Quando un’app tutela la sicurezza del singolo e della collettività
(Inviato Cittadino)
(Perugia) Un’esperienza che data 2017 e che all’inizio sollevò qualche perplessità. Lo si chiamava “il complesso del sicofante” a indicare un atteggiamento da delatore, più che da autotutela. Si aveva, insomma, timore di apparire come uno spione, figura per definizione ambigua ed esecrata.
Ma il tempo, come si dice, è galantuomo. E la prova dei fatti ha dato ragione al consiglio della Polizia di Stato di Perugia e a quanti hanno deciso di scaricare un’applicazione che mette in contatto i cittadini con gli operatori di polizia.
L’app ha registrato oltre 5.000 accessi per intervento in un solo anno. Il numero di richieste e la continua promozione da parte delle Questure, come quella di Perugia, indicano una diffusione significativa e un utilizzo consistente. Segno che l’iniziativa è azzeccata e riscuote un generale apprezzamento, allo scopo di rafforzare la “prossimità digitale” tra cittadini e forze dell’ordine. L’applicazione gira su smartphone, tablet e computer (per i sistemi operativi IOS, Android e Windows) costituendo uno strumento pratico ed immediato di comunicazione fra cittadini e Polizia di Stato.
Per segnalare cosa? Tutta una serie di comportamenti inadeguati o criminosi: bullismo, spaccio, violenza domestica, tutto quanto fa reato e crea conflitto sociale. Il pregio maggiore consiste nel fatto che le segnalazioni non sono “spiate”, ma servizio reso a se stessi e alla collettività. Soprattutto, considerando che le denunce godono di un alto livello di discrezionalità e riservatezza.
Per l’App si può effettuare l’accesso con registrazione o anche in forma anonima, se proprio si tiene alla più assoluta riservatezza. Oltre che nella lingua di Dante, si può decidere di dialogare in inglese, francese, tedesco e spagnolo. L’invio di messaggi è previsto in parole e immagini, al fine di rendere edotti sale operative e poliziotti sullo stato di effettiva e incombente pericolosità delle situazioni in atto.

A titolo di esempio sull’efficacia dello strumento, si citano i numerosi casi di violenza domestica, intensificatisi nel periodo pandemico. Quando, come è accaduto, la troppa convivenza ha realizzato il detto “quando la coppia… scoppia” con liti al fulmicotone.
L’applicazione viene gestita dal punto di vista operativo dal Servizio Controllo del Territorio della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato. Resta sempre attivo il 112 NUE, ma l’implementazione col Youpol si rivela non meno efficace.
L’app permette di effettuare segnalazioni automaticamente geo-referenziate, consentendo interventi tempestivi e puntuali e, all’utilizzatore, di comunicare con precisione il luogo dove sono avvenuti o stanno avvenendo i fatti.













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