Biennale Arte 2026 ci ricorda che l’arte è sempre politica

Dall’esclusione del Sud Africa allo sciopero dell’8 maggio: 27 padiglioni chiusi

(Venezia) – Non sono mancate le critiche a questa edizione della Biennale Arte – fresca d’inaugurazione il 9 maggio – a ricordarci che l’arte è ancora, e sarà sempre, politica. Oggetto della protesta prima ancora dell’apertura sono state l’esclusione del padiglione sudafricano, la riapertura parziale del padiglione russo, chiuso dal 2022, e la partecipazione di Israele. Diverse le proteste sin dai giorni di pre-apertura (6, 7 e 8 maggio) dedicati alla stampa e agli addetti ai lavori.

La partecipazione di Russia e Israele non è stata voluta dalla curatela di quest’anno bensì a livello istituzionale – da parte della Fondazione La Biennale di Venezia. Talmente alto il dissenso all’interno della stessa macchina-Biennale che la giuria si è dimessa in toto; il presidente Pietrangelo Buttafuoco ha reagito quindi proponendo un sistema di votazione da parte del pubblico per garantire l’assegnazione dei premi consueti.

Elegy di Gabrielle Goliath nella Chiesa di Sant’Antonin.

Il malcontento è evoluto in uno sciopero, indetto per la giornata di venerdì 8 maggio, al quale hanno partecipato numerosi artisti, cittadini e visitatori della città lagunare. Tra le organizzazioni a supporto dello sciopero ANGA (Art Not Genocide Alliance) e i sindacati ADL Cobas, USB e CUB; contro la partecipazione degli Stati accusati di crimini contro l’umanità e per denunciare le condizioni di precarietà e sfruttamento dei lavoratori e lavoratrici del mondo della cultura. Lo sciopero ha provocato la chiusura parziale o totale di 27 padiglioni su 99.

Al centro della polemica è stata anche la censura del padiglione del Sud Africa per volere dello stesso governo sudafricano – censura risolta con l’organizzazione di una mostra indipendente nella Chiesa di Sant’Antonin, sempre a Venezia ed in concomitanza con l’apertura della Mostra Internazionale.

Elegy di Gabrielle Goliath è un’opera che da oltre dieci anni affronta il lutto e commemora in particolare le donne vittime di femminicidio, di cancellazione culturale e le vittime di guerra. Tra le persone commemorate nell’esposizione veneziana figura Heba Abunada, poetessa palestinese uccisa in un attacco israeliano nell’ottobre 2023. Il Ministero della Cultura sudafricano ha dichiarato la mostra troppo polarizzante, l’installazione assume dunque il tono di protesta, sarà visitabile fino al 31 luglio 2026.

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