C’era una volta il Gorino, libero pensatore di via dell’Oro Personaggio strampalato, dai mille travestimenti, tra provocazione e trasgressione
(Perugia) Lo ricordammo, in un affollatissimo teatro Morlacchi, insieme a due coltissimi esponenti della peruginità. Il primo, l’avvocato Gerardo Gatti che del Gorino (all’anagrafe Vittorio Gorini) fu difensore nelle aule di tribunale. Dove il personaggio era di casa per le frequenti trasgressioni fatte di furtarelli, raggiri, truffe alla buona e facilmente scoperchiabili. Gerardo era giovane di bottega dell’avvocato Parlavecchio che gli aveva affidato le cause di questo cliente non-pagante.
Gerardo Gatti. Prima della distruzione dei fascicoli, disposta dallo Stato per il diritto all’oblio, Gerardo ne aveva fatta la copia per poterli conservare a futura memoria, ad uso privatissimo. Ce ne parlò con divertimento e simpatia, soffermandosi su episodi divertenti e stravaganti.
Franco Bozzi, marchigiano di origine, perugino di convinta adozione, riferì spigolature spassose con la penna intinta nel calamaio dell’umorismo e alimentato da una perfetta conoscenza della storia cittadina.
L’attore Giacomo Paris (di cui faremo un bel ricordo nel prossimo 2026 in Borgo S. Antonio, dove Giacomino era nato) ne lesse una poesia di cui era autore. E nella quale narrava le imprese del personaggio spavaldo e irriverente.
Leandro Battistoni. Il montato di Leandro Battistoni raccontò il Gorino travestito da Befana, seduto sul carrettino bidet, da pellirossa, in piazza Grande e nel suo Borgo, impegnato in esibizioni divertenti e seguitissime da grandi e piccoli.
Gorino, Nito, Ciccillo, il tris “diverso”. Del Gorino si citarono le massime pseudo-filosofiche, i comportamenti, le avventure e le disavventure pubbliche e private, fino agli ultimi anni di vita, ricoverato giù al Seppilli, come il Ciccillo, giornalaio strillone, come il Nito, che finì i suoi giorni nel ternano.
Un tris di personaggi accomunati dalla pubblica esecrazione per i loro orientamenti sessuali. Come il poeta Sandro Penna che dovette fuggire a Roma per evitare una città “vuota”, priva d’amore, di comprensione, di rispetto.
Gino Goti, custode di storia e memorie perugine in un archivio eccezionale. Il filmato, gentilmente concesso da Gino Goti, ci consente di ricordare, con dolcezza e nostalgia, persone preziose e rare come i nostri Franco Bozzi, Gerardo Gatti, fra’ Giacomo Paris, Leandro Battistoni, che tanto hanno fatto per la nostra città e per l’Accademia del Dónca, senza riconoscimenti, senza baiocchi, senza medaglie.
Perché, come chi scrive, erano convinti che si deve lavorare per la città con senso del dovere. Sommessamente. Perché è questo il nostro compito.













Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.