Aveva rivestito, con onore e competenza, il ruolo di geometra al Comune di Perugia
(Perugia) Se n’è andato, all’età di 88 anni, un uomo che ha tanto amato la città. E l’ha dimostrato con uno spirito di servizio encomiabile. Realizzando opere, di cui ha immaginato e concepito l’utilità per tutti noi.
Via Ripa di Meana, per mettere in proficuo collegamento via XIV Settembre e la zona di San Domenico. E anche viale Sant’Antonio, fra via degli Scortici e Porta S. Antonio, che vale a dire piazza Grimana e Monteluce, raggiunta fino al Toppo e via Cialdini. Le ha pensate, progettate, dirigendo i lavori per la loro realizzazione.
Tutte zone che Gianni conosceva bene. E che tante volte ha affrontato in bicicletta, andando anche a scapicollo giù per San Giuseppe, fino a Sant’Erminio, come i ragazzini che si buttavano coi carrozzoni, in tempi in cui era difficile intercettare una macchina in salita.

Già: la bicicletta. Sulla quale Gianni è salito fino a vecchio, ad onta dei bypass e delle raccomandazioni. Perché una passione è tale quando non conosce riflessione.
Ne aveva 88, Gianni, finiti il 20 dicembre 2025. Ma la mente era lucida. E riandava alle bisbocce e alle partite a carte all’Antica Società del Gotto, di cui fu anche vicepresidente. Momenti di incontro fra artigiani e operai. E lui, che era geometra, ai tempi in cui quel titolo significava distinzione, non disdegnava di accapigliarsi con gli amici per un asso terzo, mangiato al gioco del tressette. Ma sempre col sorriso e con autoironia. Perché Gianni sapeva ridere anche di se stesso. Pure quando gli ripetevo, scherzando, la storiella della sfaticataggine degli operai del Comune: “Uno fa, uno tiene, uno guarda si vien bene!”. Ne rideva, lui che amava tanto il lavoro e le strade e le cose fatte per bene.
Ricordo come mi chiamò per ringraziarmi di averne ricordato il ruolo. Il fatto è questo. Scavando di fronte all’attuale Caffè del Banco, locale che appartiene al Comune, fu ritrovata una bottiglia contenente un messaggio. L’amica Federica in servizio al bar mi chiamò segnalandomi la scoperta. Il cartiglio, contenuto in quella bottiglia, era stato scritto da operai del Comune e ricordava che i lavori, parecchi decenni prima, erano stati diretti dal geometra Gianni Antonielli: il nostro Gianni.
Sul foglio si legge una specie di ringraziamento all’“ingegnere” Antonielli (Gianni era normalmente chiamato “ingegnere”, un “accrescitivo” legato alla stima per le funzioni svolte).
Evidentemente, il lavoro dei dipendenti CREA si era svolto sotto la sorveglianza e la supervisione dell’addetto alle strade del Comune. Tempi nei quali si vigilava attentamente sulla qualità dei lavori eseguiti su spazi pubblici e proprietà comunali. Il ringraziamento “per l’efficienza” è firmato da un trio di muratori che facevano parte del gruppo operante in loco intorno agli anni Settanta. I nomi: Francesco, Fernando, Eutimio.
Glielo raccontai, gli consegnai il foglietto e Gianni si commosse, ringraziando per la sollecitudine.
Ecco tutto: Gianni era un uomo fiero del proprio lavoro, contento di assolvere ogni giorno, con solerzia, il compito che il Comune gli aveva affidato e per il quale percepiva uno stipendio. Ce ne vorrebbero di uomini come Gianni: oggi e pure domani.
Chi voglia salutarlo può recarsi da Arof, a Ponte San Giovanni e, volendo accompagnarlo all’ultimo viaggio, giovedì mattina, alle 10:30, alla chiesa di Montelaguardia. Credo che i figli Fabio e Laura ne sarebbero contenti.













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