Chiamarsi Carlo e scoprirlo a vent’anni: lo strano caso del cavalier Burini [video]

Un personaggio amato e stimato anche per le sue competenze tecnologiche

(Inviato Cittadino)

(Perugia) Ha cominciato a lavorare a quattordici anni, appena finita la scuola, col babbo scomparso precocemente. Ha fatto apprendistato da elettricista, scegliendo però quella di tecnico di laboratorio, riparatore di radio e apparati tecnologici. Si è formato sul pezzo, sotto la guida dei compagni più grandi che ancora ricorda e chiama per nome.

Chiariamo subito la questione del nome, astruso busillis, faccenda semplice e insieme complicata. Difatti il prete aveva pronunciato, e segnato nel librone dei battezzati, il nome di Paolo. Ma, com’è come non è, le cose si sono complicate al momento della ricezione della cartolina militare. Difatti, l’anagrafe, nel 1943, annus horribilis per le italiche sorti, era in preda alla confusione. Sta di fatto che quel neonato venne per errore iscritto come Carlo. Ma tutti lo chiamavano Paolo. 

Arriva la cartolina di precetto che non dà scampo. Ci sta scritto Carlo, e non sono ammesse discussioni. Da qui la svolta, ineluttabile: prevale il nome segnato sul libro civile. E, da allora, Carlo fu. Ma amici e conoscenti hanno continuato a chiamarlo Paolo. Ne discende la sua scelta di usare il doppio nome (Carlo-Paolo) per non far torto a nessuno. Ed è questa la denominazione riportata sul biglietto da visita e nel profilo Facebook.

Venendo alla sua formazione tecnico scientifica, Carlo-Paolo Burini è specchio vivente dell’evoluzione tecnico-tecnologica del settore. Radio d’antan, ma anche primi televisori, poi autoradio, radio-registratori, videoregistratori. Di tutto di più, come recita un’abusata pubblicità.

Dalla valvola al transistor al chip. Una corsa infinita lungo una pista presente che si tinge continuamente di futuro. Altro che valvolone e valvoline.  Il transistor spazza via ogni concorrenza. E poi il circuito stampato, la miniaturizzazione, il chip. Tutto in un centimetro quadrato e lì non si mette mano.

L’usa e getta che mette alle corde i riparatori. E oggi? Ormai in pensione, Carlo-Paolo sostiene che la mentalità del consumo usa e getta, insieme a una politica che privilegia l’acquisto del nuovo alla riparazione del vecchio, ha messo fuori logica di mercato i piccoli riparatori. Tanto che non conviene ricorrere alla riparazione: onerosa, spesso impossibile, non garantita, fuori mercato. 

Carlo-Paolo ha operato anche nel campo dei service audio-video, sia in teatro che in strutture ricettive per convegni, riunioni di vario genere, eventi, comunicazione: da Assisi al Chocohotel di Guarducci. Insomma, un’esperienza vastissima e gratificante, con gente che ancora lo cerca per la messa a punto di un apparecchio o di un segnale.

La radio è un’antica passione, non solo come contenitore, ma anche per contenuti. Carlo-Paolo racconta che, anche durante il lavoro, teneva la radio accesa. Le trasmissioni in auge si chiamavano “Chiamate Roma 3131”, il quiz “Il Gambero”, la trasmissione della terza rete di via Baglioni “Qua e là per l’Umbria” con personaggi noti e attori amici

Personaggio pubblico stimato. Carlo-Paolo ha ricoperto ruoli di rilievo all’interno di partiti e sindacati, ha fatto esperienze in associazioni di natura esoterica. Non ne fa mistero e nel suo laboratorio campeggia la nobile figura di Memmo Miliocchi. E anche oggi è confrate del Sodalizio di San Martino, antica istituzione cittadina, e componente del direttivo della Società operaia di mutuo Soccorso. Insomma vive e testimonia attivamente una intensa e persuasa peruginità. 

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