A Montecorona Umbria Ensemble con Massimo Quarta
(Città di Castello) Nella suggestiva abbazia di Montecorona, una grande serata del Festival con la intuizione del direttore artistico Massimo Mercelli di proporre due autori della musica francese indicativi di una “clairté” preziosa. Convocando inoltre, nella aula benedettina che custodisce, nel suo ambiente sotterraneo, una dei più belle cripte dell’Umbria, un personaggio di assoluto prestigio come il violinista Massimo Quarta, il vincitore del Paganini del 1991 e una formazione perugina che acquista sempre più spessore nel contesto del camerismo italiano. Umbria Ensemble, dunque con il supporto del pianista Alessandro Marangoni, per un programma di ascolti rarissimi che abbelliscono una delle serate più intense del Festival.

Ne era consapevole anche la presidente Silvia Polidori, presente dinanzi al ciborio con il vicesindaco di Umbertide, Annalisa Mierla, due donne d’ingegno e di indubbio fascino unite nella comune intenzione di valorizzare le Nazioni anche nella sue componenti territoriali. Non c’è dubbio che il piccolo santuario sulle sponde del Tevere, sia, insieme alla Badia di Petroia uno dei luoghi più suggestivi della spiritualità umbra, e che la musica del prestigioso Festival ne sia la degna componente aggiuntiva. Quando poi la qualità della esecuzione si accompagna alla indagine sugli aspetti più riposti del camerismo, le garanzie per una serata di contorni pregevoli sono tutte parametrate. Non vi è dubbio che la prima musica presentata, il Quartetto op. 5 di Milhaud sia una proposta decisamente originale. Diciotto i quartetti per archi di un musicista onnivoro che finì per cedere alle lusinghe del lussureggiante folklore brasiliano.
Troppi per pensare che tra loro ci sia il capolavoro, ma questa musica del 1912 è di un maestro poco più che ventenne che indirizza un suo omaggio alla figura di Paul Cezanne. La costruzione del brano è di assoluta trasparenza, non ci sono drammi, e la musica scorre con la fluidità di una conversazione “chez Swann”, senza intellettualismi e lontana dal cercare il minimo confronto coi simbolismi d Debussy e le alchimie di Ravel. Non lo si conosceva e la esposizione dei componenti dei Umbria Ensemble, Angelo Cicillini e Cecilia Rossi ai violini, Luca Ranieri alla viola e Maria Cecilia Berioli al cello era del tutto coerente con le esigenze della partitura.

Il secondo pannello della serata, la imponente intelaiatura del Concerto di Chausson per piano, violino e quartetto d’archi ci ha ricordato un altro maestro dei tanti aspetti che compongono la ricca tavolozza della musica del primo Novecento francese, con non poche correnti coesistenti, tutte impegnate a far breccia al debordante neowagnerismo e alla incombente serialità viennese. Ne viene fuori il profilo di un musicista fedeli ai valori della narratività appresa dai suoi maestri, Massenet e Franck, con poca originalità, ma con un profondo rispetto per la chiarezza dei percorsi sonori.
C’era una certa storia in questo grande teliere che si apriva con un perentorio “accordio” di pianoforte e il sollevamento di un autentica tempesta, quasi un Sansone che lotta coi Filistei. Poi accade quel che ci aspettavamo, la citazione di una frase delicatissimo del violino solista, un motivo melodico mormorante come una frase di Vinteuil, sottile e fior di labbra, che innesca un tripudio di momenti sonori pullulanti, sgargianti e coloriti. E’ il tipico periodare di chi si affida alle risorse della musica “pura” e non chiede supporti che non siano il garbo e la discrezione. Pagina per intenditori raffinati a cui il virtuosismo di Quarta supplisce con il suono del suo Stradivari Berthier.
Avete capito, uno dei marescialli di Napoleone che lo ricevette in dono dall’Imperatore, come frutto di saccheggi. Passò poi in mani “umbre”, si fa per dire, perché il barone von Vecesy era ungherese, ma dopo aver sposato una Baldeschi, trascorse molte stagioni della villa di Vezzarrano, sulle rive del Trasimeno. Suoni finissimi e delicati con i due finali sovracuti, il primo appena sfiorato, il secondo più convincente e di conseguenza lancinante. Quart è un musicista che incarna l’ultima generazione dei grandi archi italiani, dopo De Barbieri, Accardo, Gulli, Ughi. La sua statura esecutiva ne fa un emblema dello spirito violinistico nazionale che data dall’Arcadia di Corelli e dalla Pietà di Vivaldi.
Un impegno assolto con tutti i crismi. Ottima integrazione tra Quarta e Marangoni, reduci dai trionfi giapponesi di Osaka con i musicisti umbri sempre più persuasi del cloro importante ruolo. Tra gli applausi più convinti quelli del parroco, don Raffaele, che, giovane, si unisce ai molti giovani presenti sul presbiterio sopraelevato. Con ogni certezza il risultato degli interventi della giovane presidente Polidori che ha preso molto sul serio il suo mandato. Lo spazio acustico della abbazia è molto rispondente alle esigenze di un concerto, e si presta a eventi musicali cameristici. Anni fa ci realizzammo un concerto in onore di Beniamino Gigli, proprietario del manufatto e dei terreni agricoli dal 1938. Sono molte le testimonianze della sua presenza tra i fittavoli e si conserva negli archivi della Stranieri un foto di una sua visita all’ateneo internazionale.
Una statua, restaurata nel 2014 dalle ceramiche Rometti, ricorda la presenza del grande tenore tra queste mura. Un motivo di più per considerare i san Salvatore una dimora di eccezione per i concerti delle Nazioni. Senza dimenticare la Badia di Petroia, ormai cenacolo di epifanie musicali dei solstizi di estate e di inverno. Vi opera una comunità di volontariato che cerca solo di essere utile alla comunità. Per noi ascoltatori di professione, poi, una richiesta pressante all’assessore regionale alla cultura Tommaso Bori. Per favore, distribuite i tre festival concomitanti, Spoleto, Sagra e Nazioni, in date non coincidenti tra loro, per consentire al pubblico itinerante di seguite tutte le manifestazioni senza operare scelte dolorose. Tutti si scatenano tra fine agosto e primi di settembre, poi il silenzio. in una piccola regione non dovrebbe essere impossibile coordinare gli eventi.













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