valore, un vero e proprio punto di riferimento. Poi una Perugia che finalmente si apra al contemporaneo con la riapertura di Palazzo della Penna e di altri centri per l’arte contemporanea. Non mi sto riferendo solo all’arte figurativa, ma anche a tutte le arti performative, quindi la performing art, il teatro e la danza contemporanea, a cui va dato molto spazio.  

Mi immagino una città pulsante, una città viva, una città creativa dove ci saranno molte possibilità per i giovani e dove anche le varie strutture entreranno più in contatto tra loro, perché un po’ il problema delle realtà artistiche è che ognuno tende a tenersi il proprio orticello. Nel programma di Vittoria c’è proprio scritto che le realtà devono essere messe in contatto, a partire dagli istituti di formazione come l’università, il conservatorio o l’Accademia delle Belle Arti. Tutti dobbiamo essere messi in rete perché soltanto così si offrirà un servizio migliore alla città e anche noi che lavoriamo in questo settore saremo più motivati a offrire servizi sempre più di alto livello.  

Quella che mi immagino è una città molto inclusiva, senza barriere di nessun tipo, né architettoniche né mentali. È una città che punta alla sicurezza, senza pensare la sicurezza come ultima forma di risoluzione. Nel programma di Vittoria emerge molto il fattore della prevenzione che spesso parte dal sociale. Il terzo settore avrà molta importanza in questi futuri cinque anni se avremo la possibilità di governare. Spesso la violenza – o il mancato rispetto di certe regole – non sono sempre da ricercare nel male; spesso il male è un bene che non ha potuto essere tale.

Quindi vanno ricercate le radici del male, non va solo punito; il male va ascoltato e rieducato. Non sto dicendo che la città che mi immagino nei prossimi cinque anni sarà – com’è stata definita – la “piccola Scampia in mano ai tunisini”. Le comunità tunisine e tutte le altre sono Perugia, che è una città multietnica. Non si può individuare nell’uno o nell’altro un fantomatico nemico da combattere, ma bisogna ascoltare le esigenze di tutti prevenendo così eventuali danni. La prevenzione è la forma di sicurezza più efficace perché darà risultati a lungo termine.  

Mi immagino una città che possa crescere sempre di più, che possa pensare alla cultura come un sistema; quindi non soltanto come una cosa da fare ogni tanto per divertirsi o per occupare il tempo libero, ma proprio come un pilastro fondamentale della città. Anche la cultura è prevenzione perché in tutte le situazioni di disagio la cultura può veramente insegnare, può aprire la mente e può offrire un’altra possibilità di pensiero» 

Giulia grazie per il tuo tempo. In bocca al lupo! 

di Redazione

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