Aula Magna di Palazzo Gallenga: Vito Mancuso ripropone le tre domande chiave di una vita, secondo Kant [video]

Standing ovation per il filosofo teologo venuto a presentare il suo Destinazione Speranza (Garzanti editore)

(Inviato Cittadino)

(Perugia) Il collegamento col brand dell’edizione numero 80 della Sagra musicale umbra viene spontaneo.

Il nesso col tema Visionari. Introdotto dalla giornalista Gabriella Mecucci (che già lo presentò a Villa Valvitiano) Mancuso si lega, quasi per caso, al brand Visionari che connota la presente edizione.  

Ed è proprio Immanuel Kant al centro della ricerca del filosofo dei 4 Maestri, Socrate, Buddha, Confucio e Gesù, ritenute guide sicure per affrontare le sfide dell’esistenza e risvegliare il “quinto maestro”: la nostra coscienza interiore. 

Perché occorre avere una vista per maturare una visione. E rifarsi alla Repubblica di Platone, orientandosi secondo le coordinate di una Weltanschauung (visione del mondo) che ci consenta di cogliere ciò che forse rischia di non apparire nella realtà, anche se esiste.

Visionario, dunque, in una dimensione maieutica, socratica, che significa avere una teoria (molto più di u n punto di vista) ovvero una prospettiva superiore a quella che non si identifica col diritto (cosa NON va fatto) né con l’etica (ciò che VA fatto). La capacità panoramica, da pàn orào, (vedo il tutto) in una dimensione completa, rispettando il dettato già colto da Platone nel secondo libro della Repubblica.

Farsi pellegrino (avendo una meta), non vagabondo (procedendo allo sbando) coltivando utopie, col metodo kantiano di cui si è celebrato nell’anno 1924 il terzo centenario dalla nascita.

La Critica della Ragion pura (1781 e, seconda, edizione, 1787) alla pagina 833 ci fornisce le coordinate delle 3 domande. «Che cosa posso sapere? Che cosa devo fare? Che cosa mi è lecito sperare?». Cercando di rispondere a queste tre fondamentali istanze,  formulate per la prima volta dal filosofo Immanuel Kant, Vito Mancuso ci guida alla ricerca del significato più profondo e autentico della nostra vita. 

Va tolta alla ragione ogni pretesa di possedere un sapere su Dio e sull’avvenire.  Destinazione Speranza rifonda il senso della nostra esistenza su un presupposto inedito e dirompente: la libertà di obbedire. Obbedire alla legge morale che sta dentro/sopra di noi.

L’importanza dello studio del sapere come sale della vita. Perché sapere e sapido, sale e sapore sono elementi contigui. Appartengono alla stessa radice linguistica e di senso. (Mancuso ha fatto ampio ricordo all’etimologia, da Isidoro di Siviglia alla storia delle radici linguistiche greco-latine).

Se saremo in grado di essere noi stessi in relazione con gli altri, di resistere all’egoismo favorendo la solidarietà, di ridare valore alla dimensione morale al fine di agire con responsabilità, allora potremo guardare con speranza al futuro.

È la speranza il carburante della vita e del mondo. Viene spontaneo citare il primo dei tre tragici, Eschilo, e il suo “Prometeo incatenato” sulle rocce del Caucaso. Lo compiange la corifea del coro delle Oceanine, deprecando la sofferenza di vederlo straziato col fegato roso durante il giorno e rigenerato da una sorte maligna ed eterna nella notte.

Datore di fuoco e di speranza. Prometeo è condannato da Zeus per aver donato agli uomini non solo il fuoco (metafora del progresso e della ragione), ma anche la speranza che lo fthònos theòn non può perdonare. 

Adorno nei suoi Minima moralia(ah, Battiato che verte in immoralia e pare alzare bandiera bianca!) usa una frase criptica che Mancuso chiarisce. Negare la realtà non è cosa da pazzi, ma un modo di sperare in un mondo in cui il tuo comportamento possa assurgere a rango di legge morale, valida erga omnes.

Non serve abbandonarsi al pessimismo derivante dall’amara constatazione di un presente dominato da terribili conflitti, disastri ambientali e inquietudini diffuse. Mai abbandonare la speranza e perseguire la verità, che non è la descrizione fotografica dell’esistente, ma ciò che resta e fornisce senso morale all’esistere.

Alle domande decisive intorno all’esistenza non rispondono la conoscenza e la scienza che ne è il coronamento; risponde invece il pensiero che scaturisce dalla tua libertà che si compie come responsabilità. È il metodo Kant. E Vito Mancuso ce lo ha spiegato a chiare lettere.

Molto di più che la presentazione di un libro. Molto di più di una conversazione di cultura quella che Mancuso ci ha proposto. Specie quando si alza il piedi e ci fa vedere le tre zone del corpo alle quali obbediamo. La pancia e l’inguine del desiderio (fame, sessualità), la testa con la capacità di raziocinio. Ma a metà via si pone il cuore, l’unico capace di operare la sintesi e dirci il vero, il giusto, il buono. Valore ai quali ispirare le nostre condotte quotidiane.

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